PROFILI – "Il più simpatico degli inclassificabili": Philippe Noiret (1a parte)

di Aldo Tassone


La retrospettiva Philippe Noiret

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L'evento principe della 21ª edizione di France Cinéma è ovviamente la retrospettiva, dedicata quest'anno per la prima volta a un attore, e che attore: Philippe Noiret. (Dopo Firenze la retrospettiva curata da Françoise Pieri circolerà in altre otto città italiane.) Tra i ventidue film noirettiani metà sono… italiani: sarà un bel match tra azzurri e "bleus" (senza colpi proibiti: vedi in proposito lo sfizioso articolo "Francia – Italia una grande occasione mancata?" pubblicato nel catalogo). Un curioso episodio della sua fortunata carriera italiana definisce perfettamente la personalità di Philippe Noiret. «Per una lunga impegnativa scena di La famiglia – ricorda Ettore Scola – avevo bisogno urgente di un grande attore, e anche per motivi di co-produzione doveva essere francese». L'attore previsto, Jean-Louis Trintignant, si è reso indisponibile, bisogna sostituirlo su due piedi; il regista pensa subito a Noiret, che accetta di fare il tappabuchi: recitare con Gassman che ammira enormemente lo tenta, e poi tutte le occasioni sono buone per scendere a Roma, sua seconda patria. « Siccome il diario di lavorazione venne cambiato – prosegue Scola – telefonai a Philippe solo il giorno prima delle riprese. Il giorno dopo era a Roma!» C'è pochissimo tempo, il testo da mandare a mente è molto lungo, e per esigenze di copione – interpreta un francese in visita a Roma con la fidanzata Fanny Ardant in casa di un ex innamorato di lei, gelosissimo – l'attore deve recitare… in italiano! Per Philippe è la prima volta, ma le grandi sfide lo attirano. «Il giorno dopo sapeva la parte perfettamente» prosegue Scola, «non c'è stato nemmeno bisogno di ripetere tante volte, girammo subito. La scena era impegnativa, ma le riprese sono durate solo un giorno». Laconico commento finale del regista: «Che peccato lavorare un solo giorno con un attore così, di grande istinto ed esperienza, pieno di ironia e di straordinaria inventiva! Purtroppo non mi è più capitato di averlo in altri film». (Nella scheda su La famiglia – vedi "I film della retrospettiva" – c'è un resoconto esaustivo di questo formidabile duello verbale tra Gassman e Noiret; per le dichiarazioni di Scola vedasi la sezione "Testimonianze".)


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Grande istinto, inventiva, ironia, e rapidità: ecco una prima definizione calzante della complessa personalità di Philippe Noiret. Centotrenta film in cinquant'anni di carriera, il più nordico e riservato dei grandi interpreti francesi (nato a Lille nel 1931) non ha mai capito fino in fondo le ragioni del fatto che gli italiani lo hanno così tanto amato. Dopo un paio di tentativi eccentrici ( Le massaggiatrici di Lucio Fulci, 1962, Sette volte donna di De Sica, 1966), dal 1973 in poi Philippe ha girato a Roma una quindicina di film, quasi tutti memorabili. Il salto di qualità arriva con Ferreri ( La grande bouffe , Non toccare la donna bianca ) e con Monicelli: dopo il trionfo di Amici miei (1975), il regista toscano ingaggerà Noiret in altri quattro film ( Amici miei II , Speriamo che sia femmina , Rossini! Rossini! , Facciamo paradiso ). Ritroviamo l'attore francese in Il deserto dei Tartari di Zurlini (1976), Il comune senso del pudore di Sordi (1976), Due pezzi di pane di Citti (1979), Tre fratelli di Rosi (1981), Qualcosa di biondo di Ponzi (1984), La famiglia di Scola (1986), Il frullo del passero di Mingozzi (1988), Gli occhiali d'oro di Montaldo (1986), Nuovo Cinema Paradiso e l'episodio Il cane blu di Tornatore (1988), Zuppa di pesce di Fiorella Infascelli (1994), Il postino di Radford-Troisi (1994), Marianna Ucrìa di Faenza (1997). Anche Zeffirelli lo vorrà in Toscanini , un'esperienza che Noiret preferirebbe dimenticare se non gli avesse consentito di stare vicino a una diva che ammirava, Liz Taylor. (Di questa insolita carriera italiana, un caso forse unico nel cinema europeo, si parlerà il 4 novembre a Firenze nella tavola rotonda franco-italiana organizzata da France Cinéma.)

