#Venezia75 – Suspiria. Incontro con Luca Guadagnino e il cast

Per Suspiria, presentato in concorso al Festival del Cinema di Venezia, il regista Luca Guadagnino è arrivato in sala conferenze insieme ad un corposa delegazione, con le punte di diamante rappresentate sicuramente da Dakota Johnson e Tilda Swinton, figure neanche troppo di secondo piano come Chloë Grace Moretz, Mia Goth e Jessica Harper, e da un personaggio di assoluto rilievo del panorama musicale come Thom Yorke, autore delle musiche del film. Basta un colpo d’occhio alla sala stampa per accorgersi che l’attenzione sollevata dal remake di quello che a tutti gli effetti può essere considerato un classico del cinema italiano, opera di un maestro del genere, Dario Argento, è enorme. Suspiria arriva dopo il successo internazionale ottenuto da Chiamami col tuo nome, e dunque alla curiosità suscitata dal confronto con il passato si è unita l’aspettativa conseguenza dalla ribalta. Il regista sfugge immediatamente dalla gabbia della prima domanda abbassandola dal carattere generale ad una chiave di lettura più profonda, autentica ed originale: “Non è mia abitudine tematizzare un film, questo succede a prescindere dal realizzatore, ma è un’operazione che dipende da qualcun altro. Io più che un film sulla vita o sulla morte, direi che si tratta di un film sul terribile.”

Il discorso, non a caso, cade sulla danza come mezzo espressivo e non solo, come personaggio addirittura, di cui evocare un linguaggio e non da usare come orpello, e sui modelli di riferimento in questo ambito artistico che hanno influenzato le coreografie inserite nelle scene, e qui il nome di Pina Bausch inevitabilmente fa la sua comparsa. Oltre che sui modelli estetici umani, la riflessione coinvolge anche le atmosfere architettoniche storiche, l’intenzione di ispirarsi al modernismo in un contesto piantato negli anni 70, riconvertendo per l’occasione un hotel stile Art Nouveau, un edificio alto, ampio e non asfittico, e trasformandolo in un prodotto del periodo dell’Art Deco.

“Per riattualizzare il film abbiamo pensato agli anni 70, un periodo importante per le donne, sono gli anni della rivoluzione femminista, in Francia, in Italia, negli Stati Uniti. In Germania tra l’altro erano gli anni di Fassbinder. Lui era un maestro della crudeltà ed aveva sempre dei personaggi femminili tormentati, mai riconciliati, eppure mai sconfitti”.

Grande merito del successo del film di Dario Argento fa anche dovuta alle musiche dei Goblin, che collaborarono con il maestro anche in occasione di Profondo Rosso, Tenebre e Phenomena, un compito che in questa nuova versione passa a Thom Yorke front man dei Radiohead, un inedito visto che nella sua attività artistica mai l’autore si era confrontato con la colonna sonora: “Logicamente mi sono riferito al film originale, senza dubbio. In realtà, la prima volta che sono venuti a trovarmi per parlarmi del progetto li ho presi per pazzi. Le musiche di Suspiria sono un eredità difficile da gestire, mi sono preso del tempo per pensare prima di accettare. Ho ascoltato il sonoro che era molto intenso, quello che ho trovato interessante è la ripetizione dei motivi fino allo sfinimento, fino a diventare ipnotizzanti, degli incantesimi. Inizialmente pensavo anche agli anni 70, al Krautrock, è stata l’occasione per immergersi in un mondo dove non sarei altrimenti mai andato.”

Per le attrici l’unico spazio di parola, o quasi, nel breve intervallo dell’intervista collettiva arriva per raccontare l’esperienza personale rispetto al regista, che fa il pieno di consensi, dalla Harper che ama essere guidata da “un regista come Luca che lo fa molto bene, è una persona gentile che mi ha accettata immediatamente.” Per la Moretz, che aveva una parte piccola, Guadagnino ha preso qualcosa da tutte le idee che lei ha proposto, integrandole, giudicandolo, al contrario di quegli autori che cercano negli attori il tormento, orientato verso qualcosa di diverso, più stimolante, e la Goth aggiunge “Luca è un maestro che mi ha accolto nella famiglia, mi sono sentita al sicuro. Lui crede in te anche nei momenti in cui fai fatica tu stesso a farlo”.

Per Tilda Swinton lavorare con Guadagnino non è certo una novita, ed in questo film addirittura con un doppio ruolo, oltre a Madame Blanche anche quello di Jozef Klemperer, ed è la stessa attrice a confermare che per il loro rapporto si può parlare adesso di qualcosa che travalica il discorso professionale, lo chiama fratello, amico, lo considera insomma una parte importante della propria vita, “è una fortuna trovare un cineasta con cui si lavora così. L’industria cinematografica è qualcosa di collettivo, se chi ti sta vicino ha una soglia della noia molto bassa è un grande vantaggio.”

Anche per Dakota Johnson Suspiria non è la prima collaborazione con il regista siciliano, per il quale ha recitato il ruolo di Penelope Lanier in A Bigger Splash, ed in questa seconda esperienza confessa di aver avuto una forte sensazione di libertà interpretativa, dentro un quadro che adora, che comprende il ballo, la magia, le streghe, “cose che trovo affascinanti, magiche, misteriose fin da piccola. Per me è stato come un sogno che si è realizzato. Io quando lavoro su un progetto sono una persona molto porosa, molto sensibile. Quando si affronta  una tematica cupa, come in questo caso, dopo cerco di parlare con delle persone che possono aiutarmi ad andare oltre l’esperienza, che è stata comunque esilarante, piena di gioia, un gioco.”

L’ultima parola tocca a Luca Guadagnino per fornire un’opinione, richiesta, sul movimento MeToo: “è interessante prima di tutto tener presente che io sono un uomo, per giunta europeo, per un fenomeno nato dalle donne ed in un contesto diverso, quali sono gli Stati Uniti. Si tratta comunque di una watership che ha investito le coscienze. Il nostro lavoro nasce (o almeno dovrebbe) da un piacevole desiderio di non schiacciare l’altro con il nostro potere”.