Your Name., di Makoto Shinkai

We’re just two lost souls

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swimming in a fish bowl
Year after year,
running over the same old ground
What have we found?
The same old fears.
Wish you were here

Un sottile sentimento elegiaco pervade l’atmosfera. Congiunzioni astrali, connessioni spirituali. Comete che deflagrano, corpi che scompaiono, cambiano e si (s)cambiano. Sliding doors che si aprono e si chiudono perpendicolarmente al punto di vista dell’osservatore. Visione, realtà, spazio, tempo. Scenari in salsa pop nella metropoli tentacolare, culti ancestrali nel villaggio rurale. Avvenirismo, tradizione. Il Giappone e le sue mille facce. Ricerca e scoperta di sé e dell’altro, memoria, identità. E due ragazzi “intrappolati in uno strano sogno che sembra la vita di qualcun altro”. In Your Name. i registri narrativi si intersecano senza soluzione di continuità, metafora e simbolo si insinuano e sostanziano ogni fotogramma che scorre, fluido, in superficie. E il linguaggio che passa dal corpo, tattile ed epidermico, pienamente fisico, si sposta su un piano celeste e cosmico, astrofisico, per veicolare un messaggio assoluto ed universale, metafisico. C’è tutto un mondo intorno, un sopramondo, un sottomondo: basta guardare in alto ed affidare un desiderio agli astri, basta oltrepassare un ruscello e raggiungere una grotta. Ma ne siamo consapevoli? E quando anche lo fossimo, conosciamo davvero il “nostro” mondo, quello che abbiamo dentro e quello che affrontiamo quotidianamente?

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Inspired by

60912

Makoto Shinkai (Oltre le Nuvole, il Luogo promessoci, 2004; 5 cm per Second, 2007; Viaggio verso Agartha, 2011; Il Giardino delle Parole, 2013) racconta l’incontro non convenzionale tra un ragazzo ed una ragazza e, attraverso di esso, declina un universo di tematiche già sviluppate nei lavori precedenti, arricchendole, approfondendole e complicandole, senza rinunciare al suo personale ed inconfondibile tocco grafico. Dai manga Inside Mari (Boku wa Mari no Naka, realizzato a partire dal 2012 e arrivato a nove volumi) di Shūzō Oshimi e Ranma ½ (1987-1996, in 38 volumi) di Rumiko Takahashi al racconto La cassetta di sicurezza, dell’australiano Greg Egan, presente nella raccolta di fantascienza Axiomatic (1995), passando inevitabilmente per la filosofia visionaria di Hayao Miyazaki – tra slancio romantico ed epica umanistica – lo stile narrativo dello scrittore e saggista Haruki Murakami e la grande tradizione degli Anime – con i suoi richiami allo Scintoismo, alle dinamiche del rapporto senpai-kōai (maestro e allievo) e alla relazione tra uomo, natura e tecnologia – il quarantatreenne regista di Nagano trae un distillato di spunti e ne modula la pregnanza secondo la propria sensibilità espressiva. Realizzato da CoMix Wave Films e distribuito dalla Toho, il film è tratto dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso Shinkai (pubblicato il 18 giugno 2016) ed è stato presentato per la prima volta il 3 luglio all’Anime Expo 2016 di Los Angeles, prima di essere proiettato in Giappone e in numerose rassegne internazionali, dove ha fatto incetta di riconoscimenti. Un inarrestabile successo commerciale lo pone attualmente al quarto posto dei maggiori incassi di tutti tempi in Giappone (dietro Frozen – Il regno di ghiaccio, Titanic e La città incantata) e al secondo posto nella classifica degli anime più visti al cinema in terra nipponica dietro a La città incantata, ma tutto lascia pensare che presto ne usurperà il primato. Distribuito in 92 paesi, in Italia il film sarà proiettato nelle sale grazie ad un progetto DynitNexo Digital esclusivamente dal 23 al 25 gennaio 2017.

One inside the other

Durante una pioggia di meteoriti, due giovani che assistono allo straordinario evento celeste vivono un’esperienza a metà tra la visione e il sogno che sembra concretare il loro desiderio di cambiare vita. Mitsuha è un’adolescente che vive tra le montagne di un piccolo centro rurale, Itomori. Studia presso la scuola locale, ha pochi amici, vive con la nonna e la sorellina e presiede alle cerimonie rituali del tempio scintoista del villaggio, mentre il padre – sindaco del paese – è assente ed emotivamente distaccato. Stanca di tutto questo, la ragazza sogna di condurre un’esistenza diversa, più eccitante, tra le mille luci e gli stimoli di una metropoli come Tokio. Proprio qui vive Taki, un adolescente che divide le giornate tra la scuola ed un ristorante italiano dove lavora part-time come cameriere. Anche Taki è insoddisfatto della sua vita, ama l’arte e il disegno e vorrebbe diventare un architetto. Un giorno i desideri dei due giovani sembrano inspiegabilmente avversarsi: Mitsuha al risveglio “si ritrova” nel corpo del giovane Taki, a Tokio, mentre il giovanotto si risveglia con le sembianze della ragazza, a Itomori. All’iniziale incredulità subentra gradualmente una sorta di “consapevolezza dell’impossibile” e i due giovani cominciano a comunicare tra di loro, lasciandosi messaggi, appunti e scritte su pagine di diario e sugli smartphone, perché scambiarsi di posto – e, soprattutto, di corpo – si rivelerà spesso imbarazzante e complicato per entrambi. L’arrivo di una cometa sull’arcipelago nipponico stravolgerà il corso degli eventi e i due ragazzi dovranno lottare per potersi incontrare di nuovo (anzi, per la prima volta), nonostante le memorie di questa incredibile esperienza svaniscano, fino a dimenticare persino il nome dell’altro.