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Per l'attore di Lille (dopo sette anni al TNP di Jean Vilar, il suo pigmalione) agli inizi non era stato facile imporsi nel cinema. Stranamente ignorato dalla Nouvelle Vague, nel 1960-'62 si segnala in due prove superlative ( Zazie dans le métro di Malle, Thérèse Desqueyroux di Franju), che rimangono però dei casi isolati. Philippe sopravvive alla meglio lavorando con dei registi della vecchia guardia: Clair ( Tout l'or du monde , 1961), Gance ( Cyrano et D'Artagnan , 1962), Le Chanois ( Monsieur , 1963)… Curiosamente a portarlo al successo saranno proprio dei cineasti della commedia: Yves Robert ( Les copains , 1964, Alexandre le bienheureux , 1967) e Rappeneau ( La vie de château , 1965). Da metà degli anni Sessanta il nome di Philippe Noiret comincia a circolare anche all'estero: lo chiamano Hitchcock ( Topaz , 1964), Ustinov ( Lady L. , 1965), Litvak ( La notte dei generali , 1966), Cukor ( Justine , 1968), Yates ( Murphy's )… Con Hitchcock si trova benissimo, ma la sua patria d'adozione rimane l'Italia. In Francia nei primi anni Settanta Noiret diventa l'attore-feticcio di Tavernier (con cui gira ben sette film) e De Broca (sei film). Da Enrico ( Le vieux fusil ) a Granier-Deferre, Molinaro, Chabrol, Oury, Blanc, Corneau, Leconte, Zidi… tutti lo cercano, tutti lo vogliono. (Per la carriera francese si veda il sintetico profilo biografico di Joël Magny e l'appassionante saggio di Dominique Maillet.) Nel 1986 interpreta ben otto film, di cui tre italiani ( Il giovane Toscanini , Il frullo del passero , Nuovo Cinema Paradiso ). Sono gli anni d'oro, ma la crisi del cinema è alle porte: a partire dal 1998, le proposte si fanno sempre più rare, negli ultimi sei anni girerà solo sette film. Siccome detesta lavorare in televisione, «e i ruoli di nonno sono sempre più rari oggidì», il vecchio leone si rifà tornando in teatro: L'homme du hasard (ce ne parla Catherine Rich nelle "Testimonianze"), Les contemplations (da Victor Hugo), Love letters (2006) vengono accolti con grande favore; ma ormai il cinema sembra averlo dimenticato. Proprio per questo France Cinéma gli dedica un poderoso catalogo.

Cinquant'anni di carriera, decine di pièces , centotrenta film: come definire una personalità così ricca e complessa? Lo abbiamo chiesto ad alcuni attori che hanno lavorato al suo fianco (Sabine Azéma, Jean-Pierre Marielle, Catherine e Claude Rich, Jean Rochefort) e ad alcuni registi che lo hanno diretto: Monicelli, Montaldo, Rappeneau, Resnais, Rosi, Scola, Tavernier, Tornatore, Dominique Maillet (autore di una monumentale biografia illustrata di Philippe Noiret, l'illustre storico lo ha anche diretto in un film quasi autobiografico, Le roi de Paris , 1995). Le loro appassionanti testimonianze (inedite) valgono forse più delle disquisizioni un po' astratte degli studiosi. L'ampia sezione "Testimonianze" viene completata da una succosa antologia-mosaico di dichiarazioni dell'attore, raccolte spulciando centinaia di interviste rilasciate in quasi cinquant'anni di carriera. Nella sezione "Il cinema (e la vita) secondo Philippe Noiret" viene offerta una ricca selezione di queste dichiarazioni, catalogate e liberamente montate per argomenti; percorrendo le pagine di quest'antologia-mosaico – si legge davvero d'un fiato – emerge un sorprendente autoritratto involontario.

(Dal catalogo France Cinéma 06, edizioni Aida, Firenze)