VENEZIA 65 – "Cose anche molto serie possono essere divertenti, nella vita succedono cose comiche senza alcuna preparazione" – intervista a Yeo Joonhan. VIDEO

Yeo JoonhanSentieri Selvaggi ha realizzato un'intervista in esclusiva a Yeo Joonhan, il regista del sorprendente musical malese Sell Out! della Settimana della Critica: "Mi piace sentire la gente ridere, perché ti fa sentire che puoi sopravvivere in questo mondo, la risata è una cosa fondamentale. Posso far ridere, ma non voglio fare un film solo per questo. In Sell Out! si parla di problemi seri, di depressione, di lavoro, e ci ho messo due anni per realizzarlo. Allo stesso tempo non voglio insegnare niente, vorrei che il pubblico si divertisse, ma anche che pensasse." GALLERIA FOTOGRAFICA. VIDEO.

Part 1:

Part 2:

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SCRIVERE PER LA TV: il workshop sulla sceneggiatura per la serialità


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Yeo Joonhan

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Quale tipo di humor ti piace?

Mi piacciono due tipi di comico: uno è quello basato sul dialogo e l’ironia e l’altro è quello più semplice, da gag, visivo. Non mi piace quando ti dicono ‘questo è divertente’ e fanno di tutto per fartelo notare. Cose anche molto serie possono essere divertenti per me, nella vita reale succedono cose comiche senza alcuna preparazione…Ma questo film è pericoloso perché in Asia, invece, vogliono proprio che gli si dica ‘questo è comico’. Quindi ho corso un rischio!

Come hai lavorato sullo humor per questo film? Avevi esclusivamente uno scopo di intrattenimento o volevi usarlo per far riflettere?

Mi piace sentire la gente ridere, perché ti fa sentire che puoi sopravvivere in questo mondo, la risata è una cosa fondamentale. Posso far ridere, ma non voglio fare un film solo per questo. In Sell Out! si parla di problemi seri, di depressione, di lavoro, e ci ho messo due anni per realizzarlo. Allo stesso tempo non voglio insegnare niente, vorrei che il pubblico si divertisse, ma anche che pensasse. Non offro comunque soluzioni né risposte, sono una persona qualsiasi. Per me il cinema è un bellissimo modo di condividere e di riflettere.

Il film è sorprendente per diverse ragioni. E’ coerente, armonico, ha ritmo. Come hai raccolto le idee e come hai mescolato la comicità, i problemi di soldi, d’amore, di lavoro, e la musica, una parte così importante del film?

Mentre scrivevo, cercavo di non fare un accumulo di tutte queste cose. E in Malesia odiano il musical, lo trovano noioso. A Broadway la musica è live, ma nei film non è così, non la puoi godere come dal vivo. Finisce che nei musical, quando arriva la parte cantata, la gente tende a staccarsi dal film, pensando: “Ok, poi cosa succede?”. E’ difficile trovare un equilibrio, mentre io volevo cercare di rendere le canzoni davvero parte della storia. Poi in Sell out i boss sono tremendi e le loro battute vengono anche dalla mia esperienza personale…ecco come è nata gran parte il film. Quello che facciamo, infatti, raramente paga….

Hai scritto la sceneggiatura ma anche le canzoni: da notare che sembrano vere hit radiofoniche…

All’inizio non sapevo cosa significasse scrivere musica! Ho ragionato così: se dovessi guardare il film, che musica mi piacerebbe sentire? Per quanto riguarda i testi, ad esempio, è divertente ad esempio quando lui parla dei soldi come se fossero una ragazza…La Malesia è piena di gente povera, comunque.

I reality sono popolari in Malesia? Perché il film parte proprio da questo?

A volte li guardo, non solo quelli malesi, e penso: ma chi è questa gente? Perché chiedono alle persone di votare per giudicare persone comuni, per dire chi è il migliore cantante con un sms? Come si fa a giudicare ciò che non è giudicabile? Nei reality tutto dipende dalla popolarità e dalla performance del momento, non dalla bravura o dalla preparazione. Così la gente sbagliata ha un’opportunità mentre quella giusta finisce per non averla. Niente è più oggettivo: ecco a cosa bisognerebbe pensare. I reality si introducono nella vita delle persone. Trasformano la realtà in qualcos’altro, e pretendono di mostrarlo come realtà. Sono un falso.

Un regista con cui ti piacerebbe lavorare?

Ce ne sono molti, ma Woody Allen in particolare mi piace perché mescola intrattenimento e riflessione, come ad esempio in Annie Hall, e lo ammiro molto per questo. E’ molto libero e creativo. E’ bravo ad orchestrare tutte le dimensioni del cinema, la caratteristica che più mi fa amare questo mezzo: il testo sovraimpresso, le immagini, la musica…

Nuovi progetti?

Due o tre, ma dipende da quale verrà finanziato. E’ sempre la stessa storia…altrimenti prenderò la videocamera e girerò qualcosa. Una sfida che mi piacerebbe provare è quella della commedia visiva.

Come gestisci il tuo “sognatore”?

In realtà il mio sognatore è la parte dominante di me, quindi non sono molto pratico…ma prima o poi hai bisogno di un’assicurazione sulla vita! (ride)

Il cd con la colonna sonora verrà pubblicato?

Doveva essere pronto per la Mostra, ma non abbiamo finito il mix in tempo. Quindi verrà pubblicato, è quasi pronto. Ve lo manderò!

La gente cantava durante il karaoke “silenzioso”?

Questa è la prima mondiale del film, non ci sono state proiezioni precedenti con un vero pubblico, se non quello delle persone che hanno lavorato con me. Comunque, il fatto è che se non sai la canzone non la puoi cantare, quindi non mi aspetto questo, ma vorrei che la gente cantasse nella propria testa. Magari puoi cantare alla seconda visione! Come dicevo, quando in un film parte la musica la gente switches off, stacca la propria attenzione. Io invece voglio che la gente resti dentro la storia e mantenga alta l’attenzione anche durante la musica. Per questo ho cercato di combinare la narrazione e le parti musicali.

 

Traduzione di Annarita Guidi

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