#Venezia79 – Leone d’oro alla carriera a Paul Schrader

Il cineasta statunitense riceverà il riconoscimento in occasione della Mostra che si svolgerà dal 31 agosto al 10 settembre.

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“Venezia è il mio Leone del cuore”. Così Paul Schrader, uno dei più importanti e fondamentali cineasti statunitense degli ultimi 50 anni, ha commentato il Leone d’oro alla carriera che gli sarà assegnato alla 79° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Sceneggiatore per Martin Scorsese (Taxi Driver, 1976; Toro scatenato, 1980; L’ultima tentazione di Cristo, 1988; Al di là della vita, 1999), Brian De Palma (Complesso di colpa, 1976), Sydney Pollack (Yakuza, 1974) Peter Weir (Mosquito Coast, 1986) e Harold Becker (City Hall, 1995), ha attraversato il cinema americano dalla fine degli anni ’70 già dal suo grandissimo esordio esordio di Tuta blu (1978) ma la sua visione del cinema era già presente nella sua tesi di laurea pubblicata nel 1972 con il titolo The transcendental style in film: Ozu, Bresson, Dreyer e resta anche fondamentale il suo apporto critico con il suo saggio Notes on film noir pubblicato sul n. 1 di Film Comment della primavera del 1972.

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Protetto da Pauline Kael, uno dei più importanti critici cinematografici americani, Paul Schrader ha messo spesso al centro dei suoi film il rapporto tra i suoi personaggi e il loro destino, portandoli in territori oscuri, alla ricerca di una possibile salvezza o a contatto con l’inferno, cammini cristologici che sono stati al centro di alcuni suoi film più importanti. Tra le tappe fondamentali del suo cinema ci sono Hardcore (1979), American Gigolò (1980), Il bacio della pantera (1982), Mishima (1985) e Lo spacciatore (1992).

I film di Paul Schrader presentati alla Mostra del Cinema di Venezia sono stati: Affliction (1997, sezione “Mezzanotte”), The Canyons (2013, evento speciale fuori concorso), First Reformed (2017) e Il collezionista di carte (2021), entrambi in concorso.

Schrader è una figura centrale della New Hollywood – ha sottolineato il Direttore artistico Alberto Barbera – che ha rivoluzionato l’immaginario, l’estetica e il linguaggio del cinema americano a partire dai tardi anni Sessanta. Non è un’esagerazione affermare che si tratta di uno dei più importanti autori americani della sua generazione, un cineasta profondamente influenzato dal cinema e dalla cultura europea, uno sceneggiatore ostinatamente indipendente, ma capace di lavorare su committenza e di muoversi con disinvoltura nel sistema hollywoodiano. L’audace stilizzazione visiva che informa tutte le sue opere, le colloca tra le forme più moderne di un cinema non riconciliato e sottilmente indagatore della contemporaneità. Una contemporaneità con cui Schrader si confronta non solo con curiosità intellettuale e umana instancabile, ma anche con una sorprendente capacità di navigare l’evoluzione tecnologica del cinema e quella del suo sistema produttivo e distributivo. Grazie a questa spericolatezza – che non molti autori del suo livello osano, nella fase matura della loro opera – Schrader non solo continua a lavorare, ma ci ha dato alcuni dei suoi film più belli proprio negli ultimi anni”.

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