CANNES 56
CANNES 56 - "Mille Mois" di Faouzi Bensaid (del 27/05/2003)
E' l'unico film arabo e africano ad essere stato accettato nella selezione ufficiale, all'interno della sezione "un certain regard"; sezione onorabile ma la pellicola avrebbe potuto ben figurare nella competizione ufficiale. Un film promettente che lascia lo spettatore in una dolce incertezza. Di un cineasta da tenere a mente.
CANNES 56 - "Elephant" di Gus Van Sant vince a sorpresa la Palma d'Oro (di Simone Emiliani, del 26/05/2003)
Al cineasta statunitense (già autore di Belli e dannati, Will Hunting, Finding Forrester) è andato anche il premio per la regia. Restano a mani vuote Lars Von Trier e Clint Eastwood, mentre un altro dei favoriti, Denys Arcand, si è dovuto accontentare del premio per la sceneggiatura e quello per la miglior attrice femminile, Marie-Josée Cruze.
CANNES 56 - "Father and son", di Aleksander Sokurov (di Grazia Paganelli, del 24/05/2003)
Come un sogno, un pensiero sottile, questo film ci riporta a vagare nelle leggerezze di un cinema fatto di aria, di luce, di attese e di sguardi. Sokurov gira la sua elegia forse più personale perché il suo sguardo pare completamente rivolto all'interno, intro-verso in una dimensione di ascolto nell'intimità di un silenzio generoso e ricco di senso
CANNES 56 - "The Fog of War", di Errol Morris (Séances spéciales) (di Francesco Zippel, del 24/05/2003)
Ritratto di Robert McNamara, ex presidente della Ford, segretario alla difesa con JFK e Lyndon Johnson e figura di spicco della World Bank. Documento di grande importanza storica e civile "The Fog of War" contribuisce a diradare la nebbia che avvolge alcuni momenti chiave della Guerra Fredda, concentrandosi su alcuni episodi a dir poco drammatici
CANNES 56 - "Shara": il cinema che genera di Kawase Naomi (di Massimo Causo, del 24/05/2003)
L'atto conclusivo di questo 56.mo Festival di Cannes si consegna alla rigenerazione e alla forza di vita del cinema della regista giapponese. Nell'economia di questo Concorso, "Shara" rappresenta davvero il momento estremo di un filmare in grando di stare nelle cose del mondo
CANNES 56 - "L'isola", di Costanza Quatriglio (di Giuseppe Gariazzo, del 24/05/2003)
É il mito per il mare a conquistare, è lo sguardo neutro, asciutto, della regista a sorprendere, a costruire il film come una collezione d'indizi, un'indagine secca per camera a mano, panoramiche, carrellate nelle superfici e profondità, e anche in quelle di volti anziani pieni di storia o giovanissimi che appena cominciano a farla, la storia di sé
CANNES 56 - Gli ultimi fuochi (di Simone Emiliani, del 24/05/2003)
Presentati gli ultimi deludenti film del concorso, "Les côtelettes" di Bertrand Blier e "The Tulse Luper Suitcase" di Peter Greenaway. Attrae invece il riuscito documentario su Claude Sautet, cineasta ancora troppo sottovalutato.
CANNES 56 - "La colère des dieux", di Idrissa Ouedraogo (Marché du Film) (di Giuseppe Gariazzo, del 24/05/2003)
Ecco un capolavoro che il festival più importante del mondo ha rifiutato e che, con una luce "pallida" che annulla ogni orpello estetico per piacere all'occidente, ci racconta cosa accadde in un regno dell'Africa nera poco prima dell'arrivo dei colonizzatori europei. Un western/mèlo nel quale gli anni passano nella durata di una corsa nel deserto
CANNES 56 - Nomadismi terminali: "Robinson's Crusoe" di Lin Cheng-Sheng e "Talaye sorgh" di Jafar Panahi (di Simone Emiliani, del 23/05/2003)
Sia il film taiwanese che quello iraniano sono due esempi differenti di distanziamento ed estraneità del protagonista rispetto sia alla città sia agli altri personaggi. Incuriosisce "Robinson's Crusoe", lascia indifferenti e leggermente infastiditi "Talaye sorgh"
CANNES 56 - "Mystic River" di Clint Eastwood (Concorso) (di Simone Emiliani, del 23/05/2003)
Fuori le forme del poliziesco classico, "Mystic River" è invece un noir carnale. Se il godimento coincidesse con il desiderio, la nostra Palma d'oro è questa. Sia per il film, sia per gli attori.
