Sicilia Queer Filmfest 2017 – Il concorso e i premi

Vince l’austriaco Brothers of the Night di Patric Chiha. Per i corti, premiati If I Met a Magician di Shaked Goren e Division Movement to Vungtau di Crotty/Dezoteux. Una panoramica sul concorso

Ottimo il livello quest’anno del concorso New Visions per il VII Queer Film Fest. Nove le opere in gara, tutte inerenti le tematiche queer e specchio di realtà di diversi paesi del mondo (brilla però per assenza l’Italia).
Brothers of the Night di Patric Chiha (Austria 2016) racconta le vicende di giovani prostituti nella Vienna contemporanea. Pur esibendo quasi subito nel colore e nell’ambientazione le ascendenze Fassbinderiane, l’opera poggia la propria ragion d’essere nella logorroica confabulazione dei protagonisti che confrontano le loro esperienze e attraversano la notte tra desideri e paure: la realtà documentaria si sfalda nello svelamento della macchina finzionale.
La Giuria Internazionale, presieduta dal regista portoghese João Pedro Rodrigues e composta dall’attrice Silvia Calderoni, dal critico dei “Cahiers du Cinéma” Jean-Sébastien Chauvin, dal regista francese Arnold Pasquier e dall’attrice tedesca Susanne Sachsse, ha assegnato al film di Chiha il premio come migliore lungometraggio, con questa motivazione: per la forza della messinscena e l’accuratezza del taglio proposto, che ha offerto un misto perfetto di finzione e realtà portando lo spettatore alla ricerca della verità. Il film non giudica mai i propri personaggi né mostra pietà nei loro confronti, ma si pone al loro stesso livello. Il film descrive la complessità delle relazioni umane partendo dalla situazione dei giovani rumeni e bulgari mostrati con piglio documentaristico fino a trascendere il reale mediante scelte estetiche che conducono i protagonisti verso il fantastico. Queste persone reali costruiscono così di fronte la macchina da presa la propria storia divenendo tanto eroi quanto delle vere e proprie figure mitologiche.

