Il nero di Giovanni Vento. Un film e un regista verso l’Italia plurale

Con il nuovo volume pubblicato da Artdigiland Leonardo De Franceschi tira fuori dall’oblio la carriera registica e critica di un autore dimenticato del cinema italiano anni ’60: Giovanni Vento

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È il 1979, Giovanni Vento ha poco più di cinquant’anni quando muore per una caduta accidentale causata dall’alcol. Il momento in cui la sua vita si spezza, però, non coincide con quello in cui la sua carriera cinematografica è andata in frantumi: quello è avvenuto una decina di anni prima, quando la possibilità di vedere al cinema quello che rimarrà il suo unico lungometraggio, Il nero, svanisce definitivamente. Proprio nell’anno in cui quest’ultimo viene restaurato dal Museo Nazionale del Cinema e da Compass Film, esce per Artdigiland IL NERO DI GIOVANNI VENTO – Un film e un regista verso l’Italia plurale. Il volume è scritto da Leonardo De Franceschi, ricercatore di studi post-coloniali applicati al cinema dell’Università Roma Tre e già autore di L’Africa in Italia. Per una controstoria post-coloniale del cinema italiano (Aracne, 2013) e Lo schermo e lo spettro. Sguardi postcoloniali su Africa e afrodiscendenti (Mimesis, 2017).

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Il lavoro di De Franceschi è uno sguardo rigoroso e puntiglioso non solo sull’unico lungometraggio di Vento, ma anche sui suoi trascorsi di critico cinematografico e regista di cortometraggi. Vento ha infatti cominciato la sua carriera collaborando con riviste storiche come Filmcritica e Cinema Nuovo e fondandone in seguito una lui stesso, ossia Cinema 60. De Franceschi riesce perfettamente a riportare i dibattiti culturali ai quali Vento partecipò spesso da protagonista, arricchendoli di estratti e scansioni degli articoli originali. Rivalutò autori considerati allora minori come Matarazzo e Lattuada o film che venivano ignorati dalla critica in quanto difficilmente ascrivibili al paradigma Neorealista, auspicandone un superamento nonostante la vicinanza alla corrente zavattiniana. Condusse inchieste sulle maestranze del cinema italiano e internazionale e non si tirò indietro quando il proprio pensiero andava controcorrente. Un esempio è il dibattito storicamente identificato come Sciolti dal giuramento: critici come Paolo Gobetti, Renzo Renzi e lo stesso Vento, soprattutto dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956, si scagliarono contro quel tipo di critica di matrice comunista che cominciava a sclerotizzarsi, ragionando ormai aprioristicamente e per preconcetti. Un altro contributo importantissimo di questo periodo è il libro scritto a quattro mani con Massimo Mida, Cinema e resistenza del 1959. De Franceschi riporta struttura, contenuto e accoglienza di questa antologia di quasi cinquecento pagine nella quale la Resistenza viene per la prima volta vista quasi come un sentimento che travalica i limiti del movimento storico.

giovanni vento

A partire dal 1960, comunque, Vento passa anche dietro alla macchina da presa, sia come aiuto regia di Carlo Lizzani, sia come regista di diversi cortometraggi documentari. Le opere vengono affrontate singolarmente, con dense ma contratte analisi che superano difficilmente le tre pagine. Questi documentari, dall’etnografico Donne di Lucania alle declinazioni dell’inchiesta di I bambini di Napoli e C.R., delineano il solco tematico principale della carriera di Vento, ossia la costante attenzione, privata di qualsiasi istanza giudicante, verso gli ultimi e i processi di modernizzazione che in quegli anni cominciavano a modificare profondamente l’Italia. Risultano utilissimi, inoltre, i link che De Franceschi inserisce, quando possibile, per visionare in rete i cortometraggi.

giovanni vento

Si entra poi nella consistente seconda parte di IL NERO DI GIOVANNI VENTO, tutta dedicata all’unico lungometraggio del regista e divisa a sua volta in tre sezioni: una ricostruzione della genesi e la lavorazione del film fino alla censura di mercato che ne impedì la distribuzione; una dettagliata analisi del testo filmico; una lettura post-coloniale del film. È in questa seconda parte che si palesa l’arma a doppio taglio che maneggia il volume, che riesce nella prima e nella terza sezione a incuriosire, intrattenere e ragionare il lettore grazie alla puntigliosità della ricerca e delle argomentazioni che non tralasciano nemmeno i documenti di lavorazione.
Basi sicure per tutte le conclusioni a cui De Franceschi giunge, e che rappresentano l’atto d’amore più grande di fronte a una vita terminata tragicamente e una carriera artistica ingiustamente monca, ovvero il tentativo di essere il più completi ed esaustivi possibile.

IL NERO DI GIOVANNI VENTO. Un film e un regista verso l’Italia plurale
di Leonardo De Franceschi
Art Digiland
418 pp
35.00 Euro

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