FILM IN TV – Furia selvaggia, di Arthur Penn

Opera prima di Arthur Penn ricavata da The Death of Billy The Kid, dramma teatrale televisivo di Gore Vidal, Furia Selvaggia stravolge il mito western del giustiziere implacabile e lo pone di fronte ad una crisi di identità generata da una ferita primordiale mai sanata. Praticamente ignorato al momento della sua uscita negli Stati Uniti nel 1958, il film venne giustamente acclamato dalla critica europea, soprattutto da quella francese che riconobbe immediatamente la portata innovativa di uno sguardo introspettivo sul genere western, sul filo dell'equilibrio tra mito e realtà. Tralasciati i sottointesi omosessuali del testo di Vidal, il regista di Philadelphia sottolinea la componente edipica del rapporto di William Bonney Billy The Kid con i sostituti della figura genitoriale paterna: prima l'”inglese” Tunstall e poi lo sceriffo Pat Garrett, gli unici a comprendere l'evento primario che ha scatenato il disagio psicologico di Billy, l'uccisione a soli 11 anni di un molestatore della madre. L'immagine iniziale che presenta il giovane protagonista (interpretato in “overacting” da Paul Newman in un ruolo che era originariamente destinato a James Dean) è simbolica dello stato interiore del personaggio: sperduto nel deserto del New Mexico, stremato, quasi muto alle domande di Tunstall e soci che ne reclamano l'identità. E' analfabeta, è un fuggitivo che non sa che direzione prendere, un bambino cresciuto troppo in fretta che porta dentro di sé la nevrosi di un complesso di inferiorità rispetto al mondo circostante. Tunstall legge la Bibbia a Billy (San Paolo, Prima Lettera ai Corinzi) e cerca di fargli capire come gran parte della nostra esistenza sia guardare attraverso un vetro scuro, spesso impotenti di fronte al precipitare degli accadimenti. La leggenda raccontata da King Vidor (Billy the Kid 1930) , da David Miller (Terra Selvaggia 1941) e da Howard Hughes (Il mio corpo ti scalderà 1943) si sta lentamente disintegrando e Furia Selvaggia è il film seminale che getta le basi per tutto il western crepuscolare degli anni 60-70 (un esempio per tutti Pat Garrett e Billy The Kid di Sam Peckinpah 1973).

Dal momento dell'agguato vigliacco al padre-tutore Tunstall, Billy The Kid persegue un solo obiettivo: la vendetta. Quando il giornalista Moultrie lo informa che è creduto morto e si è trasformato in Mito, Billy non fa altro che aderire al ruolo che la società gli ha costruito. Non possedendo coscienza di sé, senza più figure genitoriali vere o surrogate, preferisce indossare quella maschera che è la sua unica possibilità dello stare al mondo. Arthur Penn compie una operazione rivoluzionaria per quell'epoca perchè trasforma il duello Billy The Kid e Pat Garrett in una ambigua mescolanza di luce e oscurità ispirandosi a pure ascendenze bergmaniane: nel buio ci si può nascondere e se c'è troppa luce si rischia di finire accecati. A volte l'immagine diventa troppo chiara, sfocata e tremolante. Altre volte l'immagine si scurisce con ombre lunghe che avvolgono primi piani e sfondi. Pat Garrett non è che la versione redenta di Billy The Kid: da fuorilegge è diventato figura morale di riferimento, ha trovato una brava donna, si sposa, vuole avere dei figli. Capisce immediatamente i demoni interiori di Billy perchè sono anche i suoi: esemplificativa è la scena al bar in cui entrambi si voltano di scatto armi alla mano per il rumore di una moneta che assomiglia a quello di una pistola estratta dalla fondina. Come in tutti i film di Arthur Penn, la violenza è pronta a scatenarsi in maniera brutale, anarchica, senza censure, a volte con venature grottesche (la risata della bambina di fronte allo stivale rimasto miracolosamente in piedi accanto a un cadavere). L 'inferno privato di Billy brucia tutto, alleati e nemici, fino ad arrivare al tradimento dell'amico messicano Saval, l'unico disposto ancora ad accoglierlo dopo l'ennesima carneficina. Billy gli seduce la moglie Celsa e, obnubilato dai fumi dell'alcol, la possiede quasi a volere imboccare fino in fondo la “road to perdition”. Penn nevrotizza la figura del giovane sbandato fino a condurlo sulla soglia della follia autodistruttiva e la sua morte è l'unico bagliore accecante di una esistenza circondata dalle tenebre. Billy the Kid vorrebbe essere ucciso da Saval e aspetta invano il colpo mortale che possa assolvere i suoi peccati. Davanti Saval, alle sue spalle Pat Garrett : Billy finge per l'ultima volta di indossare la maschera del cattivo in un gesto teatrale che verrà ripreso da Clint Eastwood in Gran Torino. Così tra il nulla e il dolore, Billy sceglie consapevolmente il nulla.