Late Show, un corto di Lorenzo Tardella

Il film di cui ci illudiamo di essere spettatori è la storia della nostra vita” diceva Italo Calvino riferendosi ai film di Fellini e al suo modo inedito di fare cinema, ed è proprio questo che Lorenzo Tardella sembra voler esprimere con il suo cortometraggio Late Show.

Il lavoro, usando un linguaggio metacinematografico, sembra rintracciare negli occhi dello spettatore il raddoppio di un’intera vita sullo schermo. Il film riesce quindi ad emozionare l’unico spettatore nella sala dove si svolge (gli ambienti del Cinema Mexico e del Teatro Franco Parenti, a Milano), che rivede scorrere davanti ai suoi occhi la propria esistenza, partendo da quei ricordi che la sua mente ha ormai rimosso, come quando steso nella culla guardava i genitori chini su di lui. Lo stupore, l’emozione, le lacrime cadono sul protagonista come pioggia da quel grande schermo che ha tanto da ricordagli.

Late show si fa metafora del cinema che fa affiorare in noi le emozioni, si fa metafora della grande macchina creatrice e distruttrice di sogni fino a far rivedere all’unico spettatore di questa sala tutte le gioie e tutti i dolori attraversati in vita. L’anziana età dell’uomo accostata al titolo evocativo del corto ci fanno pensare a questo come un ultimo esame di coscienza, il momento in cui ognuno di noi è portato a tirare le somme del nostro passaggio terreno.

Scegliere di compiere questo ultimo passo all’interno di una sala cinematografica, visibilmente scarna di clienti ed appassionati, ci fa intendere di quanto sia per lui ormai “sacralizzato” quel luogo. La sala quindi diventa la parte più attiva del film, forse la vera protagonista. Ed ecco che quello che credevamo essere il personaggio principale, seduto in quella sala, diventa solo una comparsa, ai margini della sua storia e della scena.

Guarda il corto di Lorenzo Tardella:

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