Ma, di Tate Taylor

Tra Tate Taylor e Jason Blum alla fine ha vinto il regista. Ma in questo caso non è una buona notizia. Della Blumhouse Productions restano le ‘case’. Quelle del cinema di Jordan Peele (Scappa – Get Out e Noi). Ma anche gli Insidious o i Paranormal Activity. Ma forse il cinema di Taylor soccombe proprio nel momento in cui punta a riprodurre atmosfere rarefatte dei generi. L’esperimento di La ragazza del treno sta lì a dimostrarlo. Legato a Ma soprattutto nel rapporto della protagonista con il tempo. Che è quello dell’azione ma anche del ricordo.

In Ma passa attraverso la figura della protagonista interpretata da Octavia Spencer. Il suo soprannome è quello del titolo. In realtà si chiama Sue Ann. Ed è una donna solitaria che vive in una cittadina dell’Ohio. Un giorno accetta di comprare degli alcolici per un gruppo di adolescenti tra cui c’è Maggie (Diana Silvers, una delle cheerleader diGlass), una ragazza arrivata da poco in città assieme alla madre (Juliette Lewis). La donna li invita anche a casa sua in modo che possano bere liberamente. Ma bisogna rispettare rispettare quattro regole: uno di loro deve restare sobrio, non possono imprecare, salire al piano di sopra e chiamarla “Ma”. La sua amicizia diventa sempre più invadente. Soprattutto quando i ragazzi iniziano a trascurarla. E trasforma la loro vita in un incubo.

Una storia di sangue ma con lo sguardo formale di The Help. Che segna ancora la collaborazione tra il regista e Octavia Spencer, che per quel film ha vinto l’Oscar come miglior attrice non protagonista. E la partenza è anche interessante. Almeno fino a quando Ma non scopre le sue carte. Soprattutto quando accenna ai segreti del luogo. Dal Mississippi di The Help all’Ohio di Ma. Ma il film precipita proprio nel momento in cui c’è la mutazione nella protagonista. Taylor spreca soprattutto i flashback di ‘Ma’ adolescente. Il suo desiderio di integrarsi e il suo isolamento. La sua diventa una vendetta consumata nel tempo. Lo sguardo del regista sorvola sui dettagli (gli oggetti della casa) e spreca la tensione dei videomessaggi sugli smartphone dei ragazzi. Il suo modo di volersi impadronire della vita dei ragazzi è ossessivo nella scrittura ed estremamente inconsistente nella messinscena. Ma soprattutto butta all’aria tutta la parte finale. Evidente nella scena di Luke Evans immobilizzato a letto. Per il cinema di Tate Taylor un’altra pretenziosa esibizione. Dello spirito della Blumhouse c’è invece solo una fragile architettura.

 

Titolo originale: id.
Regia: Tate Taylor
Interpreti: Octavia Spencer, Diana Silvers, Juliette Lewis, McKaley Miller, Luke Evans, Allison Janney
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 99′
Origine: Usa 2019

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