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The Beach House di Roy Dib (Libano 2016) è la storia di quattro amici Raya, Youssef, Rawad e Leila che si ritrovano dopo un concerto in una casa davanti al mare a fare i conti con i segreti e le bugie delle loro esistenze. Il regista mescola politico e privato cercando di scavare in profondità sulle contraddizione di libanesi emigrati all’estero che sentono la nostalgia di casa. Un po’ verboso nella parte centrale, il film si apre a un toccante finale notturno che contemporaneamente rivela e nasconde.
Disco Limbo di Fredo Landaveri e Mariano Toledo (Argentina 2016) è un trip allucinato del giovane omosessuale David alle prese con il sentimento nascente dell’innamoramento. Storie passate e presenti si mescolano in un frullato ipercromatico e rumoroso che omaggia a più riprese la pop art. Non sempre equilibrato nella bulimia cinefila, il film è un coraggioso tentativo di ricomporre i pezzi del proprio itinerario emozionale.
El futuro Perfecto di Nele Wohlatz (Argentina 2016) è il ritratto di giovanissimi emigranti cinesi e indiani in Argentina. Girato con stile semi-documentaristico si apre sorprendentemente a squarci immaginifici che derivano dai possibili racconti della tormentata Xiaobin nella scuola di spagnolo: l’adattamento a una nuova cultura passa per lo strumento del linguaggio.
Jours De France di Jerome Reybaud (Francia 2016) è il viaggio attraverso il paesaggio francese di un professore della Sorbona dibattuto tra legame affettivo e libertà. Attraverso le immagini Reybaud costruisce una parabola esistenziale che troverà il suo completamento nel mare della Costa Azzurra nella lucida consapevolezza che i luoghi parlano delle nostre esistenze e ce le rammentano.
The Love Witch di Anna Biller (USA 2016) vede come protagonista la strega Elaine alla ricerca un po’ difficoltosa del principe azzurro. I colori e l’ambientazione omaggiano il cinema di Russ Meyer ma la splendida Samantha Robinson rivela uno sdoppiamento di personalità da manuale di psichiatria: il sogno borghese di una donna che soddisfa tutti i bisogni del proprio uomo è sostituito dall’incubo psicotico di una proto-femminista che fa scempio di menti e corpi maschili.
Los Objetos Amorosos di Adrian Silvestre (Spagna 2016), che vince il premio del pubblico insieme al cortometraggio Szép Alak (Bella figura, 2016) dell’ungherese Hajni Kis, è un racconto di formazione della giovane immigrata colombiana Luz che approda a Roma per ricostruire il proprio futuro. La scoperta della propria identità sessuale grazie all’incontro con la vulcanica Fran la porterà alla maturazione e a una scelta dolorosa. Silvestre cita Kechiche sia nella esplorazione dei corpi che nelle problematiche socioculturali e soprattutto nella prima parte affascina lo spettatore per naturalismo e introspezione psicologica.
Le Parc di Damien Malivel (Francia 2016) è l’incontro tra i due giovani Naomie e Maxime all’interno di un parco in un periodo limitato di tempo. Ad un inizio assolato e realistico subentra una seconda parte notturna con sfumature favolistiche e qualche momento di incubo. Malivel scende nella grotta dell’inespresso e del rimosso e porta alla luce frammenti di verità misteriose quanto affascinanti.
Don’t look at me that way di Ulisenma Borchu (Germania-Mongolia 2016) è uno spiazzante incontro tra Hedi e un mini nucleo familiare formato da Iva e da sua figlia Sophie. Lo stile della regista richiama il pedinamento dardenniano e coinvolge lo spettatore in una caduta progressiva negli abissi della follia: l’epilogo è un bizzarro cocktail tra verità e finzione in cui la disillusione per un amore perduto investe ambientazione e protagonisti, provocando una riuscita dissoluzione narrativa.

Gli altri premi del Sicilia Queer Filmfest 2017:
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Miglior film della competizione internazionale di cortometraggi – Queer Short
Im efgosh kosem / If I Met a Magician di Shaked Goren (Israele 2015), per il suo modo di sviluppare una critica politica raffinata e ricca di allusioni delicate grazie al sapiente utilizzo del fuori-campo e del suono. In quest’opera prima il regista descrive un personaggio che tenta di decostruire un ruolo che la società gli ha cucito addosso e al quale comincia a resistere. Le scelte di messa in scena, al contempo sottili e decise, permettono al film di portare la sua critica ben oltre il cinema stesso.

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La giuria internazionale ha inoltre deciso di conferire una menzione speciale al film Division Movement to Vungtau di Benjamin Crotty e Bertrand Dezoteux perché colpita dall’utilizzo del found footage (l’utilizzo di film già esistenti, spesso documentari). L’irruzione dei personaggi animati produce così una distanza critica e politica sulla percezione del materiale d’archivio che rende il film allo stesso tempo ludico e queer.

Ai premi della Giuria Internazionale del Sicilia Queer Filmfest si aggiunge quello assegnato dalla Giuria 100 autori, composta da Marco Amenta, Carlotta Mastrangelo ed Enza Negroni, che è andato al cortometraggio 1992 (2015) di Anthony Doncque, tratto da una storia autobiografica che narra l’educazione sentimentale del protagonista e le sue inquietudini esistenziali, «un piccolo film dalla buona regia e interpretazione, che ha voluto così sperimentare, fiction e documentario».

Il premio assegnato dalla Giuria del Coordinamento Palermo Pride è andato a Secret Santa Sex Party di Charles Lum e Todd Verow (USA, 2016), sugli incontri sessuali, gioiosi e consensuali, degli orgiastici ottuagenari del New York Prime Timers; la stessa Giuria ha espresso una menzione speciale per Les îles di Yann Gonzalez (Francia, 2016).

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