Rudy Valentino, di Nico Cirasola

Vorrebbe restituire i lati più umani della star attraverso la complessità delle relazioni familiari per raccontare Rudy al controcanto del sogno americano e allo specchio resistente del Sud

Non sempre il coraggio premia. Il confronto col primo divo del cinema, Rodolfo Valentino, è andato bene finora forse solo a Ken Russell, grazie a Rudolf Nureyev.
E, fuori dal cinema, a Raffaele Paganini.
Il Rudy Valentino di Nico Cirasola indaga le radici pugliesi e intime del mito e si perde quasi subito nei luoghi comuni del simbolo: seduttività, ambiguità, nostalgia e rifiuto della tradizione. Colpa di una recitazione che allude al meta-teatro e al cinema muto in maniera fin troppo ovvia. E di un mancato approfondimento psicologico dei personaggi malgrado le intenzioni: il film vorrebbe restituire i lati più umani della star attraverso la complessità delle relazioni familiari per raccontare Rudy al controcanto del sogno americano e allo specchio resistente di un Sud di nuove generazioni di emigranti. Ma l’obiettivo è solo dichiarato attraverso il discorso finale e sin troppo esplicito del capocomico guardando in macchina. Quest’ultimo, interpretato da Nicola Nocella, è pure l’unica presenza empatica dell’opera, nel dissidio, pirandellianamente ironico e malinconico, col suo personaggio (il Valentino “vero” che, irrompendo dal passato, gli ruba la parte).

L’idea, abbastanza originale, prende spunto da un dato biografico meno noto, il viaggio in Italia di Valentino pochi anni prima della morte precoce, e lo precipita nel futuro di uno spettacolo in corso per metterlo in scena. Ne sono interpreti una compagnia squinternata di attori sul set di Castellaneta, paese natio di Rodolfo. Quando Rudy (Pietro Masotti) e la seconda moglie Natacha (Tatiana Luter) irrompono alle prove, tutti gli attori trovano finalmente i propri personaggi e il viaggio “reale” della coppia anni Venti si fonde con quello di finzione per scandagliare gli aspetti nascosti dell’ icona. Ma il salto temporale alla Allen non decolla nonostante presenze eccellenti come Alessandro Haber nei panni di Gabriele D’annunzio e Claudia Cardinale che ci regala uno dei momenti riusciti della pellicola, leggendo al nipote Rudy la favola nera degli amanti morti che danzano all’infinito. Occasione mancata la scena dell’incontro con la maga al confronto con quella, analoga, del film di Russell.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Regia: Nico Cirasola
Interpreti: Pietro Masotti, Tatiana Luter, Claudia Cardinale, Nicola Nocella, Alessandro Haber, Rosaria Russo, Celeste Casciaro, Luca Cirasola, Mauro Leuce, Lucio Montanaro, Giorgio Consolini, Dino Paradiso
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Mediterranea Film
Durata: 91′

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UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

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