CANNES 56 - "Il film è un'altra cosa dalla realtà": incontro con Clint Eastwood (di Fulvio Baglivi, del 23/05/2003)
Nel Palais di Cannes, il 73enne di San Francisco, che qui era già venuto nelle vesti di attore, produttore e regista, oltre ad essere presidente della giuria nel 1994, ha portato professionalità e carisma, ha portato se stesso, con l'indipendenza e il classicismo che lo caratterizzano; riuscendo a fare, come sempre, spettacolo.
CANNES 56 - "Filme de Amor" di Julio Bressane (di Fulvio Baglivi, del 22/05/2003)
Era dal 1967 che un film di Julio Bressane non veniva proiettato a Cannes. "Filme de Amor" è il suo ultimo (capo)lavoro, una proiezione/oggetto del desiderio, (del sesso e del cinema)
CANNES 56 - Il conflitto tra Cina e Giappone di "Purple Butterfly" e la lettura di Miller di Cechov con "La petit Lili" (di Simone Emiliani, del 22/05/2003)
Per la "Quinzaine des réalisateurs » presentata invece una delle opere più belle di questa edizione, "Deep Breath" dell'iraniano Shahbazi
CANNES 56: "The Brown Bunny" di Vincent Gallo (Concorso) (di Simone Emiliani, del 21/05/2003)
Gallo spezza quasi i collegamenti tra le immagini, si immerge in un vortice che si esplicita nella straordinaria e disperata sequenza dell'atto sessuale tra Daisy e Bud. Un film troppo nudo per essere apprezzato, accolto da fischi, quelli che si riservano a quelle opere dove il cinema e la propria esistenza diventano elementi troppo coincidenti.
CANNES 56 - Il ritorno di Arcand con "Les invasions barbares", le sonorità iraniane di "Deux anges" di Haghigat e la dittatura talibana di "Osama" di Barmak (di Simone Emiliani, del 21/05/2003)
Il film del regista canadese risulta troppo costruito nei dialoghi, così come quello iraniano sembra puntare a una bellezza eccessivamente plastica delle immagini. Forte è invece la denuncia in "Osama", diario di un calvario individuale e collettivo
CANNES 56 - Favole e follie: Uno sguardo sulla Quinzaine (di Fulvio Baglivi, del 21/05/2003)
"Le Monde Vivant" di Eugéne Green, il portoghese "Quaresma" di Josè Alvaro Morais e "Des Plumes dans la Tete" del belga Thomas de Thier: tre film della Quinzaine des Réalisateurs che finora confermano l'anno non proprio esaltante della Croisette.
CANNES 56 - Il doppio corpo della profezia: "Tiresia" di Bertrand Bonello (di Massimo Causo, del 21/05/2003)
Ha diviso il pubblico di Cannes il nuovo film del regista del "Pornografo", che rilegge il mito greco sul corpo di un transessuale rapito ed accecato da un sacerdote
CANNES 56 - "Arimpara" di Murali Nair (di Grazia Paganelli, del 20/05/2003)
Terzo, graffiante film per il regista indiano Murali Nair (con Il trono di sangue ha vinto alcuni anni fa il Torino Film Festival) che in Arimpara ritorna a raccontare una storia dipinta con la crudele ironia di un cinema che accetta di osare spingendosi fin oltre gli sviluppi prevedibili del grottesco.
CANNES 56 - "Bright Future" di Kiyoshi Kurosawa (Concorso) (di Fulvio Baglivi, del 20/05/2003)
E' ancora un film sulla "gioventù", dopo "Elephant"
di Gus Van Sant, ad illuminare la selezione ufficiale, finora abbastanza spenta, di Cannes 2003.
Con la visionarietà di Kurosawa si esprime attraverso gli occhi di Yuji, il suo pensiero nei simboli che semina dall'inizio alla fine.
CANNES 56 - "Le temps du loup" di Michael Haneke (Fuori concorso) (di Simone Emiliani, del 20/05/2003)
Le inquadrature di Haneke sembrano pesare, sembrano avere una consistenza troppo elevata per la retina, in cui immagine, parola, suono, viene come catturata da uno sguardo indifferente a quello che mette in scena.
