FILM IN TV – Tutta colpa del Paradiso, di Francesco Nuti

Scritto con Giovanni Veronesi e Vincenzo Cerami, il secondo lungometraggio diretto e interpretato da Nuti ha la sensibilità di un racconto sussurrato che trasforma in immagini suggestioni di un cinema semplice, intimo e poetico. Il regista e attore toscano fa propria la lezione ponziana (da Madonna che silenzio c’è stasera a Son contento), e prima ancora l’esperienza cabarettistica dei Giancattivi, sviluppando un linguaggio originale, a tratti sperimentale, che si inserisce in quel rinnovamento della commedia italiana che negli anni ’80 ha incontrato l’entusiasmo di una nuova schiera di comici (da Troisi a Benigni a Nichetti, per citare i nomi più vicini a Nuti). Se Casablanca, Casablanca nella sua ridondanza metacinematografica aveva infatti giocato una partita vincente con il romanticismo – l’altalenante storia tra Chiara, interpretata da Giuliana De Sio, e Francesco – Tutta colpa del Paradiso sposta l’angolazione su un tema meno consueto pur non abbandonando la componente sentimentale.

Dopo aver scontato cinque anni in carcere per rapina a mano armata, Romeo si accorge che fuori è tutto cambiato. Non avendo più una casa o qualcuno che lo aspetti, decide di rintracciare l’unico affetto rimastogli, suo figlio Lorenzo, che non ha mai conosciuto perché è stato adottato da una coppia che vive in un rifugio in Valle d’Aosta. Giunto al paesino, si fa ospitare dai genitori del bambino senza però rivelare la sua vera identità.

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Il protagonista è un lovelorn man on the way, come recita il brano composto da Giovanni Nuti, cioè un uomo solo che ha perso la strada o, meglio, che non ha mai trovato quella giusta (studi non finiti, carriera militare interrotta e stambecco_biancoun matrimonio fallito). Il suo viaggio si carica quindi di un significato profondo: la riscoperta del ruolo paterno attraverso un percorso di accettazione e di rinuncia. La natura idilliaca che lo accoglie, valorizzata dalla fotografia di Giuseppe Ruzzolini (Giù la testa e Il mio nome è Nessuno), fa da contrasto allo scenario urbano dove le piccole realtà (il ferramenta, il macellaio, il cinema) sono state inghiottite dalle fauci degli americani. L’epifania giungerà proprio da questo regno incantato, in una sequenza che può essere considerata rappresentativa dello stile surreale di Nuti: dopo aver corso a perdifiato su per la montagna, Romeo si sfoga in un urlo liberatorio a cui segue la visione del leggendario stambecco bianco; i due si scambiano uno sguardo intenso, in un campo-controcampo di mistico silenzio. Ora che finalmente ha maturato la sua scelta, sofferta ma in fondo giusta, il lovelorn man è pronto a riprendere il cammino forte di un vuoto che è riuscito a colmare.

Momenti di sospensLaura Bettiione della narrazione punteggiano il film (un altro esempio è l’incontro con i barboni punk), che mantiene un tono di leggera malinconia grazie a una serie di gag insolite e misurate che giocano sul ritmo e la ripetizione della parola.

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Una menzione, infine, al cast. Oltre a Novello Novelli, fedele spalla di Nuti anche nelle opere successive, abbiamo una grande Laura Betti nel piccolo ruolo della spietata direttrice d’istituto, metafora di un perbenismo fascista (“Lo sai perché te tu sei una troia? Perché tu non sei mai stata una troia”, le dice seraficamente Romeo), e poi lei, Ornella Muti, che con la sua bellezza impenetrabile cerca di emergere dallo sfondo (il bacio fugace scambiato sotto i fuochi d’artificio) impressionando lo schermo (e lo spettatore) con primi piani di indicibile sensualità.

Regia: Francesco Nuti

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Interpreti: Francesco Nuti, Ornella Muti, Roberto Alpi, Marco Vivio, Laura Betti, Novello Novelli, Silvia Annichiarico
Durata: 102’
Origine: Italia, 1985