Quo vado?, di Gennaro Nunziante

Quarto film della maschera Che(c)Co(z)zalone indossata dal comico e autore Luca Medici, è tra tutti quello maggiormente legato alla poetica di Gennaro Nunziante, da sempre complice irrinunciabile e cruciale nei testi e nelle direzioni affrontati dal personaggio.


Chiunque abbia a memoria o provi a recuperare in rete alcune fondamentali produzioni targate Gennaro Nunziante per le reti locali pugliesi nei primi anni ’90, vere e proprie prove generali con Emilio Solfrizzi di quello che sarebbe poi diventato più di un decennio dopo il fenomeno-Zalone, ricorderà il gusto per la satira sociale abbozzata e per un grottesco da blando fustigatore di costumi che si ritrovano tutti nella gestione del materiale di Quo vado?.
La verve cozzala e il nonsense barbaro del personaggio vengono dunque stavolta tenuti a bada da una struttura che alza l’asticella delle proprie ambizioni non soltanto dal punto di vista produttivo e distributivo – e lo stile torna ad essere davvero quello di certe vignette di Teledurazzo o Extra Tv, che giocavano con i temi di stretta attualità e urgenza politica con le armi di una comicità ambiguamente moralizzatrice quanto efficace dal punto di vista della caricatura degli italici vizi (in quei casi soprattutto dei vizi della classe dirigente di Puglia) portati all’eccesso.
Qualcuno dirà: ma questa ci pare una descrizione precisa della grande tradizione della commedia all’italiana!

E infatti Quo vado? sembra sul serio una sceneggiatura di Sonego per Sordi, con questo personaggio di impiegato medio pronto a superare qualunque prova di trasferimento nei posti pubblici più impervi e dimenticati pur di non firmare la lettera di dimissioni che lo Stato ha pronta per lui nella figura della maliarda dottoressa sorprendentemente incarnata con piglio sardonico da Sonia Bergamasco: nessuna riqualificazione agli angoli della penisola è troppo umiliante per rinunciare ai mille privilegi del “posto fisso”, che il film mette alla berlina con risultati senza dubbio esilaranti nella sezione iniziale dell’opera.
Ma quando Checco viene spedito come test impossibile da superare in un ufficio alle soglie del Polo Nord, nell’ultimo avamposto di Norvegia prima dei ghiacci, solo l’innamoramento istantaneo per una ricercatrice dalla prole multietnica (Eleonora Giovanardi) potrà dargli la forza necessaria a riqualificare la propria inciviltà popolana in compostissimo senso civico nordico.

La rieducazione non è certo inedita però funziona, e soprattutto è qui che Nunziante compie la vera magia del film, di fatto traghettando il canovaccio in stile Un eroe dei nostri tempi verso una confezione da cinepanettone sfacciato, con le mete esotiche e i trasparenti da interni in studio di posa più animali di repertorio (la cornice africana è girata davvero in tutto e per tutto come farebbe Neri Parenti), ribadendo dunque sottotraccia ancora una volta quanto quella che l’accademia considera la stagione d’oro della nostra comicità non abbia in realtà molto blasone in più di questa, bistrattata.
Il risultato, com’è prevedibile, è un orizzonte irreparabilmente televisivo, con Al Bano e Romina, e battute e stacchetti musicali presi di peso dalle trasmissioni catodiche italiane e trasformati in ammiccamento per lo spettatore che anche Zalone lo ricorda dalle apparizioni in tv: come a dire che la commedia all’italiana passando dai film di Natale è definitivamente naufragata in un talent show o in un quiz preserale…
E quando Quo vado? si sfilaccia in un finale annacquato e forzatamente umanitario, su quella sequenza di clinica in Africa salvata da una cospicua donazione di medicinali ti aspetti davvero di veder comparire il numero da chiamare in sovrimpressione, come in una pubblicità progresso che si è infilata tra i blocchi del film.

 

Regia: Gennaro Nunziante

Interpreti: Checco Zalone, Eleonora Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno

Distribuzione: Medusa

Durata: 86′

Origine: Italia 2016