Miami Beach, di Carlo Vanzina

Per quanto ci si possa sforzare di trovarne degli eredi, risulta sempre più evidente alla fine come il cinema di Carlo ed Enrico Vanzina si estinguerà – tra mille anni – senza lasciare filiazioni, genealogie, continuatori.
I due autori sono a più livelli figli: di una tradizione, di una discendenza, di una concezione tutta di cinema, ma non sono riusciti mai ad essere realmente padri, a proseguire cioè quella pratica di bottega tanto osteggiata dal giovane Moretti nel celeberrimo scontro vs Monicelli e che i Vanzina stessi hanno conosciuto frequentando i set di papà Steno, di Sordi, di Monicelli appunto.
La colpa non è ovviamente di Carlo ed Enrico quanto del baratro causato da un certo posizionamento anche di sguardo prima che di industria, ma a questo punto della carriera dei due autori, a illuminare ancora progetti come questo ennesimo “cinecocomero” è soprattutto allora l’ostinazione ammirevole per il volersi mantenere vicini ai sentimenti dei figli, e lontani dalla posizione dei padri (che non sono, cinematograficamente è chiaro).

Da questo punto di vista il rivolo narrativo più opaco tra quelli che compongono l’affresco italoamericano, ovvero la ricerca della figliola dispersa a Miami (la trascinante Neva Leoni) da parte del goffo padre Ricky Memphis coadiuvato dallo scaltro fancazzista Emanuele Propizio, assume una tenerezza contagiosa proprio per il continuo scambio di ruoli (qualcuno suggeriva “da bromance”) tra il giovane e l’adulto, il responsabile e l’incosciente.
Un gioco d’equilibrio di scrittura e messinscena che innerva in maniera ancora più sviluppata l’arco riservato agli amori e alle scaramucce in college tra i giovanissimi e belli Camilla Tedeschi, Filippo Laganà, Nina Strauss, Alessio Del Mastro, che nei riferimenti parla americano (i due piccioncini si soprannominano rispettivamente “Ben Stiller” e “Cameron Diaz”) ma nei risultati è in tutto e per tutto teen-Vanzina tra Il cielo in una stanza e Un ciclone in famiglia (la loro indimenticata jam session di storytelling seriale generazionale alla base delle dinamiche padre/figlio che ritroviamo qui).

E’ allora perfettamente coerente che le traiettorie sentimentali finiscano per coinvolgere anche le parabole più squisitamente grottesche dei genitori dei due ragazzi protagonisti, Max Tortora e Paola Minaccioni.
Nelle sezioni di film dedicate ai duetti tra due personaggi ritornanti come il coatto coi soldi e la meneghina schizzinosissima ritrovi un’altra tradizione vanziniana, solitamente riservata appunto ai fuoriclasse di una certa comicità popolare a cui lasciare la totalità della scena, ovvero l’annullamento progressivo del set, fondale giusto abbozzato e sempre più neutro, che non a caso in Miami Beach coincide con l’allontanamento graduale dalle spiagge e dai night del centro fino allo smarrimento galeotto tra le everglades.
In quell’istante è come se lo spazio della commedia ritrovasse un punto zero senza più tempo o collocazione nel reale, un riferimento perfettamente autodeterminato e autosignificante. Ma è proprio tutta lì, in quella baracca tra le paludi, lo smarrimento senza appello di un testamento che non ha esecutori.

Regia: Carlo Vanzina

Interpreti: Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Max Tortora, Emanuele Propizio, Giampaolo Morelli, Neva Leoni, Filippo Laganà, Camilla Tedeschi

Distribuzione: 01

Durata: 88′

Origine: Italia 2016