Life – Non oltrepassare il limite, di Daniel Espinosa

La vita del regista straniero può essere difficile ma lo svedese Daniel Espinosa ha deciso di affrontarla nel modo più saggio possibile. I cinque anni che sono passati dall’esordio di Safe House sono stati caratterizzati da una condotta diligente e da una lodevole volontà di imparare la prassi hollywoodiana invece di rovesciarla. La scelta di non farsi notare attraverso i soliti vezzi autoriali degli europei ha pagato e al terzo film americano la sua professionalità si può dire perfettamente integrata. Nel 2015, il suo nome venne selezionato da Ridley Scott per Child 44 e l’esperienza è stata fondamentale anche se l’adattamento del best-seller di Tom Rob Smith ha avuto una vita commerciale sfortunata. La supervisione produttiva del celebre cineasta inglese è stata sfruttata come un prezioso apprendistato di cui Life rappresenta un esemplare coronamento.
La storia della creatura che attacca gli umani che l’hanno allevata nell’interno claustrofobico di una stazione spaziale è talmente speculare a quella di Alien da non meritarsi nemmeno la sottolineatura delle somiglianze. Tuttavia, il rapporto con Ridley Scott non si riduce alla questione di un ingenuo plagio narrativo perché Daniel Espinosa cerca soprattutto di emulare la sua straordinaria capacità di assimilazione visiva. Il suo film tenta di imitare le atmosfere e le inquadrature che hanno funzionato in situazioni diverse e prova a riassemblarle in una nuova sintesi in cui sulla carta dovrebbero valorizzarsi per accostamento. I luoghi comuni dell’horror fantascientifico vengono accuratamente disposti nella speranza che una nuova combinazione possa non solo replicarne l’effetto ma riesca addirittura ad amplificarlo. Il suo tentativo di ingegneria cinematografica pesca non solo dalla celebra saga dello xenomorfo assassino ma anche da Gravity di Alfonso Cuaron e da un found-footage inedito come Apollo 18 di Gonzalez Lopez-Gallego.

Se il suo esperimento arriva senza affanni al twist finale è principalmente perché il regista possiede almeno un invidiabile senso del tempo del racconto e sa movimentare il suo lavoro di taglio e cucito. I personaggi si muovono davanti ad una macchina da presa che flutta come un’astronauta in un layout consolidato e Daniel Espinosa deve concentrarsi soltanto sui mezzi per spremere ogni goccia di tensione dalla sceneggiatura. La variazione sul tema della scienza che va troppo oltre e mette a repentaglio la sopravvivenza dell’umanità è solo un ennesimo prestito che non chiede di essere preso troppo sul serio nelle sue implicazioni etiche. I dialoghi sull’opportunità di salvare una vita terrestre che potrebbe non meritarselo sono uno strumento per stabilire una familiarità con lo spettatore e a predisporlo ad un certo tipo di emozione calcolata. Quando qualcuno solletica una vita aliena ad esprimere la sua vera natura si scatena sempre una catena di eventi inevitabile che il copione di Rett Rheese e di Paul Wernick non esita a riproporre puntualmente.

La coppia era chiamata a confermarsi dopo aver firmato lo script di Deadpool per la Marvel e si è prestata all’ennesimo patchwork cinefilo a cui ci ha abituati sin dai tempi di Zombieland del 2009. La collaborazione con Daniel Espinosa è nata sotto il segno di una comunione di intenti in cui anche il senso di deja vu figura come un dettaglio per esaltare l’azioneLa qualità principale di Life è quella di conoscere perfettamente cosa deve accadere e come deve succedere e il film non manca mai l’appuntamento con la tappa obbligata. Gli attori si prestano al gioco senza ribellarsi e senza mai cercare di mettersi in prima linea rispetto all’assoluta centralità di un meccanismo convincente. Il meglio che si possa dire di David Espinosa è che sa molto bene come armonizzare lo stile degli altri e la sua filmografia dimostra che lo prenderebbe come un complimento.

 


Titolo originale: Life

Regia: Daniel Espinosa

Interpreti: Jake Gyllenhaal, Rebecca Ferguson, Ryan Reynolds, Hiroyuki Sanada, Ariyon Bakare, Olga Dihovichnaya

Orgine: USA, 2017

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 103′