#MFF24 – First Love, di Takashi Miike

Chi conosce il cinema di Takashi Miike sa che questi è un cineasta controverso, eclettico e prolifico, in grado di girare anche quattro/cinque film in un anno, spesso di generi e durate molto differenti. Ha prodotto oltre 100 lavori in circa trent’anni e non sembra volersi fermare, spaziando dal soggetto originale alla trasposizione di manga di successo. I temi ricorrenti sono l’amicizia virile, la criminalità, la famiglia e più in generale la mancanza di radici dei personaggi, i quali loro malgrado vengono perciò rifiutati dalla società. I suoi lavori non hanno quasi mai un lieto fine e narrano di fughe impossibili, della ricerca della felicità e dell’unione non convenzionale di reietti. In questa direzione va anche l’ultima pellicola, First Love, presentato al mondo in una sezione parallela del Festival di Cannes e in anteprima italiana come film di chiusura del Milano Film Festival.

Leo è un giovane e promettente pugile e Monica una tossicodipendente che si prostituisce per una banda yakuza per pagare i debiti del padre. I due si incontrano per caso e finiscono col trascorrere insieme un’intera notte a Tokyo, cercando di sfuggire un gangster, un poliziotto corrotto, e dei sicari mandati dalla Triade cinese. Una folle corsa per la sopravvivenza che intreccia i toni della love story on the road con quelli del film di mafia, con tanto di rapina e scontro finale con lame e pistole. Il modello potrebbe perfino essere lo spaghetti-western, di cui Miike da giovane era appassionato spettatore, con quelle faide tra bande rivali e un protagonista venuto da chissà dove che in silenzio salva la povera prostituta. Ma c’è molto altro, dalle visioni orrorifiche di Monica in astinenza da cocaina ai numerosi quadretti ironici dell’ambizioso Kase mentre cerca di derubare i suoi compagni attraverso un piano apparentemente perfetto e invece finisce col fare una involontaria strage.

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Commedia e yakuza, romanticismo e spettri, First Love presenta una straordinaria contaminazione di stili oltreché una summa della poetica di Miike, anche se forse non raggiunge le vette visionarie di alcuni suoi capolavori. Il tentativo di fare qualcosa che piaccia a un pubblico più ampio sembra piuttosto frenare la vena creativa del regista e lo costringe a formulare una sceneggiatura più classica con pigrizia. Ci si diverte, d’accordo, ma si intuisce anche un’incertezza nel montaggio, quasi una stanchezza. Apprezzabile la parte centrale, quando è ormai stato dispiegato il piano per la rapina e allora la pellicola rallenta, si sofferma sui meccanismi della criminalità organizzata e sul conflitto fra anziani e giovani, ed esprime in conclusione l’assurdità del gioco con l’immagine della polizia che insegue un’auto con alla guida un morto lungo un infinito ponte. In mezzo a questo caos, possiamo sperare che almeno l’empatia trionfi? Quello di Monica per Leo è un sentimento adombrato dal ricordo di un altro ragazzo, ma è pur sempre la cosa più vicina al primo amore.

Il film chiude la serata con la cerimonia di premiazione dell’edizione numero 24. Ecco i premi del Milano Film Festival 2019:
Premio Internazionale Miglior Lungometraggio The Sharks di Lucía Garibaldi
Premio Internazionale Miglior Lungometraggio – Menzione speciale

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Swallow di Carlo Mirabella-Davis e Koko-di Koko-da di Johannes Nyholm
Premio Campari Miglior Cortometraggio
Adalamadrina di Carlota Oms
Premio Campari Miglior Cortometraggio – Menzione Speciale
All on a Mardi Gras Day di Michal Pietrzyk e Pearl di Yuchao Feng
Premio N.A.E. alla Miglior Attrice
Romina Betancur per The Sharks
Premio Aprile
Guerilla di György Mór Kárpáti
Premio del Pubblico – Miglior Lungometraggio Internazionale
A Certain Kind of Silence di Michael Hogenauer
Premio del Pubblico – Miglior Cortometraggio Internazionale
Mia Sorella di Saverio Cappiello
Premio dello Staff MFF – Miglior Cortometraggio Internazionale
Your Last Day on Earth di Marc Martínez Jordán

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