L’arte viva di Julian Schnabel, di Pappi Corsicato

Da giovane volevo solo diventare un grande artista, ma non sapevo ancora che forma avrei dato all’arte“. J. S.

Pappi Corsicato racconta Julian Schnabel. E lo fa in un documentario che non vuole mai tracciare la fatidica linea confine tra arte e vita, immagini ed eventi, privato e pubblico. Proprio perché la caratteristica principale testimoniata da una serie di amici d’eccezione del pittore americano (Pacino, Dafoe, Bono, Laurie Anderson, ecc, ecc) è proprio questa straordinaria fusione. E allora: tutto inizia con il classico american boy che cresce tra il surf e i paesaggi del Texas, per poi fare ritorno a New York e dare forma a sogni sempre più grandi della vita, da trasferire su tele sempre più bigger than life, attraversando gli anni ’80 come un periodo di fortissime mutazioni estetiche nella percezione dell’immagine. Nelle testimonianze della sua prima moglie, dei suoi tanti figli, dei suoi amici galleristi Mary Boon e Leo Castelli, si disegna il percorso del “giovane artista più influente di New York“, incarnando in qualche modo il trapasso dagli anni ’60/’70 dominati dall’arte concettuale agli anni ’80 dominati dalle superfici riflettenti. Proprio come nell’amatissimo surf che solca quelle superfici: “surfare e stare sulle onde rappresentano una parte fondamentale di ciò che sono” dice Schnabel. Operando un salto di paradigma notevole che si riflette in uno stile di vita appariscente e sfrontatamente ottimista.

Schnabel_WebImages3_{00d4c03a-14ca-4844-b1c1-c98415a7e6d9}_lgLe mani al lavoro, i movimenti lenti, i sorrisi e gli sguardi fissi sulle tele… Corsicato tenta connessioni di montaggio tra i materiali d’archivio della famiglia Schnabel e le interviste che ne disegnano il paesaggio emotivo. Sino ad arrivare al cinema e alla nuova dimensione di regista (da Basquiat a Miral, passando per Prima che sia notteLo scafandro e la farfalla), nata proprio da questo fanciullo desiderio di raccontare e raccontarsi con le immagini. Opponendo il proprio sguardo oltre il medium: “è bello lavorare con qualcuno di così lontano dalla pratica del set, ci si sente tutti molto liberi“, dice Mathieu Amarlic.

Insomma: chi è Julian Schnabel? L’amico Hector Babenco lo definisce come un personaggio di Balzacperché in tanti parlano dei suoi quadri ma nel contempo si sforzano di definire lui e il suo stile di vita. Il cortocircuito prolungato tra l’immagine dell’artista e le immagini che produce è un segno caratteristico della nostra epoca, che evidentemente Schnabel ha colto e che Corsicato sottolinea bene nel suo film. Un documentario biografico molto classico nella strutturazione del racconto, incredibilmente denso di eventi e testimonianze, ma anche capace di lasciarsi andare a libere connessioni tra immagini (l’archivio privato, i film, i quadri), in un tappeto visivo che pedinando le tracce dell’arte tenti di definire una vita.

 

 
Regia: Pappi Corsicato
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 90′
Origine: USA, Italia, 2017