TRUE DETECTIVE 3 – La Resistenza di Jeremy Saulnier

Il Film di Genere, così dicono gli esperti, è da sempre la chiave migliore per aprire al pubblico uno sguardo inedito sul mondo che ci circonda. Ma “leggere” a forza in un’opera un messaggio ideologico (arrivando anche a snaturarne il lavoro) è sempre un pericolo. Parlare di politica e società, quando ci si avvicina alla poetica di un artista è, quindi, una decisione che riteniamo piena di rischi.

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Negli Stati Uniti, però, nonostante le nostre remore concettuali, sta succedendo qualcosa. All’ombra dei grandi colossi dell’industria, tra un cinecomic e una saga adrenalinica, si sta combattendo una piccola ma inesorabile battaglia resistenziale. Negli ultimi anni, dall’appariscente vetrina del Sundance e dalla piccola-media produzione, sono arrivati al pubblico diversi oggetti narrativi indecifrabili, opere impossibili da etichettare con le classiche targhette di Orrore, Thriller, Noir o Fantascienza. Questi ibridi in continua mutazione, dove traiettorie ed emozioni si fondono per lanciarci contro messaggi letali, concetti implacabili. Contro lo strapotere Disney e Co, quei bastardi senza gloria di S. Craig Zahler, David Robert Mitchell,  Robert Eggers, Alex Garland e Duncan Jones, solo per fare alcuni nomi,  si sono presi l’onere di mostrarci un’altra via, dove il nostro mondo “terribile” ci viene raccontato dietro la flebile maschera di un Genere.  Nietzsche, diceva (grossomodo) che il Logos (l’ordine, lo schema) deve essere sempre bilanciato con il Pathos (il caos, l’istinto). In ogni lettura, visione o esperienza bisogna andare a scoprire il patico, l’emozione che ti fa friggere le viscere e ti stravolge il cuore.

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Il partigiano Jeremy Saulnier, pieno di questa lezione di vita, si ritrova ad essere il nostro paladino in questa battaglia contro le forze del male del Ritmo Unico, dell’Ossessione dei tre Atti, regalandoci una carriera che è testimonianza di una scelta politica. Sin dai suoi esordi, gli immancabili cortometraggi di assestamento e la commedia slasher Murder Party, il regista virginiano ha chiara in mente quale deve essere la sua strada, un percorso narrativo che, inevitabilmente lo ha portato sui terreni di True Detective (di cui ha diretto i primi due episodi della terza stagione). I suoi film più famosi, dall’ipnotico Blue Ruin all’ultimo Hold The Dark (su Netflix), passando per il successo di Green Room, sono un trattato implacabile sulla nostra società. I mondi e le atmosfere di Saulnier sono luoghi asfissianti, glaciali, claustrofobici. Non importa se ci si trova in una stanza lurida o in un deserto di neve, il respiro si perde uguale. La Storia totale che ci è raccontata è quella di una società costruita sul sospetto e sulla paura, dove gli atti di amore pure sono solo i positivi dei dolori e degli orrori più atroci. La minaccia incombe, non lasciandoci mai tregua, ricordando ai personaggi e agli spettatori la necessità di sopravvivere, aggrappandosi a qualcosa.

Contro tutto questo non si può trionfare, persi come siamo dentro qualcosa che va oltre le nostre forze (un bambino che si perde, un nazista che ci vuole uccidere). Una via di fuga però c’è sempre e Saulnier ci tiene a ribadircelo. Dentro di noi possiamo trovare un piccolo appiglio al quale attaccarsi, il ricordo di un bacio, un abbraccio improvviso, il sogno di un incontro. E’ grazie a questa umanità che possiamo andare avanti. Era inevitabile che con questa consapevolezza la meta di Saulnier fosse Pizzolatto. True Detective ci ha dimostrato negli anni essere l’unica fotografia ideologica dell’orrore banale che popola le nostre vite, l’irrazionalità scontata di un destino che ti tramuta in una vittima, in un cacciatore ossessionato, in un essere umano segnato. Il detective Wayne Hayes di Mahershala Alì, come i personaggi di McConaughey e di Farrell, conosce fin troppo bene le regole del gioco. I suoi lutti e i suoi incubi sono il calvario che troppi di noi devono affrontare ma il desiderio di inseguire la speranza di una Giustizia è l’unico modo per sentirsi ancora umani. Quell’emozione empatica che trasforma anche il più scontato del crime in una lezione per tutti.