Non sono le ali che fanno l'angelo. Mélanie Laurent

Mélanie Laurent-Shosanna Dreyfus in Inglourious BasterdsA noi l'ha restituita appena lo scorso anno Tarantino in Inglourious Basterds, facendone Shosanna Dreyfus, incendiaria vestale del cinema, custode che brucia con l'amata pellicola, e Emmanuelle Mimieux volto d'epoca, pellerossa senza cedimenti, Monello sotto mentite spoglie costretta a tenere testa all'invadente passione di un eroe per caso della propaganda nazista.

 

Ai francesi, Mélanie Laurent è apparsa prima, nel 2006, con Je vais bien, ne t'en fais pas di Philippe Lioret (Mademoiselle, Welcome).

 

 

 

 

Mélanie Laurent-Shosanna Dreyfus in Inglourious BasterdsLa vita è il mystery (se non crime) come il libro che legge Soshanna in un caffè, e come narra sempre Lynch dobbiamo affrontare tutte le stazioni del crimine, del noir, nel senso proprio di nero, oscuro mistero, prima di poter affrontare la verità. A quel punto saremo forse senza più forze, ma impossibilmente forti, dolorosamente vivi, già perduti del tutto e passati al di là dello specchio. Il colpo di scena che nasce nel cinema (e affonda nella vita) smaschera i movimenti di chi ci stava intorno, familiari, perfettamente plausibili spiegabili con le nostre imperfette teorie, e li scopre mossi da un'energia quasi sovrannaturale, un amore paterno che non teme contusioni, nemmeno quelle autoinflitte. Questo è il bellissimo film di Philippe Lioret.

 

 

Mélanie Laurent tra Kad Merad e Isabelle Renauld in Je vais bien, ne t'en fais pasE questa è Mélanie Laurent: il suo viso così a fuoco nel trattenere le emozioni e suggerirle nello spazio ristretto di un respiro, di un severo spalancare di occhi senza smorfiette, di un ripiegarsi delle  labbra sottili da rivista in bianco e nero, regina da scacco matto confusa tra cassiere, tassisti, infermiere, è il quadro ideale per Lioret, e il pudore con cui il regista  racconta la paura cieca, la dolcezza della speranza amorosa, il dramma della perdita, sono una cornice biologica nata insieme al quadro, non quella comprata d'occasione al centro commerciale.

 

 

La figura di una diva del presente risputata dal passato, che tradisce la sua origine di femme fatale senza bisogno di piume di struzzo nè luci studiate, bellezza decisa ma non canonica, anzi lievemente irregolare, si intreccia strettamente con l'anima spietata della letteratura francese – sembra sbucata fuori dalla letteratura tanto amata da Lioret, il regista che l'ha scelta per incarnare Claire/Lili, quasi perduta nelle nevi eterne della memoria come la Naoko-Rinko Kikuchi in Norwegian Wood, o assorta in una fratellanza luttuosa, muta, ma cristallina nella sua fiducia, come la Jena Malone-Carine McCandless di Into The Wild.

 

 

Je vais bien, ne t'en fais pas è tratto dal romanzo omonimo (Stai tranquilla, io sto bene) di Olivier Adam, OLIVIER ADAM - Stai tranquilla, io sto bene (Minimum Fax)cosceneggiatore del film. Con gli ottimi Kad Mérad (Giù al nord, Les choristesLa fille du puisatier, Talk Show) Isabelle Renauld (L'eternità e un giorno, Monsieur Ibrahim e i fiori del corano,) e Julien Boisselier (Les femmes de l'ombre), Mélanie Laurent è stata chiamata al ruolo non facile di dare un corpo affamato e ostinato alla sua eroina sperduta in una realtà che non offre facili soluzioni, dove i piatti lavati in cucina o la luce cadaverica della televisione svelano volti contratti, notti insonni e speranze tradite di gente comune. Quel mare che ritorna nelle sue pagine, che restituisce disperazione e sollievo insieme, come teatro dove si fa i conti col passato, è la vista che si spalanca in fuga dalla banlieue dove Adam è nato.
Svelate al nostro paese dalla sempre encomiabile Minimum Fax, le sue parole hanno ispirato anche un altro cineasta, Jalil Lespert, che ha tratto il corto De Retour da Passare l'inverno e sta per girare Des vents contraires dal romanzo omonimo del 2009 (con Adam come cosceneggiatore).

 

 

Mélanie Laurent e il regista Philippe Lioret sul set - Je vais bien, ne t'en fais pasLioret si prepara oggi ad affrontare un altro cronista della visione che trasfigura il quotidiano, un altro scrittore che accetta coraggiosamente di essere un modesto scienziato dilettante a corto di strumenti rispetto all'abisso dell'animo umano, a differenza della Loggia psichiatrica del film: Emmanuel Carrère de L'avversario (ispiratore dei film di Nicole Garcia e Laurent Cantet) Baffi (da cui lo stesso Carrère ha tratto il film L'amore sospetto) e La vita come un romanzo russo. Il suo ultimo libro è D'autres vies que la mienne, storia di perdita e di speranza, appena uscito per Einaudi come Vite che non sono la mia.

 

 

Lioret, questo regista innamorato dell'atto stesso del narrare i giorni che passano in momenti da poco, e affascinato dalla purezza dei gesti di tutti i giorni, sta girando il suo nuovo film Tutti i nostri desideri. Con il magnifico Vincent Lindon. Sempre lui, come vedremo più tardi.

