Ibrida. Festival Internazionale delle Arti Intermediali. Intervista agli ideatori

L’edizione 2023 del Festival sarà a Forlì dall’8 al 10 settembre. Ne abbiamo parlato con i Direttori artistici Francesca Leoni e Davide Mastrangelo

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È in arrivo a Forlì l’ottava edizione di Ibrida – Festival Internazionale delle Arti Intermediali, dall’8 al 10 settembre negli spazi di EXATR, nel centro storico della città. Saranno presentate oltre cento opere video da tutto il mondo, selezionate dall’open call che ha visto arrivare quattrocento creazioni. Fondato nel 2015, il Festival si è affermato come appuntamento di spicco per conoscere le più attuali espressioni artistiche che si muovono tra videoarte, performance art e musica elettronica.

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Abbiamo avuto il piacere di intervistare Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, Direttori Artistici del Festival nonché artisti ibridi loro stessi. «Ibrida Festival è nato allo scopo di indagare e divulgare le produzioni e le ricerche recenti nell’ambito della videoarte, accogliendo in maniera del tutto naturale al suo interno anche la performance art e la musica elettronica abbinata alla sperimentazione sulle immagini, in un’ottica di ibridazione».

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Tra videoarte, performance art, installazioni interattive, dialoghi, workshop e musica elettronica, il titolo-tema di quest’anno è Novacene:

Mastrangelo: «Si riferisce a un concetto proposto nell’omonimo libro del 2019 di James Lovelock: lo scienziato britannico suggerisce che la terra stia entrando in una nuova Era, in cui l’Intelligenza Artificiale si prenderà cura del Pianeta e dell’umanità».

Leoni: «L’IA, in campo artistico, è uno strumento importante per esplorare nuovi confini. A Ibrida Festival 2023 affronteremo la questione da molti punti di vista: non crediamo nella fine del mondo, ma ci auguriamo un nuovo inizio, una nuova Era».

Il bilancio con i giovani:

Mastrangelo: «Abbiamo sia giovani che giovanissimi che ci mandano i loro lavori. Ibrida apre le porte e fa intrecciare i loro destini. Abbiamo visto ragazzi che sono entrati come semplice pubblico, curiosi di scoprire questo mondo e dopo qualche anno si sono messi in gioco e ci hanno dato una mano ad organizzarlo. Si diventa una comunità inclusiva, aperta allo scambio e al dialogo su tematiche che non riguardano soltanto l’intermediale, che deve porti domande più che fornirti risposte, ma anche questioni di tutti i giorni, come l’intelligenza artificiale che non fa solo parte del mondo dell’arte contemporanea o del cinema sperimentale, e saperla adoperare bene è uno degli obiettivi di Ibrida: informare e diffondere una cultura digitale. Uscire da una proiezione e mettere in crisi il reale, è questo il lavoro della videoarte: creare un pubblico con un pensiero critico e che si evolve, non omologato».

Leoni: «Ibrida è un luogo di scambio e creatività. Molti progetti hanno avuto il loro trampolino di lancio da qui e si sono evoluti col tempo. Li aiutiamo ad emergere, affiancandoli anche ad artisti affermati: è nostro obiettivo in futuro poter costruire uno spazio per le nuove generazioni che vogliono affacciarsi al mondo della videoarte ma non sanno da dove e come iniziare. Per quanto riguarda il pubblico, è di tutte le età: i giovani soprattutto si formano con noi, anno dopo anno, sentendo il Festival come “casa” loro, un luogo dove si sta bene ed è bello ritornare anno dopo anno. Gli artisti la maggior parte delle volte restano con noi per tutta la durata del Festival, rispondono alle domande del pubblico e dei critici, vedono i lavori dei colleghi. È uno scambio importante: Ibrida è un salotto dove ci si può sedere e magari dialogare delle opere che si stanno guardando».

Ph Gianluca Naphtalina Camporesi – courtesy Ibrida Festival

Come avete concepito l’immagine del Festival, un aspetto legato al mescolamento dei linguaggi:

Mastrangelo: «L’immagine va a definire i parametri, le tematiche annuali. Quest’anno l’ideatore è stato Igor Imhoff, un artista che si occupa prevalentemente di immagine in movimento e sperimentazione video. Le prove visive sono state elaborate attraverso l’intelligenza artificiale, anche grazie a degli input testuali, su quella che era l’idea visiva ed immaginifica del Festival. Ne è venuta fuori una figura umana che si trasforma in un mutante, un fungo, una figura aliena… In qualcosa di indefinibile».

Siamo giunti all’ottava edizione. Come è cambiato nel tempo? Con quali obiettivi è nato e quali sono i suoi obiettivi oggi? 

Leoni: «Il Festival è un progetto in continuo divenire. Ogni anno abbiamo aggiunto e integrato nuove conoscenze e abilità: incontri, performance e installazioni. Una delle nostre peculiarità è quella di avere uno sguardo fisso sul presente, essendo un Festival altamente votato alla tecnologia aggiungiamo nuovi linguaggi a ogni edizione. Quando siamo nati il nostro obiettivo era quello di divulgare la cultura dell’audiovisivo contemporaneo, ora il nostro obiettivo continua ad essere quello, ma abbiamo sviluppato una rete con altre realtà simili alle nostre che aiuta a promuovere i nostri artisti anche in altre realtà. Ad esempio partner di quest’anno sarà il francese VIDEOFORMES, il più importante Festival di videoarte al mondo e una novità di quest’anno sarà il premio Ibrida Forlì Prize, per la miglior opera di videoarte, che verrà assegnato da una giuria internazionale a uno dei lavori selezionati nell’open call e presentati al Festival».

Virgilio Villoresi, Trompe-l_oeil (2016) – ph Luciano Paselli

Per tutta la durata del Festival saranno liberamente fruibili opere create da Donato Piccolo, Virgilio Villoresi, Igor Imhoff, Elena Bellantoni e Michele Di Pirro. Inoltre, negli spazi della Fondazione Dino Zoli sarà allestita, dal 28 agosto fino al 7 ottobre Animagia. Dispositivi, visioni, film, prima personale di Virgilio Villoresi a Forlì.

«È un artista che amiamo particolarmente e che abbiamo scelto per la sua natura poliedrica, in linea con la visione interdisciplinare di Ibrida» spiegano i Direttori Artistici. «Virgilio è un artigiano del cinema e dell’audiovisivo, ci catapulterà in un modo sorprendente fatto di costruzioni, dispositivi e filmati inediti». L’esposizione è curata dallo storico delle immagini in movimento Bruno Di Marino.

Ingresso unico del biglietto per le serate 12 euro: le nuove frontiere della videoarte e delle arti intermediali si danno appuntamento a Forlì. Info e programma dettagliato: http://ibridafestival.it/

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