L’uomo che vide l’infinito, di Matthew Brown

Scrive formule matematiche dentro un tempio Ramanujan. I numeri gli vengono evocati dalle divinità in cui crede, in preda a un raptus mistico inesplicabile scientificamente. “La formula è giusta ma deve essere spiegata” si affanna a ripetere ossessivamente il professor Hardy al suo pupillo indiano. Da un lato il mistero e dall’altro il metodo. L’uomo che vide l’infinito non è tanto la storia di un incontro tra due matematici di culture ed estrazioni diverse, quanto lo scontro quasi metaforico tra due visioni differenti della forma: la bellezza e la sostanza, l’istinto e il pensiero. “Non devi imbrigliarne il genio” suggerisce infatti il filosofo Bertrand Russell ad Hardy. Siamo al Trinity College nella Cambridge del 1913. Nello studio dell’illustre professore di matematica G.H. Hardy arriva una lettera con dei teoremi formulati da un giovane indiano di umili origini. Hardy ne è colpito e invita Ramanujan in Inghilterra per assistere alle lezioni e lavorare insieme a progetti ambiziosi. L’establishment universitario ben presto però mostra tutta la sua ostilità nei confronti dell’ambizione e del talento dello straniero. 

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Matthew Brown è anche sceneggiatore e qui adatta una storia vera già raccontata nel libro di Robert Kanigel. Ai colori accesi e spirituali del prologo in India alterna gli ambienti eleganti e grigi delle sale universitarie. Ma il tutto è raccontato senza correre il minimo rischio espressivo. Dov’è la magia della matematica? E il mistero dei numeri e del genio di Ramanujan? Sostanzialmente L’uomo che vide l’infinito è figlio di un cinema vecchio e molto descrittivo, che intrattiene senza emozionare sul serio. L’imprevedibilità del genio non si apre mai alla visione ma resta incastonata nelle bacheche di Cambridge. Alla fine Brown sembra riuscire meglio soprattutto nella ricostruzione dell’intellighenzia britannica degli anni ‘10, con il progressismo anticonformista di Hardy e Russell contrapposto all’ottusità accademica di un mondo agli albori del secolo breve. Ma è un mondo in cui il genio Ramanujan vuole entrare a tutti i costi, alla fine riuscendoci e completando un tragitto di maturazione sostanzialmente ambiguo, che sa molto di integrazione colonialista.

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Titolo originale: The Man Who Knew Infinity

Regia: Matthew Brown

Interpreti: Jeremy Irons, Dev Patel, Toby Jones, Devika Bhise, Stephen Fry, Jeremy Northam

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 108′

Origine: Gran Bretagna 2016