CANNES 56 - "Ogni film è un'esperienza personale" Incontro con Nicole Kidman (di Fulvio Baglivi, del 20/05/2003)
La bellissima Nicole, look "alla Eyes Wide Shut", occhialini e capelli raccolti, di nero vestita, è stata finora l'unica attrice a rubare la scena (per intelligenza e professionalità) ad un regista durante una conferenza stampa.
CANNES 56: Dalle carceri di "Carandiru" di Hector Babenco al viaggio australiano di "Japanese Story" di Sue Brooks (di Simone Emiliani, del 19/05/2003)
Nella "Semaine de la critique" sono stati invece presentati "reconstruction" del danese Christoffer Boe e il franco-belga "Depuis que Julie est parti" di Julie Bertuccelli
CANNES 56 : "Dogville" di Lars Von Trier (Concorso) (di Simone Emiliani, del 19/05/2003)
Lo sguardo del regista danese si attacca apparentemente sui corpi dei suoi personaggi, ma in realtà li guarda da una posizione superiore, li giudica. Von Trier quindi come il Regista-Dio che lascia seguire ai suoi personaggi un percorso di sofferenza cristologica prima del giudizio finale
CANNES 56 - Riguardare la vita (propria): "S21, La Machine de Mort Khmér Rouge" e "Mille Mois" (di Fulvio Baglivi, del 19/05/2003)
Ritornano entrambi nei luoghi e nel periodo della propria infanzia, il cambogiano Rithy Panh e il marocchino Faouzi Bensaidi, registi che oggi gravitano intorno al cinema francese, accomunati da un passato che li ha visti costretti a fuggire da regimi politici (oppressivi).
CANNES 56 - "Elephant" di Gus Van Sant (Concorso) (di Fulvio Baglivi, del 19/05/2003)
Breve (80'), dolce e monocorde, come un disco degli Husker Du.
Gus Van Sant è il rovescio di avvoltoi quali Larry Clark e soci, è il canto d'amore che si contrappone agli apocalittici mitteleuropei stile Haneke o Seidl; senza essere da meno nel "filmare il corpo" o nella "ambientazione sociale".
CANNES 56 - "Swimming Pool" di François Ozon (Concorso) (di Simone Emiliani, del 18/05/2003)
Le tensioni create tra le due protagoniste, quel clima di contagio nervoso, sono elementi che appaiono già troppo scritti prima di essere filmati. Il lavoro sul romanzo giallo di Sarah è un po' come quello di Ozon nel far precipitare i residui del giallo dentro la quotidianità delle sue donne.
CANNES 56 - Gli spazi ristretti di "Young Adam" di David MacKenzie, "Milwaukee, Minnesota" di Allan Mindel, e l'ultima follia di Takashi Miike (di Simone Emiliani, del 18/05/2003)
Se "Young Adam" cerca di raggiungere delle forme oniriche oltre la realtà, "Milwaukee, Minnesota" invece è un riuscito spaccato di provincia dove emergono i segni malati del tempo passato. Takashi Miike prosegue invece nella decomposizione dei suoi yakuza.
