FILM IN TV – Piccolo Buddha, di Bernardo Bertolucci

Se il risveglio è il caso esemplare del ricordare, la gioventù, per Bertolucci, è il caso esemplare del ri-montare il tempo. Ogni immagine si trasforma al contatto con altre immagini come un colore al contatto con altri colori, generando una nuova intensità dell’immagine. Non c’è immagine, non ci sono che immagini. E c’è una certa forma di assemblaggio delle immagini: non appena ce ne sono due, ce ne sono tre. Non appena giunge il fermo immagine finale, parte il montaggio di una vita trascorsa, dell’immaginario di tutti noi nascosto in fondo al cuore, che fa vedere e trasforma il tempo del visibile parzialmente ricordato in reminiscenze, che genere un sapere non solo sul passato, ma anche sul tempo a venire. Bertolucci non fugge il futuro, costellato di barriere, ma lo evoca in quelle esperienze giovanili nei cui turbamenti esso ha lungamente covato, per poi essere sepolto nel presente. Il “tempo perduto” di Bertolucci non è il passato, ma il futuro. Il cinema di Bertolucci oscilla perennemente tra presentimento e prefigurazione. Compare un indice segreto, un segnale (forse stavolta una favola musical, chissà), una profezia reale e storica che parla dell’avvenire. Bertolucci compie l’ultimo passo per completare il trittico dedicato all’Oriente. Levante e ponente si incontrano quando Lama Norbu, dal lontano Buthan, sotto indicazione del discepolo Lama Kenpo Tenzin, si reca a Seattle per conoscere il piccolo Jesse Conrad, ritenuto probabile reincarnazione del defunto maestro Lama Dorje.

Tra il bambino e l’anziano sapiente verrà a crearsi una soprannaturale alchimia, dove l’uno saprà regalare all’altro qualcosa di nuovo, di impalpabile e prezioso. Parole e gesti infantili ma allo stesso tempo simbolici quelli di Jesse; pensieri profondi e verità di inestinguibile valore quelli espressi da Lama Norbu. Maestro e discepolo, di nuovo ritrovatisi – anche se i ruoli paiono essersi ribaltati – vengono scrutati con particolare curiosità dalla madre di Jesse, Lisa, in cerca anche lei di una sapienza ultraterrena da cui si sente ancora lontana. L’atteggiamento di Dean, il padre del bambino, si rivela molto più ostile: come genitore è convinto di dover proteggere la propria famiglia da questa pacifica irruzione. In realtà le sue paure ed ansie, originate da una improvvisa situazione lavorativa fallimentare, troveranno conforto in questo viaggio spirituale al fianco del figlio. Insieme i due raggiungeranno il Buthan, per conoscere altri due piccoli possibili reincarnati come Jesse. Il Dalai Lama, dopo averli incontrati personalmente, renderà onore a tutti e tre ritenendoli manifestazioni separate di corpo, mente e parola di Lama Dorje.

immagine_piccolo-buddha_35244Indubbiamente appagato dal singolare esito della sua ricerca, Norbu si abbandonerà al ciclo della reincarnazione, morendo durante un pacato momento di meditazione. Dentro questa favola contemporanea è tessuta un’altra grande leggenda, quella di Siddhartha Gautama, il Buddha. Questa maestosa figura entra ed esce dalla scena in maniera estremamente elegante, senza imporsi mai al di sopra del racconto, ma semplicemente rivestendone il ruolo di filo conduttore. Sono le pagine di un libro, dono di Lama Norbu a Jesse, che si animano, prendendo vita attraverso i vari protagonisti del film che si alternano nella lettura. È fondamentale parlare di leggenda, di mito, dato che questo è il tono che Bertolucci sceglie nel disvelarci la sua visione del Risvegliato. Una scelta per nulla casuale, intelligente dimostrazione di umiltà. Come Lama Norbu prende per mano Jesse, così il regista accompagna lo spettatore in questo viaggio che è ricerca e mai vero e proprio approdo… come quel mandala che viene pazientemente costruito per poi venir spazzato via quale metafora della transitorietà della vita. Vittorio Storaro si infiamma in uno dei pochi capolavori di Bertolucci in cui non predomina l’elemento pessimistico e negativo che hanno spesso contraddistinto la sua cinematografia.

 

 

Titolo originale: Little Buddha
Regia: Bernardo Bertolucci
Interpreti: Keanu Reevers, Alex Wiesendanger, Chris Isaak, Bridget Fonda, Ying Ruocheng, Jo Champa
Durata: 140’
Origine: Gran Bretagna/Francia 1993
Genere: drammatico

mercoledì 5 ottobre, ore 08.25, Iris