 

 

 

Mélanie Laurent-Shosanna Dreyfus in Inglourious BasterdsPer il suo ritratto di Lili, nel film, o Claire, nel libro – la fragile eroina trasparente del romanzo di Olivier Adam, Mélanie Laurent nel 2007 è stata consacrata dal César come miglior attrice emergente, vincendo anche il Lumiere Award, il NRJ Ciné Award e l'Étoile d'Or come promessa del futuro.

 

 

Nello stesso anno lavorava con con Rachid Bouchareb per Indigènes, ma era già stata diretta da Rodolphe Marconi con Louis Garrel e Jane Birkin in Ceci est mon corps (2001) e con Gaspard Ulliel e Nicole Garcia in Le dernier jour (2004). Aveva lasciato uno spruzzo di un'essenza di altri tempi – metà asprezza e metà sensualità intelligente – nel bel film di Jacques Audiard, De battre mon cœur s'est arrêté (2005).

 

Mélanie Laurent-Shosanna Dreyfus - promo Inglourious BasterdsAffiancava poi Isabelle Huppert e Olivier Gourmet in L'amore nascosto (2007) affronta il thriller in La chambre des morts (2007). Il primo a credere in lei, comunque, è stato Gérard Depardieu, che l'ha diretta da adolescente in Un pont entre deux rives (1999).

 

 

 

Mélanie Laurent si dichiara ossessionata dall'adrenalina del pubblico in attesa fin dai tempi delle poesie recitate in cima a una sedia, ma non solo: racconta di desiderare anche quel misto di attesa e di pretesa che serpeggia in una troupe sul set in attesa del regista. Esperienza già fatta due volte nel 2008, dirigendo il corto De moins en moins, presentato a Cannes 62, e À ses pieds, un episodio della serie tv d'Oltralpe X Femmes.

Nel suo esordio al lungometraggio Les Adoptés, coscritto insieme a Morgan Perez, in uscita in Francia entro il 2011, Mélanie dirige se stessa accanto a Marie Denarnaud, Clémentine Célarié, Audrey Lamy e Denis Ménochet, il Perrier LaPadite che in Bastardi senza gloria la nascondeva sotto il pavimento della sua casa, nuova Sposa senza nemmeno la bara che celebrerà il suo matrimonio in un inferno di fuoco.

 

 

Mélanie Laurent  in Je vais bien, ne t'en fais pasRecentemente, l'abbiamo vista sempre più spesso: ne Il concerto (2009) in Vento di primavera e La Rafle (2010). La vedremo ancora in Beginners di Mike Mills, come killer in Requiem pour une tueuse, debutto di Jérôme Le Gris, e in Et soudain tout le monde me manque di Jennifer Devoldère, che l'aveva già diretta nel 2009 nella commedia Jusqu’à toi. Poi ci sono profumi (Dior, dopo Monica Bellucci e Marion Cotillard) attivismo (Greenpeace) la musica – per il suo primo disco En t’attendant (info, foto, video) uscito il 2 maggio 2011, ha collaborato con il sensibile Damien Rice. In Je vais bien, ne t'en fais pas, nella colonna sonora curata da Nicola Piovani, compositore anche per Welcome, c'è U-turn (Lili) una canzone del duo francese AaRON che Lioret ha deciso di mescolare strettamente all'universo del suo film.

 

Ultimo ricordo di un fantasma d'amore, Lili presta il nome alla Elise del film. Elise diventa Lili, che conserva quell'ultima raccomandazione: "capisci, non sono le ali che fanno l'angelo/devi solo scacciare i pipistrelli dalla tua testa".

 

 

Mélanie Laurent e Vincent Lindon durante la cerimonia di consegna dei premi CésarUn ultimo filo, un gioco di associazioni – da Cannes 64, dove in questi giorni la Laurent riveste il ruolo di madrina, un salto a ritroso, verso un'altra edizione del Festival, quella del 2007: a chiamare sul palco la Laurent per consegnarle il César è proprio il maiuscolo attore francese Vincent Lindon (Vendredi soir, Il pianeta verde, L'amore sospetto, Anything for her, e giovanissimo, comparsa sorniona in 37°2 le matin di Beineix, vortice di tenerezza e di sgomento non troppo lontano dal cinema di Lioret, malgrado le enormi differenze). E naturalmente protagonista del capolavoro Welcome di Philippe Lioret.

Il regista francese ha scelto un volto maschile e uno femminile, uno segnato dall'età, l'altro ancora luminoso, che non si assomiglierebbero in nulla, eppure sono gemelli (come i gemelli perduti del suo film) nell'accendere con un respiro sommesso la compostezza, l'assenza di eccessi e la semplicità quasi monacale del suo sguardo. Ogni regista ama riflettersi in occhi amati di attore, come in una finestra aperta, non uno specchio chiuso, un'apertura che si spalanca mentre rimanda il suo riflesso.

 

 

 

 

 

Vincent Lindon consegna a Mélanie Laurent il premio César (CANNES 59)

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    Complimenti per l'articolo. Oltre che ben scritto, denota una grande sensibilità verso quel cinema francese d'essai che in pochi conoscono davvero/amano.

    Da collega a collega, buon proseguimento con questo lavoro!