Fassbinder, di Annekatrin Hendel

Il documentario della regista tedesca è un omaggio al genio bavarese e alla sua trascinante personalità con interviste esclusive e repertorio filmico originale. Da oggi in sala.

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Incapsulare in un documentario la vita e il cinema di Rainer Werner Fassbinder, raccontare l’anima tormentata di uno dei nomi più amati e discussi del cinema tedesco, non è sicuramente un’impresa di facile realizzazione. Annekatrin Hendel, regista e documentarista con alle spalle una lunga carriera nel suo paese, ha spiegato come la difficoltà principale sia stata in realtà quella di organizzare il film con tempi abbastanza ristretti. Girato nel 2015, Fassbinder ha un linguaggio al contempo fresco e di vecchio stampo e riesce a convincere sia i fan dell’autore tedesco in cerca di curiosità, retroscena e approfondimenti sia coloro che invece lo conoscono poco e vogliono quindi comprenderne i tratti generali e chiarire i punti fondamentali della sua poetica. La durata, circa un’ora e trenta minuti, è estremamente adatta a questo tipo di narrazione: il documentario infatti calibra scene direttamente dai film di Fassbinder, dai più noti a quelli conosciuti solo degli appassionati, con interviste dettagliate e a 360° su tutto l’entourage lavorativo del regista.

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Uno dei più grandi pregi del documentario è appunto quello di contenere complesse interviste ai suoi colleghi nell’Antiteater, come Hanna Schygulla, Irm Hermann, Harry Baer. Sono presenti anche interventi di Margit Carstensen, Thomas Schühly e Volker Schlöndorff, ma soprattutto l’intervista a Juliane Lorenz, montatrice e ultima compagna di Fassbinder, che lo trovò privo di vita il 10 giugno 1982 quando il regista aveva solo 37 anni. Inoltre, a fare da cornice all’impostazione più classica e pura del doc, sono presenti scene animate, che Annekatrin Hendel ha detto di aver utilizzato come contorno nei momenti in cui era necessario dare uno sfondo alla narrazione. Questa scelta ha probabilmente aiutato molto il film, dal momento in cui, seppur attraverso pochi minuti, l’animazione è riuscita a trasmettere un’idea di documentario più fresca e trasversale, evitando l’effetto impostato e rigido che Fassbinder avrebbe altrimenti rischiato di suscitare.

Si tratta quindi di un lavoro a metà fra l’omaggio e l’analisi scientifica. Il grande merito di Hendel è stato quello di tenere questi due elementi uniti ma al tempo stesso slegati, bilanciandone la presenza. Fassbinder non è infatti un documentario che sostiene il cineasta tedesco senza se e senza ma. Ne sottolinea piuttosto anche le zone d’ombra, specialmente in certi contesti lavorativi e privati. Ne viene quindi fuori uno sguardo molteplice, privo di qualsivoglia perbenismo, che mette d’accordo tutte le sfaccettature di un uomo controverso. La cosa che però è più chiara nell’emergere è che la figura di Fassbinder possiede una statura enorme, in grado di cambiare, di rovesciare, di stravolgere le vite che ha toccato al suo passaggio.

 

Titolo originale: id.
Regia: Annekatrin Hendel
Distribuzione: VIGGO
Durata: 95′
Origine: Germania, 2015

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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