Piano piano, di Nicola Prosatore

L’esordio di Prosatore è un film di cuore che parla di fibrillante adolescenza, tra boss di quartiere e conflitti familiari. Piazza Grande

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Capodichino, 1987. Il Napoli di Maradona sta per vincere lo scudetto. Le case popolari in cui Anna vive con la madre stanno per essere demolite per costruire la sopraelevata dell’Asse Mediale. E nello spazio di una corte si muovono e si intrecciano le vite di Anna, Peppino, Ciruzzo, Don Gennaro, il mariuolo e gli altri.

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Nicola Prosatore esordisce sul grande schermo con un film di sentimenti puri, un racconto di formazione che vede la protagonista Anna dismettere i panni dell’infanzia verso un’adolescenza fatta di conflitti con la madre, voglia di crescere in fretta, tra rossetto e sigarette, balli liberatori, quiz su Cioè, risvegli ormonali che si traducono in sfioramenti notturni. E ancora la voglia di misurarsi con qualcosa di più grande, importante, di cui non si capisce bene la portata. Come fa Peppino, incaricato dal boss del quartiere di occuparsi di un latitante tenuto nascosto in una cascina a cui si accede attraversando un buco nel muro, non a caso coperto da un poster osé di Samantha Fox, testimone silente del passaggio alla consapevolezza dell’età adulta, di corpi desideranti e segreti da custodire.

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Scritto sulla base dei ricordi di Antonia Truppo, interprete della madre di Anna e co-sceneggiatrice, Piano piano restituisce una Capodichino che si esaurisce tra i quattro angoli di un cortile di paese, nello sguardo di una ragazzina che osserva il mondo che le sta attorno cercando di coglierne le dinamiche e farle proprie. Per misurarsi con se stessa e la sua voglia di diventare grande, finalmente artefice del suo destino, nel tentativo di sottrarsi un’ultima volta a quell’imperativo che la vede costretta ad abbandonare tutto per inseguire un futuro che la attende altrove. Piano piano è un film di cuore, talmente limpido nelle sue intenzioni che risulta facile tralasciare le ingenuità di scrittura, per godersi le fibrillazioni della prima adolescenza, la riscoperta di una madre o di un padre nonostante le incomprensioni e i litigi, la profondità d’animo che risiede in luoghi inattesi, di chi ha tutto da perdere ma trova ancora qualcosa da dare, in un ultimo, esaltante e salvifico trionfo pronto ad esplodere.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
4.1 (10 voti)
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