Il diavolo è femmina, di George Cukor

Ci sono film che sono un po’ troppo avanti per i propri tempi e rischiano, per tematiche affrontate e stile di rappresentazione, di essere fraintesi. Il pubblico del 1935 probabilmente non era pronto per una commedia bipolare che alternava il tono serio con il faceto e che giocava continuamente con i temi dell’ambiguità sessuale e del travestitismo. Il diavolo è femmina andò così male al botteghino che sia la star principale Katharine Hepburn (fresca di Oscar per Morning Glory) che il regista George Cukor corsero ai ripari offrendosi di lavorare gratis al produttore Pandro S. Berman. Al di là degli aneddoti storici, rivisto dopo tantissimo tempo, il film si lascia apprezzare per il coraggioso tentativo di mescolare commedia (As You Like It, The Twelfth Night) e tragedia (King Lear) shakespeariana e di elevare il discorso sull’identità sessuale a simbolo del grande dualismo tra essere e apparire, tra realtà e messa in scena.

Alla morte della madre, la dura e pura Sylvia (Katharine Hepburn) decide di travestirsi da maschio (Sylvester) per potere seguire il padre Henry  (Edmund Gwenn) in fuga da Marsiglia a Londra per problemi finanziari. Sulla nave incontrano un bel filibustiere dal marcato accento cockney, Jimmy Monkley (Cary Grant) che li coinvolge in una serie di truffe e fa conoscere loro la svampita Maudie (Dennie Moore) cameriera con le ambizioni di cantante da avanspettacolo. Dopo diversi fallimenti i quattro per cercare di sopravvivere si inventano compagnia itinerante prendendo il nome di Pierrot Rosa: durante una delle tappe vi è il fatidico incontro con il pittore bohémien Michael Fane (Brian Aherne) e la contessa russa Lily Levetsky (Natalie Paley) che scombinerà tutti gli equilibri.

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Sin dai primi minuti di film la bugia è eretta a sistema di autoconservazione: Sylvia si recide le trecce per fingersi maschio, il padre Henry nasconde il tessuto di pizzo sotto il cappotto, il bellimbusto Jimmy fa il doppio gioco con gli agenti della dogana. Tutte le recite imbastite per truffare dei poveri sprovveduti (il finto francese al parco, il finto impresario in casa dei ricchi) si scontrano con la natura ingenua e moralmente irreprensibile della bella Sylvia che soffre terribilmente le meschinerie del padre e il cinismo del filibustiere (“sono tutte marce queste uova”). Non è un caso che sia proprio lei a proporre un numero itinerante di pagliacci nel quale il travestitismo della messa in scena corrisponde al mascheramento della propria identità sessuale. Il personaggio di Sylvia-Sylvester è il catalizzatore delle attenzioni sessuali sia della parte maschile (il pittore Fane dirà molto acutamente “Ho una sensazione strana quando ti guardo, qualcosa che mi piacerebbe dipingere…”) che della parte femminile (la cameriera Maudie darà un bacio sui baffi disegnati sulle labbra di Sylvia, la contessa Lily ne pizzicherà la pelle liscia del volto). La tempesta ormonale causa un intreccio di sentimenti e fraintendimenti fino allo scoppio della tempesta meteorologica in cui si rivelerà la follia autolesionista di Henry. Ognuno fa cadere la maschera e si rivela per quello che è. Lo stesso Jimmy scopre la sua attitudine a playboy seriale approfittando del momento di debolezza della contessa. “Hai il cervello di un porco” esclama la povera Sylvia spettatrice di questo gioco dell’amore e del caso. “ E’ un mondo di porci” è la pronta risposta del giovane Cary Grant che chiude il film con una risata sarcastica e dà inizio alla sua scalata al successo internazionale.

Basato sul romanzo Vita e Avventure di Sylvia Scarlett di Compton Mackenzie, girato da Cukor con chiare influenze del cinema muto e con una forte impostazione teatrale, Il diavolo è femmina è una commedia degli equivoci che oscilla tra farsa e dramma rimescolando le identità di tutti i protagonisti. Il travestitismo di Sylvia fa emergere la vera natura dei diversi personaggi e nasconde una ambiguità di fondo che ha ispirato tantissimi altri autori come Jean-Pierre Melville (Les enfants terribles),  Ingmar Bergman (Il volto) e, più recentemente, Sally Potter (Orlando).

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Titolo originale: Sylvia Scarlett
Regia: George Cukor
Interpreti: Katharine Hepburn, Cary Grant, Brian Aherne, Edmun Gwenn, Dennie Moore, Natalie Paley
Durata: 95′
Origine: Usa 1935
Genere: commedia