Rosa, di Katja Colja

Quando perdiamo una persona cara il dolore può farci diventare delle ombre rassegnate ed intangibili, il corpo schiacciato dal peso dell’angoscia e la mente barcollante e fumosa che vaga alla ricerca di un senso impossibile da trovare, che cerca soluzioni tardive, torna mille volte su un punto nell’illusione di un sollievo legato al fallimento di un’ipotesi smentita. È un inizio. Rosa (Lunetta Savino) è una donna svuotata dalla morte della figlia Maya, dispersa in mare, che nel processo di elaborazione del lutto entra in una crisi matrimoniale con il marito, Igor (Boris Cavazza). Rosa e Igor vivono a Trieste da sempre, da quando lei ha lasciato la Puglia per trasferirsi al Nord su una linea di confine, quello con la Slovenia, che la donna, ormai pensionata, non aveva paura di attraversare insieme alla sue due figlie ancora bambine, Maya, appunto, e Nadia (Simonetta Solder), adesso in procinto di sposarsi, per portare avanti delle dubbie attività commerciali. Strategie di sopravvivenza. Muore una vita, nasce un amore.

L’onda traumatica immaginata da Katja Colja ha un effetto destabilizzante, inizia dal punto di massima disperazione, quel momento che sembra non lasciare alternative al buttare tutto all’aria e lo spazio della mancanza è ancora da riempire. E per risalire la china traccia percorsi sul sentiero della memoria, da onorare nel ricordo, come fa Igor recuperando alla navigazione la barca della figlia defunta, o da assorbire lentamente con la scoperta di aspetti inediti ed inauditi che vengono a galla frugando tra le cose del passato e i resti di un’esistenza. Rosa segue quella scia, il lascito vitale della figlia, l’eredità piena di pulsioni e di immagini attive, fatta di amicizie, di amori e di trasgressioni, un’ordinarietà che quando scompare diventa immediatamente speciale. E comincia ad immedesimarsi nel solco di un’identità scomparsa, il perimetro di un’ombra sbiadita, per trovare infine dentro se stessa un nuovo modo di guardare al futuro, il coraggio di voltare pagina e ricominciare da zero. Nel cortocircuito emotivo costruito dalla regista la figura della madre prende inizialmente le sembianze di una donna distrutta, poi cambia pelle ed ottiene l’accesso ad un mondo diverso. Mutare le abitudini, rinnovare la pettinatura o riscoprire la sessualità sono scelte adottate prima assecondando una semplice curiosità, o una speranza di resurrezione, più tardi vengono assimilate e diventano la base su cui ricostruire.

L’elaborazione di un evento tragico serve anche per mettere a confronto due realtà geografiche distinte e lontane come il Friuli e la Puglia, che resta solo evocata, nella rappresentazione della perdita i dati caratteriali sono inequivocabilmente influenzati dall’ambiente e riempiono le mura di una casa che all’improvviso sembra una prigione, nella quale Rosa vorrebbe rinchiudersi e Igor soltanto abbandonare, per dimenticare ed andare oltre. Verso il mare e l’orizzonte, fedele agli ideali che lo hanno sempre accompagnato nel cammino sulla terra, un ulteriore piano narrativo dentro il racconto di una famiglia che intercetta innanzitutto il lato umano ma riesce con la cura dei dettagli e la scrittura dei personaggi ad inserire un discorso politico legato al lavoro, alla legalità, ad un’utopia che un tempo era lì, a pochi chilometri, a sognare tutta un’altra storia.

Regia: Katja Colja
Interpreti: Lunetta Savino, Boris Cavazza, Simonetta Solder, Branko Duric, Maurizio Fanin
Distribuzione: Minimum Fax Media
Durata: 80′
Origine: Slovenia 2019