CANNES 56 - Collasso in digitale: "America Splendor" e "All tomorrow's Parties" (Un Certain Regard) (di Fulvio Baglivi, del 17/05/2003)
Due film apparentemente lontani l'americano "American Splendor" di Shari Springer Berman e Robert Pulcini ed il cinese "All Tomorrow's Parties" di Yu Lik Wai. Ovest e est che si incontrano qui a Cannes nel concorso Un Certain Regard, diversi i continenti e i contenuti, che però si incrociano varie volte
CANNES 56 - I due volti del realismo: il turco "Uzak"(Lontano) di Nuri Bilge Ceylan e l'inglese "Mother" di Roger Michell (di Simone Emiliani, del 17/05/2003)
Le immagini fisse più attraversate che ricostruite condizionano le forme documentaristiche di "Uzak", mentre "Mother" è un falso "spaccato familiare" che guarda Mike Leigh. In concorso anche "Il cuore altrove" di Pupi Avati
CANNES 56 - Moretti corto e più corto (di Massimo Causo, del 17/05/2003)
Sulla Croisette "Séance Spéciale" per due (quasi) inediti morettiani: "Il grido d'angoscia dell'uccello predatore - 20 tagli d'Aprile" e "The Last Customer", girato a New York e dedicato alla chiusura di una antica farmacia
CANNES 56 - "Les Ègarés" di André Téchiné (Concorso) (di Fulvio Baglivi, del 16/05/2003)
La transizione che compiono i due protagonisti, alternando fascinazione e repulsione, è calata in una dimensione da dramma bucolico, in cui entrambi assumono i ruoli "naturali" del "cacciatore" e della "educatrice/casalinga", con Philippe che guarda ad Yvan come ad un padre, tra ammirazione e gelosia
CANNES 56 - "Panj é asr" (Alle cinque del pomeriggio) di Samira Makhmalbaf (Concorso) (di Simone Emiliani, del 16/05/2003)
Nel film della Makhmalbaf ci sono molteplici spostamenti ma quello che sembra essere assente è proprio il movimento dei corpi, la loro energia. Resta così un'opera anche troppo diretta, già lavorata visivamente in un set che aveva invece bisogno di estendere quella sua "grezza primitività"
CANNES 56 - Portogallo-Croisette: l'ultima opera di Monteiro e la «Casa Bianca» di Botelho (di Simone Emiliani, del 16/05/2003)
Presentati anche in concorso "Les égarés" di Téchiné, mentre delude il film de la "Semaine de la Critique" "Elle est de notre"
CANNES 56 - "La guerra è una tragedia in qualsiasi momento" Incontro con André Téchiné (di Fulvio Baglivi, del 16/05/2003)
Subito dopo la proiezione mattutina del suo ultimo film, "Les Ègarés", presente nel concorso ufficiale, André Téchiné si presenta in sala stampa accompagnato da una Emmanuelle Béart (Odile nel film) tutta in nero (con borsetta rossa) e dal giovane Gaspard Ulliel (Yvan).
CANNES 56 - "Matrix Reloaded": la catarsi interrotta (di Massimo Causo, del 16/05/2003)
Ecco "Matrix Reloaded", che apre ufficialmente - e anche chiude, visto il programma... - il versante più clamoroso di un Festival di Cannes che appare, a due giorni dall'inizio, proiettato verso una dimensione rigorosa e poco effettistica.
CANNES 56 - "Ce jours là" di Raoul Ruiz (Concorso) (di Simone Emiliani, del 15/05/2003)
Tra favola politica e poliziesco, una genealogia del crimine dagli esiti più alti del cinema di Ruiz, che aspira a raggiungere il principio di in/animazione lasciando sullo sfondo l'oppressiva presenza di una Svizzera chiusa come un romanzo di Dürrenmatt
CANNES 56 - Lo sperimentalismo di Desplechin tra il documentario blues di Wenders e il ritorno di "Matrix" (di Simone Emiliani, del 15/05/2003)
Prendono il via oggi anche le sezioni della "Quinzaine des realisateurs" e de la "Semaine de la Critique" oltre alla presentazione di pellicole restaurate (tra cui "Un chien andalou" di Bunuel) e l'omaggio a Federico Fellini.
CANNES 56 - "La Cruz del Sur" di Pablo Reyero (Un Certain Regard) (di Fulvio Baglivi, del 15/05/2003)
L'opera prima del trentasettenne argentino Pablo Reyero, che apre il concorso Un Certain Regard, é un road-movie disperato; frantumazione del sogno della fuga da un mondo torbido e violento, pronto ad ingoiare le fragili esistenze di un sud che sembra portare ovunque le stesse croci.
CANNES 56 - Il festival si apre con "Fanfan la tulipe" di Gérard Krawczyk (di Simone Emiliani, del 14/05/2003)
La pomposità scenografica, la linearità dei caratteri, la multiformità cromatica che diventa quasi esibizione dei costumi, tolgono leggerezza a un film già programmatico nella sua appartenenza sia al genere sia al sistema produttivo di cui fa parte
CANNES 56 - Tempi Moderni (di Chaplin): Reloaded (di Fulvio Baglivi, del 13/05/2003)
La 56ma edizione di quello che è considerato il miglior festival del mondo paga lo scontro politico tra la Francia e gli USA e il conseguente boicottaggio delle major. Sicuramente il "gigante" è più che scalfito, ma promesse e premesse non mancano.
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