FESTIVAL DI ROMA 2013 – Entre Nos, di Paulo e Pedro Morelli (Concorso)

Un gruppo di amici, il gioioso passato, le malinconie presenti. Chiaro il riferimento a decenni di film generazionali hollywoodiani e all’ ideale matrice kasdaniana de Il Grande Freddo. Il paragone è ovviamente ingombrante, Entre Nos non ha quella sagacia registica e quella struggente capacità affabulatoria del referente, ma conserva un’intima freschezza e naïveté tipica del cinema sudamericano contemporaneo

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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La grande forza del cinema sudamericano contemporaneo è (anche prescindendo dai singoli risultati) un entusiasmo contagioso e a volte naif nei confronti delle storie e della Storia, sintomo evidente di una lenta ma inesorabile crescita economica e politica dopo decenni di crisi a tutti i livelli. La presenza costante e massiccia nei Festival più importanti di film provenienti dalle più varie cinematografie sudamericane, comprova appunto una straordinaria freschezza artistico/produttiva che non sta passando certo inosservata. Il cinema può diventare uno specchio deformato che resuscita i perturbanti fantasmi della storia in Larrain o della memoria in Boulocq e Alonso; ma può diventare anche il mezzo per narrare storie dalla forte caratterizzazione archetipica che dialoghino col pubblico ad un livello più immediato e fruibile. Entre Nos, appunto.

Questo è un film che assume in pieno vari stilemi classici del cinema americano per raccontare ansie e cicatrici di un ristretto gruppo di (privilegiati) amici brasiliani. Nel 1992 sette giovani ragazzi – tutti aspiranti scrittori – passano una folle giornata in un casale di campagna isolato dal mondo, tra alcool e divertimento, scrivendo infine una lettera a se stessi che promettono di aprire dopo dieci anni. Le lettere vengono seppellite, insieme ai loro sogni. Perché quello stesso giorno uno di loro, Rafa, muore in un incidente stradale mentre è in macchina col suo miglior amico Felipe. Da quel momento i sei superstiti non si rivedranno più…sino allo scadere dei fatidici dieci anni. Il nostro film inizia quando gli ormai trentenni e disillusi protagonisti si ritroveranno nel 2002 nello stesso casale, a ricordare i vecchi tempi e attendere con non troppo entusiasmo l’apertura delle lettere a se stessi. Il ricordo di Rafa incombe, ha spezzato amori sul nascere e ne ha formati altri conditi da infelicità: ognuno ne porta le cicatrici interiori, soprattutto lo scrittore (ormai famoso) Felipe che in questa vacanza metterà in gioco tutta la sua vita.

Chiaro il riferimento a decenni di film generazionali hollywoodiani e ancora più marcato il legame ideale alla matrice kasdaniana de Il Grande Freddo (che aveva già recentemente ispirato l’interessante film francese Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet), dove verità sentimentali private e relazionali zampillavano dal passato a ritmo di un’epocale colonna sonora. Diciamo subito che il paragone è ingombrante, il film di Paulo e Pedro Morelli non ha minimamente quella sagacia registica e quella struggente capacità di far identificare lo spettatore con quei personaggi/archetipi universali. Qui si avverte nitidamente un’ansia da prestazione espressiva che spesso risolve svolte narrative ed emotive in facili simbolismi (quello, ripetuto, dell'insetto capovolto che non riesce a volare) o dialoghi forzatamente rivelatori. Ma nonostante tutto questo e nonostante qualche discutibile scelta registica, alla fine quelle lettere dal passato verranno aperte dai nostri sei amici…e allora ci si ritroverà piacevolmente affezionati a questo film fragile, certo non epocale, ma mai pretestuoso o presuntuoso.

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