"Match Point", di Woody Allen

Dopo Hollywood Ending, Woody Allen sembra sentirsi ripagato dal fuori fuoco e questa volta anche dal fuori genere se si considera l'humour surreale, l'acidità ribelle, i vezzi metropolitani e tutto il repertorio che innerva solitamente il suo cinema. Il fuori fuoco e il fuori genere diviene un fuori campo per l'affievolirsi (o il controllo) dell'esagitato "citarsi addosso" come effetto collaterale. Match Point è l'irriconoscibile (o quanto mai palese) cinema di un Allen particolarmente amaro e disincantato, che coniuga thriller e commedia sofisticatamente amara. Un giovane insegnante di tennis entra a far parte dell'alta borghesia londinese. Fa innamorare una donna ricca che non disdegna l'aiuto dell'influente padre per agevolare la scalata sociale del "rampollo". Tra i due s'insinua l'altra donna, la passione carnale, il desiderio incontrollabile. Quella donna è Scarlett Johansson, che corrompe/corrode il set con diabolica consapevolezza. La passione acceca e rende oltre che vulnerabili anche paurosamente egoisti. Il sentimento invalidante sconfina nella follia, in un pensiero esclusivamente privato, che annulla il corpo difeso e/o innocente. Si può rinunciare alla carriera e avere il coraggio di rimettersi in discussione , di restare in bilico fino alla fine e giocare per la vita l'ultimo punto decisivo? C'è una rete in mezzo al campo e una lenta parabola della morale precipita sul nastro, rimbalzando e (de)cadendo dalla parte che il destino o il caso pensiamo abbiano scelto per noi. Cinema che sogna insieme allo spettatore di poter arrivare all'ultimo punto, per potersi riposare per sempre e poter tirare il fiato prima di fare i conti con se stessi, dopo quell'illusorio scarto emotivo, colpo di genio, sovvertitore prospettico. Ricorda Crimini e Misfatti, bloccandosi prima della dialettica teologico/filosofica del rapporto con l'Ente Supremo: stavolta ci si ferma tra le umane bestialità, tra gli acuti melodrammatici percepibili ai sensi terreni. Il richiamo che va oltre ogni sensibilità immediata, spinge al sogno incrociato, terribile congegno oscuro che riflette la personalità molteplice dostoevskijana. La commedia scivola nella tragedia, ma senza drammi, solo tanta attenzione per lo sdoppiamento del classico dal neo-classico che normalizza e scorpora estreme sentenze. Per Woody Allen il cinema è la messa in scena del reale lontana da quella leggenda intellettualistica per la quale l'esperienza pratica non è altro che un'applicazione di un'idea o una decisione presa in precedenza. Ci sono cose che non si possono ottenere con la sola forza di volontà. Il declino inesorabile dell'amore corrisposto e la debolezza dei personaggi di non capirlo e di sperimentare amaramente, nei dettagli della vita quotidiana, questo declino, questa volta è molestatore dell'autocontrollo romantico, non più sorretto da una sottile e sarcastica analisi del piacere e del desiderio. Dal "Ricky-Bogart" di Provaci ancora Sam a Chris Wilton di Match Point, Woody Allen, però non ha mai smesso di credere che qualche volta, nella vita, forse possiamo riuscire a comportarci proprio come i nostri "eroi" del grande schermo.



 


Titolo originale: id.


Regia: Woody Allen


Interpreti: Jonathan Rhys-Meyers, Scarlett Johansson, Emily Mortimer, Matthew Goode, Brian Cox, Penelope Wilton, Miranda Raison, Zoe Telford


Distribuzione: Medusa


Durata: 124'


Origine: Usa, 2005