"Non è mai troppo tardi", di Rob Reiner

Grande film terminale in cui si alternano abilmente commedia e dramma con un immenso Freeman e con Nicholson che si adegua dopo essere stato inizialmente leggermente fuori le righe. Reiner parla di vita vissuta come in Storia di noi due e con squarci del sentimentalismo di Il Presidente – Una storia d’amore. Non c’è nessun eccesso melodrammatico. Piuttosto sono presente un affetto, un amore, davvero contagiosi.

Il tempo che resta. Non è mai troppo tardi parte dal cielo, dalle nuvole. Quasi un bagliore di un film fantastico, quasi un film futuristico. La voce fuori-campo ridà forma alla memoria, dando modo al passato di riprendere consistenza. Come in Stand By Me, è sempre la morte che riattiva la vita. Lì uno scrittore (interpretato da Richard Dreyfuss), colpito dalla notizia del decesso di un amico ricorda un episodio vissuto nell’estate del 1959 quando, con lui e con altri coetanei, era andato nei boschi di Castle Rock (nell’Oregon) per ritrovare il corpo di un ragazzo scomparso. In Non è mai troppo tardi invece è la vita di Edward Cole (Jack Nicholson) e Carter Chambers (Morgan Freeman) che viene raccontata in un flashback quasi coincidente a tutta la durata del film. Il primo è un magnate d’industria multimilionario. L’altro invece è un meccanico afroamericano. Diversissimi tra loro sono accomunati dallo stesso destino. Sono entrambi malati terminali e si ritrovano nella stessa stanza d’ospedale. Decidono però di non attendere passivamente la morte e di realizzare tutto ciò che non hanno potuto fare prima per mancanza di tempo, denaro o pigrizia.

La lista di Reiner. Se in La sposa in nero di Truffaut e in Kil Bill c’era un elenco di persone da eliminare fisicamente, in Non è mai troppo tardi ci sono invece una serie di desideri, azioni, follie. Quello del cineasta statunitense è un film sulla morte profondamente vitale, che frantuma spazi mai realizzati prima (Himalaya, Hong Kong, Francia, Egitto) in un giro del mondo (dello spazio) in un tempo necessariamente limitante. La pellicola di Reiner è piena di euforia (il lancio dal paracadute, la sfida con le auto). I due protagonisti sono in un continuo cortocircuito con se stessi. Le loro figure si scontrano con l’aria per fuggire/ritrovare se stessi. Reiner controlla e alterna abilmente la commedia con il dramma e se nella prima parte (soprattutto i momenti nella stanza d’ospedale) Nicholson tende ad andare leggermente fuori le righe al contrario di un controllatissimo e magnifico Freeman, successivamente il film raggiunge anche un invidiabile equilibrio. Quella di Edward e Carter non è una fuga. E’ un obiettivo, lo stesso che ci si prefiggerà e si realizzerà se ci si troverà in quella situazione. Alcuni momenti, soprattutto quelli tra Carter e il suo assistente, hanno residui di quella brillantezza dei dialoghi di Harry ti presento Sally. Il film diventa potentemente denso però soprattutto nei suoi squarci più privati. Reiner accenna da una parte a quel vibrante sentimentalismo di Il Presidente – Una storia d’amore. Soprattutto però Non è mai troppo tardi apre un vissuto familiare degno di Storia di noi due, evidente nella reazione della moglie di Carter quando viene a sapere che al marito resta poco da vivere e che lui ha deciso di non trascorrere i giorni che gli restano in un letto o nell’incontro tra Edward e la figlia dopo molti anni. Frammenti brevissimi, lampi di vita autentica, dove ogni immagine, ogni inquadratura si stratifica e si cristallizza, degna di essere ricordata per sempre, come il sublime momento del pranzo in famiglia a casa di Carter dopo che è tornato a casa. In Non è mai troppo tardi, come nell’intenso L’ultimo sogno c’è un qualcosa di proprio, di personale da lasciare non tanto in eredità, ma proprio come un regalo eterno. Nel film di Winkler c’è la costruzione della casa dei sogni da parte di un architetto a cui resta poco da vivere. In quello di Reiner c’è invece il ricordo, anzi il miglior ricordo da lasciare in quelli che restano. Ritorna alla mente quel metro di Aprile in cui era idealmente segnato il tempo già vissuto e quello che resta da vivere. Reiner amplia questo metro, lo allunga a dismisura e porta la vita oltre la morte. Senza nessun eccesso melodrammatico ma con un affetto, un amore contagiosi. L’opera di Reiner lascia il segno. Come la vita dei due protagonisti, il cui valore si misura nel ricordo che lasciano.    

 

Titolo originale: The Bucket List

Regia: Rob Reiner

Interpreti: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes, Beverly Todd, Rob Morrow

Distribuzione: Warner Bros. Italia

Durata: 96’

Origine: Usa, 2007

 

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