FILM IN TV – Strade violente, di Michael Mann

strade violente

Già contiene al suo interno tutti gli elementi che avrebbero fatto grande il cinema di Mann, e che a loro volta avrebbero inaugurato un decennio – gli anni Ottanta – figlio di questa estetica lucida e sfavillante. Le regole del noir vengono abbondantemente superate e riscritte, utilizzando il genere come strumento per raccontare un mosaico di storie fatto di uomini e di donne. Venerdì 30 gennaio, ore 21:00, Sky Cinema Classics.

strade violenteIl primo lungometraggio di Michael Mann (se si esclude Jericho Mile, realizzato per la televisione) arriva nel 1981, come apertura ideale di un decennio del quale il film è stato pionere e anticipatore, sia sul versante stilistico che da un punto di vista prettamente contenutistico (il noir metropolitano). Nasce in questo modo uno degli sguardi più necessari del cinema contemporaneo, quello di un regista da sempre attento a proiettare in avanti – verso il futuro – il cinema e i suoi protagonisti, aderendo apparentemente alle regole e alle convenzioni dei generi, ma in realtà riscrivendole completamente. Reinventandole, ad uso e consumo di chi sarebbe venuto poi, ma sempre in procinto di distaccarsene con il solo intento di superarle (e superarsi) a sua volta. Insieme a Vivere e morire a Los Angeles di Friedkin e L’anno del dragone di Cimino, Strade violente è il titolo chiave per cercare di capire cosa siano stati gli anni Ottanta al cinema, almeno in termini di poliziesco/noir. Il film che ha posto le basi di quell’estetica lucida e sfavillante, fatta di neon e superfici luminose, che proprio Mann avrebbe portato alle estreme conseguenze con la serie Miami Vice, e che in pochissimi avrebbero portato avanti con altrettanta coerenza e consapevolezza, preferendo invece soffermarsi sugli aspetti più immediati e superficiali di un periodo storico in cui tutto andava avanti a rotta di collo, correndo, senza (voler?) trovare il tempo di fermarsi a riflettere su quanto stava accadendo. Ed è quindi così che anche il film stesso corre, va avanti compiendo passi da gigante, esattamente come il suo protagonista, perseguitato da quella condanna implacabile rappresentata dal tempo che fagocita vite e aspirazioni, sogni e desideri. Time is luck, direbbe Sonny/Colin Farrell, e non è importante da quale parte della legge ci si trovi, perché è un ideale e un pensiero – tipicamente e squisitamente Manniano – che trascende i ruoli e le situazioni.

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Frank è un ladro di professione, il migliore nel suo campo. Un professionista scrupoloso e metodico, che non lascia maistrade violente niente al caso e che agisce in proprio, almeno fino a quando accetta un lavoro da parte di un grande boss della città. Un ultimo colpo, prima di ritirarsi definitivamente dalle scene e mettere insieme quella tanto agognata famiglia che gli anni di prigione non gli hanno mai permesso di costruire. Il Frank di James Caan è una versione in nuce del Neil McCauley di Robert De Niro in Heat – La sfida, ma non solo: tutto l’universo di uomini e di donne del cinema di Mann nasce qui, da questo protagonista dalla statura immensa che vive, e ama, e uccide per difendere e proteggere i propri affetti, inseguendo un ideale di vita che il destino gli impedisce di portare a compimento. Destino che non è mai deus ex-machina né una forzatura di scrittura volta a manipolare personaggi e situazioni, perché in Mann è sempre l’Uomo ad affrontare le conseguenze delle proprie azioni, fino in fondo, pagandone un caro prezzo. Causa ed effetto. E Strade violente è appunto la storia di un Uomo (ladro, criminale, poco importa) che vorrebbe uscire di scena in silenzio ma non può, perché costretto a ritornare a uno stadio di violenza primordiale, mandando consapevolmente in frantumi tutto il proprio mondo prima di scomparire nella notte. Un grande film, che al suo interno possiede già tutti quei elementi che avrebbero fatto unica e inarrivabile l’intera opera di questo regista: l’attenzione particolare verso i dettagli, le minime sfumature, le espressioni, e la capacità straordinaria di creare armonia tra (e per) i personaggi attraverso i luoghi; come nella bellissima sequenza sulla spiaggia (il mare è un altro elemento ricorrente in Mann), sulle note della meravigliosa Beach Scene dei Tangerine Dream, che qui firmano una delle loro colonne sonore più indimenticabili.

 

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Titolo originale: Thief

Regia: Michael Mann

Interpreti: James Caan, James Belushi, Willie Nelson, Robert Prosky, Tuesday Weld

Origine: USA, 1981

Durata: 122'

 

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