VENEZIA 70- Con gli occhi chiusi: tramonti e (ri)nascite (6)


Dove sono finiti i sogni, al cinema? Non era il luogo dove ci piaceva (immaginare di) vivere le storie che avremmo voluto per la nostra vita? Ma i mondi paralleli del cinema contemporaneo sembrano sprofondati in un abisso interiore. È oggi ci appare paradossalmente persino "realistico" il fantastico The Zero Theorem, di Terry Gilliam, mentre Locke, ci appare fantascientifico, nel voler a tutti ci costi raccontarci come "potremmo essere" se decidessimo di avere una grande e potente dignità.

 

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Il futuro é venuto ed é andato…tu dov'eri?
(da The Zero Theorem, di Terry Gilliam)

the zero theorem Terry Gilliam

 

In una Mostra di Venezia finora priva di veri e propri capolavori (fatta eccezione per il film di Cuaron d'apertura), sembrano emergere film complessi, contraddittori, il cui esito finale risulta spesso ambiguo, deviante. Tanti film e più facce, osservabili da punti di vista opposti con la stessa validità di percezione. Storie che si inceppano, che implodono, oppure personaggi che vorresti uccidere ma che non ne vogliono sapere di morire…

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Dove sono finiti i sogni, al cinema? Non era il luogo dove ci piaceva (immaginare di) vivere le storie che avremmo voluto per la nostra vita? Il luogo del sogno per eccellenza…il cinema, nato quasi contemporaneamente alla psicanalisi… Ma i mondi paralleli del cinema contemporaneo sembrano sprofondati in un abisso interiore. È oggi ci appare paradossalmente persino "realistico" il fantastico The Zero Theorem, di Terry Gilliam, con il suo protagonista (Christopher Waltz)  che parla per tutti noi, in prima persona plurale, incapace di inventarci una vita possibile,o anche solo di immaginarla, mentre comunque la vita gli si scaraventa addosso con lo sguardo e il corpo dolce di Melanie Thierry. No, non ci sono orizzonti da "condividere", ma possiamo imparare a costruircene uno tutto per noi, egoisticamente a nostra misura. E se vogliamo che il sole tramonti, così sia…

Dall'altra parte abbiamo il finto realismo di Locke, di Steven Knight, con un formidabile Tom Hardy alle prese con la notte più lunga della sua vita, dove i fantasmi del passato si mescolano con gli incubi personali del presente, ma anche con la propria determinazione a mantenerli vivi, anche soltanto tenendo fede a un proprio principio morale. Si, sembra fantascienza la storia di quest'uomo che decide in una notte di perdere tutto (moglie, figli, lavoro..) per occuparsi della nascita di un figlio di una donna che non ama e che non conta nulla per lui.  Ma un figlio, un bambino sta arrivando, e non può e non deve essere come lui, abbandonato da un padre fantasma. Locke ci mostra sia come siamo diventati nell'epoca della connessione perpetua (qui con il telefono e l'automobile, ma vale per tutti i mezzi di comunicazione attuale), e allo stesso tempo come "potremmo essere", se al proprio egoismo sociale fossimo in grado di sostituire una dignità ontologica, esistenziale. E in quel vagito di un neonato, ascoltato in auto da Locke, il padre che però sta arrivando, c'è tutto un futuro possibile da immaginare, sempre che la vita non ci getti nella spazzatura degli sconfitti….(f.c.)

 

Locke Steven Knight

 

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Un commento

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    Ma perché date spazio ai commenti se poi non li pubblicate? Non metteteli per niente, fate prima