FILM IN TV – Cartoline dall’inferno, di Mike Nichols

Il margine, l’estremo del titolo originale (Postcards from the Edge) è stato trasformato in inferno, con una superficialità tipica degli anni Ottanta che non risparmia l’opera stessa di Mike Nichols, nata agli albori del nuovo decennio.

Lontani i tempi rivoluzionari di Chi ha paura di Virginia Woolf? e de Il laureato, vicini quelli dei successi di Una donna in carriera e di A proposito di Henry, sarà per il suo trovarsi intrappolato nell’imbuto di due decadi che Cartoline dall’Inferno sembra essere paralizzato, spento in una celebrazione della recitazione femminile che diventa superficiale e affrettata.

Meryl Streep (alla terza collaborazione con il regista dopo i più riusciti Silkwood e Heartburn – Affari di cuore) e Shirley MacLaine sono figlia e madre: la prima ha problemi di tossicodipendenza, la seconda di alcolismo; l’una è un’attrice che non riesce a fare il salto nel successo e a tagliare il cordone ombelicale, l’altra ha fatto il salto in passato e tuttavia opprime la figlia con una sorta di gelosia/invidia che permette alla sceneggiatrice (l’attrice Carrie Fisher, dal cui romanzo autobiografico è tratto il film) di intessere dialoghi dal ridondante richiamo freudiano sul rapporto madre-figlia e sui danni che si possono fare nella fase infantile e adolescenziale.

Tutto il resto, nel film, è una macchietta: Dennis Quaid e Gene Hackman hanno lo spessore di una piuma e sono solo motori di cambi di direzioni emotive (negative il primo, positive il secondo); dei siparietti canori fanno da contraltare al cinema fino ad un finale che dovrebbe essere distensivo e che invece lascia perplessi; il tema del cancro che coinvolge di striscio la MacLaine rievoca il fantasma tanto più strutturato di Voglia di tenerezza, riducendosi solo a ingrediente di un minestrone che non ha più colore.

Se c’è un elemento interessante del film è l’autoriflessione cinematografica e, al suo interno, hollywoodiana: l’opera si apre con un film nel film che, a dirla tutta, spaventa lo spettatore che quando lo scopre fa un sospiro di sollievo; continuamente si vede il lavoro sui set ed è interessante perché costituisce una vetrina attendibile di come funzionava la macchina-film in quegli anni e dei trucchetti che si utilizzavano; e ancora, non mancano le dinamiche delle relazioni tra gli attori, donne e uomini la cui professione ha fatto sì che dimenticassero di conoscere davvero se stessi, in una mitologia hollywoodiana in fase di cambiamento.

Mike Nichols, padre della New Hollywood, sbarca negli anni Novanta con un’opera che si perde nella ricerca di se stessa e il cui valore è nella testimonianza della ricerca stessa che poi confluirà nella sfera privata di A proposito di Henry, “la storia di un uomo che aveva tutto, ma trovò qualcosa di più”, a differenza di Suzanne Vale (Meryl Streep) che si perde nella ricerca.

 

 

Titolo originale: Postcards from the Edge

Regia: Mike Nichols

Interpreti: Meryl Streep, Shirley MacLaine, Dennis Quaid, Gene Hackman, Richard Dreyfuss, Annette Bening, Michael Ontkean, Pepe Serna, George Wallace, Rob Reiner, Oliver Platt

Origine: Usa, 1990

Durata: 101′