La ragazza col braccialetto, di Stéphane Demoustier

Un film in fondo privo di difetti di forma ma con ottime intuizioni non approfondite, come la questione delle differenza generazionale e lo sguardo sul lato oscuro dell’adolescenza

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È certamente il mistero dell’adolescenza, età di scoperte e turbamenti, l’aspetto più interessante accennato ne La ragazza col braccialetto. Certo, il regista francese Stéphane Demoustier mette in scena un noir convincente, capace di aprire molteplici interrogativi e di smuovere la nostra curiosità. Ma ciò che davvero affascina in questo legal movie è l’universo della protagonista, la sedicenne Lise, interpretata da Melissa Guers, nominata per questo film ai Cesar 2021 come miglior attrice esordiente. Lise è una figlia perfetta: ha ottimi voti a scuola, va d’accordo coi genitori ed è sempre molto dolce col fratellino più piccolo. In una mattinata d’estate in spiaggia però, dei poliziotti la prelevano per portarla alla stazione di polizia. La sua migliore amica, dalla quale ha dormito la notte precedente, è stata trovata assassinata nel letto. Da questo momento passano due anni, ci spostiamo in tribunale, dove assistiamo ad una lotta serrata fra accusa e difesa e ad un continuo presentarsi di prove e controprove sull’innocenza di Lise. In mezzo c’è lei, imperturbabile; in platea i genitori (Roschdy Zem e Chiara Mastroianni), convinti dell’innocenza della figlia e al contempo ghiacciati dall’insinuarsi del pensiero contrario. Ma ciò che risulta più evidente man mano che si va avanti è il gap relazionale fra le generazioni e indipendentemente dall’omicidio, che in fondo rimane in secondo piano, il vero mistero rimane quel mondo serrato dell’adolescenza, il mondo di Lise dalla quale un volta usciti è impossibile fare ritorno. È proprio nel corpo acerbo dell’attrice e nel suo sguardo inaccessibile, che il film trova la sua forza. Nell’immaginare quei rapporti così stretti dall’esser fusi, irripetibili. Rapporti che né l’accusa né la difesa possono comprendere, anzi che finiscono per diventare oggetto di imputazione.

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E forse è proprio qui che si annida il problema principale del film e cioè il fatto di suggerire solamente quel mistero adolescenziale che racchiude, fra le altre incalcolabili sfumature, lo spaventoso, l’oscuro, il terrificante. Insomma, tutto questo questo rimane fin troppo accennato, come se il regista non intuisse (o semplicemente non volesse intuire) la forza che può trarre da quella narrazione, così come da quella della questione generazionale: i giudizi su certi costumi sessuali nelle parole dell’accusa ad esempio, interessanti più che mai da affrontare, proprio ora che nuove e vecchie generazioni sembrano essere in queste dinamiche, lontani anni e anni luce. Tutto questo, ne La ragazza col braccialetto, rimane un po’ troppo sospeso e solamente intuito, senza che venga sviscerato. E cos’è l’adolescenza se non qualcosa che sembra nascere dalle viscere, o l’omicidio se non qualcosa che fin lì dentro ci colpisce? Il film di Demoustier è un film in fondo privo di difetti formali e di contenuto, ma pieno di ottime intuizioni non approfondite, di strade aperte e non affrontate, che rimangono come nascoste nel corpo di Melissa Guers, custode del doppio arcano, quello della sua magica età e quello dell’omicidio.

Titolo originale: La fille au bracelet
Regia: Stéphane Demoustier
Interpreti: Roschdy Zem, Melissa Guers, Anaïs Demoustier, Chiara Mastroianni, Annie Mercier, Pascal Garbarini, Anne Paulicevich, Xavier Maly, Vincent Colombe
Distribuzione: Satine Film
Durata: 96′
Origine: Francia, 2019



La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (4 voti)
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