Storia d'inverno, di Akiva Goldsman

Il passaggio dietro la macchina da presa è un'operazione così diffusa tra gli sceneggiatori che il ritardo di Akiva Goldsman era una sorprendente eccezione. Winter's Tale è la sua prima regia e il suo debutto si è consumato a partire da un romanzo dell'intellettuale conservatore Mark Helprin. Il verdetto su questo esperimento non aggiunge e non toglie nulla a quello che già era noto da tempo: Akiva Goldsman ha mantenuto le sue caratteristiche essenziali ed è ancora l'uomo che ha scritto i maggiori successi di Ron Howard. Il problema del film è semmai un complicato lavoro di adattamento che non è in equilibrio con un'analoga disinvoltura nella messa in scena. Le ambizioni del plot escono fuori dai suoi confini cinematografici: era difficile gestire una love-story che va oltre la morte e che si allarga verso una serie di temi universali.

La questione della scelta tra il bene e il male è un tema caro del suo cinema ma la sua trattazione è meno sottile rispetto al solito ed acquista delle esplicite connotazioni archetipiche. Il protagonista arriva a New York come un orfano che è stato abbandonato tra le acque: la citazione biblica è un azzardo per la sua incongruenza con il tono generale della produzione. Le sfumature fantasy della storia gli permettono di alzare il tiro: l'anima dei personaggi è sempre in bilico tra le tentazioni oscure di Russell Crowe e quelle angeliche della loro missione nel mondo. E' difficile capire se Winter's Tale sia un valentine's movie oppure un film natalizio che ha ripiegato su un'altra data di distribuzione: quello che è chiaro è che Akiva Goldsman ha voluto bypassare la verosimiglianza del romance con la spinta di una trama fantastica in cui i demoni e gli angeli sono delle presenze tangibili. Colin Farrell sta scappando da una banda di sicari e improvvisamente si ritrova davanti un cavallo bianco che vola sopra il ponte di Brooklyn in costruzione: l'immagine è interessante ma è fuori luogo. Il copione e le sue due differenti epoche di ambientazione radicalizzano un punto di forza dei film sentimentali: l'idea che l'amore possa superare i confini del tempo e dello spazio. L'eroe insegue la donna della sua vita attraverso due secoli: la sua passione deve essere continuamente difesa dagli attacchi di chi vuole distruggere la bontà e la speranza degli esseri umani. La polarizzazione tra la catarsi dell'ultimo bacio e la responsabilità messianica di salvare una vita aumenta le difficoltà del suo esordio invece di valorizzare i suoi effetti.

Winter's Tale
fa pensare che le ragionevoli ambizioni di Akiva Goldsman non abbiano trovato una realizzazione all'altezza e il risultato finale non rende onore alle sue buone intenzioni. E' un film troppo grande per un regista che ha una lunga esperienza nel cinema ma ancora non lo sa gestire da un'altra posizione. Il cast è sontuoso ma molte interpretazioni hanno lo spessore di una partecipazione amichevole: la loro presenza sullo schermo non fa mai il salto di qualità. Le apparizioni di Will Smith nei panni di un lucifero dei bassifondi sono quasi una parodia: l'esatto contrario di quello che sarebbero dovute essere.

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Titolo originale: Winter's Tale
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Regia: Akiva Goldsman Interpreti: Colin Farrell, Jessica Brown Findlay, Russell Crowe, Will Smith, Matt Bomer, William Hurt, Eva Marie Saint, Kevin Durand, Kevin Corrigan, Lucy Griffiths, Graham Greene, Rob Campbell, Caitlin Dulany
Origine: USA, 2014
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 113'