I Love…Marco Ferreri, di Pierfrancesco Campanella

Il cinema di Marco Ferreri è stato inspiegabilmente rimosso dal nostro immaginario collettivo come corpo estraneo e scomodo. Dopo la morte del regista milanese, avvenuta nel 1997 a 69 anni, si è verificato un progressivo ingeneroso ridimensionamento critico. Pierfrancesco Campanella (regista e giornalista) firma, a vent’anni esatti dalla morte, il documentario I Love …Marco Ferreri che è insieme omaggio e rivisitazione analitica. La voce narrante è quella di un investigatore che indaga sulla fine di Marco Ferreri, sospettando un omicidio o un suicidio. Su questa matrice finzionale, si innestano le due linee documentarie del film: da una parte l’analisi di alcune opere del maestro milanese, dall’altra interviste ad attori, attrici, storici, operatori culturali che completano le diverse suggestioni critiche.

Si parte dall’immagine incubo che turba il sonno del poliziotto: il corpo di King Kong giace riverso sul selciato mentre sullo sfondo si stagliano le Twin Towers. L’immagine è ripresa dal film Ciao, maschio (1978) ed è summa del pensiero ferreriano: quando la simbologia rimanda al massimo dell’astrazione, proprio lì è nascosto un riferimento pragmatico e concreto. Il cadavere del maschio occidentale giace esanime mentre un movimento anarchico sembra attirare verso il nulla. Poi scorrono le immagini di uno dei film “spagnoli” di Ferreri firmati con il grande Rafael Azcona: El Cochecito del 1960. Nella storia del vecchietto Don Anselmo, disposto a tutto pur di possedere una carrozzina a motore che lo possa inserire nel mondo dei disabili, è facile intravedere lo sguardo disilluso di Ferreri sul genere umano. Altro film fondamentale per mettere a fuoco la poetica ferreriana è Il Seme dell’uomo (1969): un uomo e una donna si trovano tra i pochi sopravvissuti di una catastrofe apocalittica. Tra scheletri di una società in dissoluzione e atti di cannibalismo Ferreri pone una pietra tombale su ogni possibilità di riscatto della nostra specie.
Dopo il trionfo di cibo e sesso de La Grande Abbuffata (1973), Marco Ferreri attraversa glimarco-ferreri-mastroianni-depardieu anni 80 con tre titoli originali: Chiedo Asilo (1979), Storie di Ordinaria Follia (1981) e I Love You (1986). Nel primo la regressione del maestro Roberto (Roberto Benigni) è una risposta non convenzionale all’insensatezza del mondo esterno; nel secondo Ben Gazzara impersona il poeta maledetto Bukowski alle prese con il mistero dell’universo donna; nel terzo Christopher Lambert si innamora di un oggetto elettronico che risponde ad ogni fischio. La distruzione dell’oggetto del desiderio rivela la componente autodistruttiva e la pulsione di morte sempre presente nei personaggi di Ferreri (la citazione di Dillinger è morto non è casuale). Negli anni 90 La casa del sorriso (1991) e Nitrato d’Argento (1996) aprono un importante discorso sull’universo degli anziani e sulla morte del Cinema.

Più traballante nella parte dell’indagine investigativa inficiata da qualche luogo comune di troppo e più rigoroso nell’intervento di storici e critici sulla materia cinematografica, I Love…Marco Ferreri ha comunque il merito di fare luce su un autore che sin dagli esordi aveva la capacità di essere tre passi avanti rispetto al proprio tempo. Tra le interviste segnaliamo quella a Piera degli Esposti che sottolinea la capacità di Ferreri di esaltare le prestazioni dei suoi attori e quella a Michele Placido che testimonia commosso l’ossessione di Ferreri per il cibo e la grande umanità nascosta dietro una scorza burbera e apparentemente cinica. I Love… Marco Ferreri diventa un doveroso e sincero omaggio di un fan cinefilo a un maestro che ha sempre navigato controcorrente con uno stile surreale e anarchico, e che ha sempre mostrato il coraggio impopolare di affermare il pessimismo della ragione sull’ottimismo della volontà.

Regia: Pierfrancesco Campanella
Distribuzione: Cinedea srl
Durata: 83′
Origine: Italia, 2017

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