VENEZIA 70 – “Mi chiedo sempre chi abbia il potere: chi colpisce o chi prova il dolore?”. Incontro con Alexandros Avranas

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Lo scultore, pittore e regista greco è in Concorso con il suo secondo lungometraggio, dopo l’acclamato Without. Anche in Miss Violence si entra nei complessi e sconosciuti meccanismi delle dinamiche famigliari, come già avvenuto nella precedente opera. Un evento tragico sconvolge l'apparente quiete, sotto cui però si nascondono terribili segreti. Il giorno del suo compleanno l’undicenne Angeliki si butta giù dal balcone e muore con un sorriso stampato sul volto 

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avranasLo scultore, pittore e regista trentaseienne greco è in Concorso con il suo secondo lungometraggio, dopo  l’acclamato Without. Anche in Miss Violence si entra nei complessi e sconosciuti meccanismi delle dinamiche famigliari, come già avvenuto nella precedente opera. Un evento tragico sconvolge un’apparente quiete, sotto cui però si nascondono terribili segreti. Il giorno del suo compleanno l’undicenne Angeliki si butta giù dal balcone e muore con un sorriso stampato sul volto. Mentre la polizia e i servizi sociali tentano di scoprire il motivo di questo apparente suicidio, la famiglia di Angeliki continua a ripetere che si è trattato di un incidente…  

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Com’è nata l’idea di questo film?
Il mio cinema cerca sempre, attraverso un evento drammatico, di entrare nei complessi e sconosciuti meccanismi del panorama famigliare, come già ho fatto con il mio primo lungometraggio.
 
L’ambientazione è fondamentale nel suo cinema?
Certamente. Ho cercato un ambientazione nei pressi del centro abitato. Palazzi residenziali colorati che creano un mondo grigio.
 
L’evento drammatico giunge all’inizio della storia…
La tranquillità di un’insopportabile routine quotidiana è spezzata dal suicidio di una ragazzina. Come un simbolo dei tanti bambini costretti a sottostare alle regole di una società dura e disperata, la ragazza riesce a mettere a nudo e a rivelare ogni possibile sorta di sfruttamento e manipolazione effettuati in un sistema che alcuni chiamano ancora famiglia.
 
E la figura del padre…
Il padre comanda e stabilisce in che modo la famiglia debba funzionare con metodi che non sono molto diversi da quelli usati per manipolare la società.
 
C’è qualcosa che la ossessiona maggiormente quando lavora?
Mi chiedo sempre chi abbia il potere: chi colpisce o chi prova il dolore? La violenza più efferata è quella del silenzio. Del non detto.
 
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