La retrospettiva di Kinuyo Tanaka alla Cineteca di Bologna

Figura chiave della storia del cinema giapponese, è stata prima attrice per Ozu e Mizoguchi, è stata una regista pioniera simbolo dell’emancipazione femminile. Da stasera al Cinema Lumière.

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Interprete di oltre duecentocinquanta film, Kinuyo Tanaka ha attraverso la storia del cinema giapponese dal muto agli anni Settanta, collaborando con alcuni dei più grandi cineasti nipponici di tutti i tempi come Kenji Mizoguchi, Yasujirō Ozu, Mikio Naruse e Hiroshi Shimizu. Ma tra il 1953 e il 1962, in un’industria giapponese praticamente preclusa a cineaste donne, Tanaka è stata la regista di sei film in cui iconici personaggi femminili lottano contro le avversità di un sistema moralista e patriarcale. La Cineteca di Bologna ha deciso di omaggiare una delle figure chiave di una cinematografia di grande tradizione come quella giapponese proponendo l’intera filmografia della regista in sei incontri da stasera a mercoledì 30 marzo al Cinema Lumière. Questa rassegna rappresenta una grande opportunità di riflessione sull’autorialità femminile e sulla rappresentazione e i discorsi di genere nel Giappone moderno.

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Kinuyo Tanaka compie i primi passi all’interno dell’industria cinematografica nei primi anni ’20, ma sarà l’incontro con Heinosuke Gosho e Yasujirō Ozu ad aprirle le porte del grande cinema. Con Ozu gira grandi opere rimaste nell’immaginario comune, come Una ragazza innocente e Fiori di equinozio, diventando in questo modo la versione giapponese della tipica femme fatale hollywoodiana. In quegli anni Tanaka incarna perfettamente la giovane donna moderna ed emancipata comparendo in decine di film ogni anno. La sua popolarità cresce a dismisura ma la consacrazione definitiva avviene tramite il proficuo incontro con Kenji Mizoguchi, col quale realizza alcune delle opere più importanti della storia giapponese come La vita di O-Haru – Donna galante e I racconti della luna pallida d’agosto.

La decisione di Tanaka di inizio anni Cinquanta di passare dietro la macchina da presa rappresenta un fatto storico per l’industria giapponese, prima di lei solo Tazuko Sakane aveva firmato un lungometraggio, il perduto New Clothing del 1936. Questa scelta è stata accolta con grande scetticismo persino da parte di alcuni suoi amici e mentori, come ad esempio Mizoguchi che si oppose categoricamente all’idea, compromettendo in questo modo ogni possibile ulteriore collaborazione. Il cinema di Tanaka affronta tematiche femminili e tratta di gravi problematiche sociali e politiche dell’epoca. Le donne dei suoi film sono forti e determinate, non semplicemente succubi o sottomesse al proprio uomo, vivono la sessualità come intimo desiderio e necessità e non come oppressione sociale. La carriera da regista di Tanaka si avvia al proprio declino all’inizio degli anni Sessanta, in concomitanza con la crisi degli studios giapponesi. Nel 1974 compie uno straordinario ritorno sullo schermo da attrice in Sandokan numero 8 di Kei Kumai, per il quale vince l’Orso d’argento come migliore attrice al Festival di Berlino, il suo unico premio internazionale.

Qui il programma completo della rassegna.

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