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L’universo di Shinkai

Shinkai rivitalizza un topos della letteratura e della fumettistica giapponese come il body swap, lo scambio di anime e corpi – se ne parla già in un testo millenario come il Torikaebaya Monogatari e lo sovraccarica di significati ancora più densi: qui a “scambiarsi” sono anche i sessi dei protagonisti, espediente che consente al regista di proseguire la sua riflessione sulla comunicazione e i punti di non contatto tra uomo e donna. La pellicola miscela efficacemente registri narrativi diversi, con una prima parte che strizza l’occhio alla fiction adolescenziale e alla commedia degli equivoci, in uno spirito di puro intrattenimento, e una seconda parte sospesa tra melodramma e romanzo filosofico, con spruzzate di disaster movie e cinema di fantascienza. I riferimenti all’attualità nipponica, come il terremoto del 2011 nella regione di Tōhoku e le conseguenti esplosioni nelle centrali nucleari di Fukushima Dai-ichi, e le urgenze ambientaliste increspano il mare delle allusioni al contrasto tra tradizione e modernità, villaggio rurale e metropoli, riti millenari – come la cerimonia del kuchikami no sake e l’antica arte mizuhiki della tessitura di corde – e l’universo della tecnologia più avanzata. Ed è alla nonna di Mitshua, sacerdotessa del tempio e depositaria dell’antica saggezza, che vengono affidati questi passaggi salienti. Su tutto campeggia la scoperta della propria identità e la ricerca e il riconoscimento dell’altro da sé, due percorsi ineludibili ai fini della propria ragione d’essere nel mondo e ugualmente inestricabili l’uno dall’altro. E se i continui loop temporali nella seconda metà del film si affastellano vertiginosamente, rendendo piuttosto faticoso e cervellotico il processo di assimilazione ed immedesimazione dello spettatore, ecco che viene in soccorso la suggestiva colonna sonora composta da Yōjirō Noda, cantante della rock-band giapponese dei Radwimps, come perfetto accompagnamento ai dialoghi e ai monologhi dei personaggi, quasi una guida su pentagramma nell’evoluzione emotiva del racconto. La confezione grafica è di quelle di lusso, avvalendosi di un’animazione “liquida” e raffinata che armonizza il gusto della tradizione nella cura maniacale per il character design dei protagonisti al potente lirismo degli scenari imbevuti di luce e di riverberi fiammeggianti, con immagini di intenso fascino che ritraggono i grattacieli e le fiumane umane dell’avveniristica Tokyo e la natura idilliaca dei laghi e delle montagne di Itomori, fino al cielo infinito cosparso di astri e di scie incandescenti.

Tu chi sei? Come ti chiami?

your-name-5L’importanza di un nome nell’assenza di tutto il resto. Un nome a cui aggrapparsi, un nome per la vita. Un nome da scrivere sul palmo della mano per tenerlo stretto in un pugno, un  nome che in fondo può anche chiamarsi semplicemente “ti amo”. L’angoscia della perdita di identità e di un risveglio senza memoria fecondano da sempre il terreno della letteratura ed impollinano lo stigma della narrazione cinematografica (si veda il recente Embers). Per stemperarne la drammaticità interviene la magia dell’innamoramento che rende sicuri di riconoscere l’altro istantaneamente e che agisce come spinta fiduciosa quando la ricerca si fa affannosa e priva di punti di riferimento. Incontrarsi è una corsa contro il tempo e nello spazio, è un’esigenza esistenziale perché il proprio nome resta un suono vuoto se non è pronunciato dall’altro, il solo capace di riempirlo di significato. Le parole acquistano senso attraverso il dialogo. E la potenza di un messaggio d’amore inciso dall’inchiostro a fior di pelle sfida le capacità mnemoniche di un processore per farsi luce guida nell’oscurità, come una cometa che ci riveli il cammino. Vale davvero la pena tentare di trattenere tutta questa bellezza, evitando che ci scivoli via come granelli di sabbia tra le dita. Shinkai vi riesce e ci invita a custodirne il messaggio in una stretta di mano.

QUI l’elenco delle sale in continuo aggiornamento


Titolo originale: Kimi no Na wa.

Regia: Makoto Shinkai

Origine: Giappone, 2016

Distribuzione: Dynit e Nexo Digital

Durata: 107′