Jazz Noir. Indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet, di Rolf van Eijk

Un biopic noir molto elegante da un punto di vista formale che risulta però forzato nel parallelismo tra il trombettista e l’investigatore che indaga sulla sua morte. In sala fino a domani.

Partiamo quasi dalla fine. Nel 1988 esce un gran bel documentario che racchiude non solo la musica, ma anche la vita e i tormenti di Chet Baker. Si intitola Let’s Get Lost e la realizzazione, come ha ricordato il regista Bruce Weber, è stata un’impresa. L’intervista si trasforma in un testamento quando la notte del 13 maggio dello stesso anno il grande trombettista jazz è morto precipitando da una finestra del del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Si è suicidiato? È caduto sotto l’effetto di droghe? È stato ucciso?

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Jazz noir. Indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet ricostruisce gli ultimi giorni della vita del musicista tranne in un flashback del 1955 a Parigi. È un biopic ma ha lo spirito di un noir. Un investigatore, Lucas, indaga sulla sua morte e si addentra nella sua vita oscura ma anche nella sua musica. Tra insegne di hotel, ombre nele finestre, cabine telefoniche, strade bagnate, incontra la sua ultima amante Sarah, l’amico silenzioso Simon e il dottor Feelgood che è sempre stato un suo ammiratore.

Molto elegante da un punto di vista formale, evoca le atmosfere tra locali fumosi e la voce di Chet Baker interpretato da Steve Wall, anche frontman della band irlandese The Walls and The Stunning, che si è calato in maniera impeccabile nel personaggio. Il primo lungometraggio dell’olandese Rolf van Eijk ripercorre anche alcuni dei successi di Baker, da Ev’ry Time We Say Goodbye a My Foolish Heart, uno dei suoi ultimi lavori che è anche il titolo originale del film.

Ci sono la notte e le sonorità jazz della tromba che accompagnano per quasi tutto il film assieme alle luci stordenti, un corpo ormai distrutto con gli ultimi sussulti di vitalità. Jazz noir. Indagine sulla misteriosa morte del leggendario Chet si basa sui biopic degli artisti maledetti. Non inventa nulla, sceglie una collocazione temporale ben precisa e mette in luce l’amore, la rabbia, l’impotenza del protagonista come in uno dei momenti finali del film in cui Chet litiga con Sarah. Più forzato il parallelismo con l’investigatore, anche lui avvolto dai suoi demoni. Un gioco di doppi che il film non riesce a padroneggiare in modo disinvolto ma che comunque lo limita solo parzialmente.

 

Titolo originale: My Foolish Heart
Regia: Rolf van Eijk
Interpreti: Steve Wall, Gijs Naber, Raymond Thiry, Arjan Ederveen, Lynsey Beauchamp
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 83′
Origine: Olanda, 2018

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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