"Il caso Kerenes" – Incontro con il regista Calin Peter Netzer

calin peter netzer

Dopo la vittoria dell'Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino arriva in Italia distribuito da Teodora, Il caso Kerenes (Child's Pose).Il film è stato accompagnato dal regista Calin Peter Netzer (Medalia de onoare, Maria), esponente di spicco, insieme a Cristian Mungiu e Corneliu Porumboiu, del nuovo cinema rumeno.  

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Dopo la vittoria dell'Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino arriva in Italia, gdistribuito da Teodora, Il caso Kerenes (Child's Pose). Il film è stato accompagnato dal regista Calin Peter Netzer (Medalia de onoare, Maria), esponente di spicco, insieme a Cristian Mungiu e Corneliu Porumboiu del nuovo cinema rumeno. 

 

  

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Nel film c'è un grande equilibrio tra la descrizione della realtà sociale della Romania e il racconto intimo dei protagonisti. Come è riuscito ad ottenere questo risultato?

Il film è principalmente la storia del rapporto tra una madre ed un figlio. Le riflessioni sociali hanno il solo scopo di sorreggere il nucleo centrale. Per il pubblico straniero posso capire che sia facile trovare due livelli di lettura: uno che riguarda la corruzione della società rumena e l'altro che si concentra sul privato dei protagonisti. E' positivo che lo spettatore rifletta su entrambe le cose. 

 

 

Come è stata la preparazione del film?

Il film è vicino alla mia storia personale, quindi la regola principale che ci siamo dati nel realizzarlo è stata di non seguire alcuna regola. Per molti mesi ho preparato il casting e ho avuto la fortuna di lavorare molto con gli attori, tutti di grande tradizione teatrale, per creare i loro personaggi. All'inizio avevo molte idee su come girarlo. Avevo anche preso diversi appunti. Alla fine ho deciso solo di concentrarmi sui tre personaggi principali e ho lasciato liberi i due operatori di seguirli. Per il finale, invece, ho puntato sul pianosequenza perchè volevo far percepire allo spettatore quell'accumulo di emozioni che rende bene l'atmosfera finale.

 

Il caso KerenesLuminita Gheorghiu, la protagonista, come è considerata in patria?

Luminita è una delle più importanti attrici del cinema rumeno. Quando ho scritto il film, molte battute sono state pensate esclusivamente per lei. All'inizio avevo pensato anche di coinvolgere un'altra attrice, con meno esperienza, ma il personaggio poteva vivere solo interpretato dalla Gheorghiu. L'ho contattata quasi un anno prima delle riprese e ho dovuto lavorare molto per convincerla ad accettare perchè era molto spaventata del ruolo. Lei, infatti, di solito è abituata a interpretare donne delle working class e non della borghesia. Anche durante le riprese in alcune occasioni voleva scappare via. Tra di noi è nato un rapporto forte, basato su una tacita tensione che spero si colga nel film. Siamo stati cosi coinvolti, anche emotivamente, che finite le riprese abbiamo pensato bene di non vederci per mesi.

 

 

Lei ha detto che questa storia nasce da un'esperienza che ha passato in prima persona.  E' stato liberatorio lavorare a questo film?

Credo sia stata una specie di terapia. Però per parlare degli effetti benefici devo ancora far passare un pò di tempo. E' troppo presto.

 

 

La sua protagonista è una madre terribile. Si ispirato a Shakespeare o ai classici? Come l'ha presa sua madre?

In realtà più che a Shakespeare o alle tragedie greche il mio punto di riferimento cullturale è stato Freud. Per quanto riguarda l'accoglienza di mia madre è stata, incredibilmente, molto positiva. Credo che l'abbia considerato una sorta di omaggio nei suoi confronti.

 

Come è stata l'accoglienza in patria?

 Il film è andato benissimo sin dal primo week-end e gli incassi tendono ad aumentare, segno che c'è un passaparola molto positivo. Ad aiutarci, poi, c'è stata la grande attenzione dei media rumeni che ci hanno fatto molta pubblicità dopo la vittoria a Berlino.

 

Nel film si sentono echi dell'opera di Cassavetes o dei fratelli Dardenne. Sono queste le sue influenze?

La cosiddetta Novelle Vague rumena, in realtà, si ispira tantissimo al cinema russo e ceco degli anni Settanta. Sono questi i modelli principali per autori come Cristian Mungiu o come il sottoscritto. Certo, poi, ognuno ha i propri film preferiti e il proprio bagaglio culturale che condizionano, ma non ci sono riferimenti espliciti e ragionati a gli autori che ha citato.

 

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