La California, di Cinzia Bomoll

Racconta la provincia emiliana tra l’affetto ed un inedito nichilismo, ma non ha il coraggio di sviluppare alcune sue belle intuizioni. Così ripiega sul “fiacco” romanzo di formazione. Freestyle

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Cinzia Bomoll torna al cinema dopo più di dieci anni e questo La California pare in effetti muoversi su un passo totalmente diverso rispetto al precedente teen drama Balla con noi. Qui, invece, siamo dalle parti del racconto corale dal respiro generazionale, tutto inscritto nelle coordinate della provincia emiliana e che tra l’altro si avvale di un nome come quello di Piera degli Esposti, che ha lavorato al soggetto e alla sceneggiatura prima della scomparsa. Protagoniste del film sono Ester e Alice, due gemelle nate nella piccola frazione emiliana de La California, una terra senza prospettive, popolata da perdigiorno e freaks di buon cuore, su cui dominano i pericolosi scarichi delle industrie del territorio. Ester e Alice vorrebbero scappare nella “vera California” ma prima si troveranno a dover mettere alla prova il patto di sangue che hanno stretto come gemelle, in un viaggio che corre in parallelo alla Storia (dall’attentato alla stazione di Bologna alla fine degli anni ’90), tra crisi, riconciliazioni e un trauma che aprirà la via all’età adulta.

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Ma forse è tutto un gioco di specchi.

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Perché, nel profondo, La California, non pare avere la spinta necessaria per divenire quell’affresco sfaccettato della provincia italiana che pare voler essere. Paradossalmente la scrittura di Cinzia Bonoll pare in effetti funzionare soprattutto nei bozzetti, nel racconto di quest’umanità gentile ma allo sbando, osservata con affetto ma anche con un’amarezza ed un cinismo felicemente inediti. La California convince, dunque, quando sposta in primo piano il sottinteso nichilismo che permea l’atmosfera della pianura padana, quando mostra le crisi depressive della madre di Ester e Alice, nelle tirate “contro i padroni” del punk Yuri, oppure quando fa risaltare l’incoerenza di una cittadinanza che si dichiara comunista solo per abitudine. Eppure tutti questi spunti faticano a farsi racconto omnicomprensivo delle nevrosi e delle insicurezze della provincia meccanica emiliana alla fine della Prima Repubblica. Verrebbe da dire che, forse, Cinzia Bomoll non abbia voluto caricare di un lavoro gravoso un cast che si aggira tra vecchie glorie (Andrea Roncato, inaspettatamente misurato), caratteristi (Vito, tra gli altri) e, soprattutto, cantanti “prestati” al grande schermo (Lodo Guenzi, sempre più a suo agio davanti alla macchina da presa e, sopratutto, le sorelle Silvia e Giulia Provvedi, in arte “Le Donatella”, all’esordio), ma se si sceglie di sorvolare su una certa rigidità di fondo, è indubbio che tutto sommato il gruppo di attori regga bene le tensioni del racconto, teso tra il rispetto dello script ed il rapporto personale con quegli stessi spazi.

No, probabilmente qualcosa non torna proprio in una scrittura che sulla lunga distanza sposta le belle intuizioni in secondo piano e si concentra su un racconto di formazione, appassionato verso suoi personaggi ma anche leggibilissimo, sempre più prevedibile. E allora non stupisce se con il tempo il film vada in sofferenza, quasi intuisse che la strada più “facile” non è quella più efficace. Così La California abbassa i giri come a voler prendere tempo, divaga senza meta e convinzione, apre intere storyline giusto per aggiungere carne al fuoco, verso cui però perde subito interesse. Gli ingranaggi riprendono a girare all’improvviso, nell’ultimo atto, quando riemerge la linea della violenza di classe, dei padroni assetati di potere.

Ed è un ritorno feroce, violento, spiazzante nel suo essere quasi senza speranza. Eppure, proprio questo lucido colpo di reni racconta bene il passo incerto del racconto, che si sente sicuro di alzare il tiro solo alla fine, senza rendersi conto, però, di non aver preparato a sufficienza il terreno per una svolta che, in questo modo, pare null’altro che una scheggia impazzita, quasi l’epilogo di una delle tante narrazioni lambite poco prima a cui, però, manca tutto lo sviluppo.

È grezzo, forse troppo, La California, ma forse il problema è tutto nello sguardo, appassionato ma ancora immaturo, che accetta di essere davvero coraggioso solo a piccole dosi.

 

Regia: Cinzia Bomoll
Voce narrante: Piera Degli Esposti
Interpreti: Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Alfredo Castro, Andrea Roncato, Angela Baraldi, Stefano Pesce, Andrea Mingardi, Stefano “Vito” Bicocchi, Paola Lavini, Stefano Fregni, Riccardo Frascari, Enrico Salimbeni, Andrea Montovoli, Lorenzo Ansaloni, Silvia Provvedi, Giulia Provvedi, Nina Zilli, Bianca Cecconi, Celeste Cecconi
Distribuzione: Officine UBU
Durata: 100′
Origine: Italia, Cile 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
Sending
Il voto dei lettori
3.53 (15 voti)
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