#Oscars2017 – Il futuro è Moonlight o… Manchester

Tra pochi giorni le nomination ai Golden Globe daranno inizio alla stagione dei premi che si concluderà il 26 febbraio con l’assegnazione degli Academy Award. Siamo ancora ai preliminari ed è certamente presto per fare pronostici. La stagione al momento sembra meno infuocata e competitiva rispetto alle annate precedenti e l’edizione 2012-13 in cui finirono in nomination opere come Lincoln, Argo, Zero Dark Thirty, Django Unchained, Re della terra selvaggia, Il lato positivo e Amour, sembra onestamente un lontano ricordo. Di certo c’è solo il nome del conduttore che presenterà l’edizione, raccogliendo l’eredità dello scoppiettante Chris Rock: sarà il comico Jimmy Kimmel, protagonista di un seguitissimo show sulla Abc. Lui probabilmente non dovrà affrontare – come fece Rock – una nuova polemica sull’esclusione degli artisti di colore dalle candidature. Quest’anno sicuramente non saranno OscarsSoWhite, anche perché nel frattempo Hollywood ha dovuto incassare un colpo ben più violento e destabilizzante: la presidenza Trump, osteggiatissima dalla totalità dell’establishment cinematografico ad eccezione di Clint Eastwood e – scommettiamo? – Mel Gibson.

Facendo una breve panoramica sui pochi premi assegnati finora da critici e addetti ai lavori, sembrano due i film più quotati: Manchester by the Sea di Kenneth Lonergan e Moonlight di Barry Jenkins. Il primo ha preso voti altissimi ovunque e ha vinto il National Board of Review – che lo scorso anno andò a Mad Max: Fury Road – mentre il secondo ha trionfato ai Los Angeles Film Critics Association e ai New York Film Critics Circle, convincendo quindi i giornalisti delle più due grandi metropoli statunitensi. Se aggiungiamo anche il National Board vinto da Jenkins come regista diventa scontato considerare il melo omosessuale all black come la possibile grande sorpresa dei prossimi Academy. Le carte in regola in effetti ci sarebbero tutte: produzione indipendente, attori e regista afroamericani, tema anticonvenzionale ma progressista. E la comunità nera quest’anno potrebbe persino bissare con Fences di Denzel Washington, il film da regista dell’attore americano già due volte premio Oscar, che sembra molto quotato soprattutto nelle categorie degli interpreti.

la-la-land-reviewsLe prossime settimane ci diranno qualcosa in più. Ad esempio a proposito di La La Land, il musical di Damien Chazelle che incantò il Festival di Venezia. È sicuramente un film che otterrà molte nomination e da mesi è sulla bocca di tutti come possibile vincitore, ma forse potrebbe risultare troppo colorato e ottimista per l’America di oggi. Un film musicale non vince dai tempi di Chicago (2003) e prima ancora dobbiamo tornare ai successi di Bob Fosse (Cabaret, All That Jazz), che fu premiato come regista ma non ottenne mai il riconoscimento più ambito. È presto anche per capire che destino avrà Silence di Martin Scorsese. È un progetto personale che il regista italoamericano insegue da 28 anni. Il trailer è piaciuto a molti, uscirà negli USA a Natale ma il tema potrebbe risultare lontano dai recenti gusti dell’Academy e da quelli del pubblico. E poi non c’è Leonardo Di Caprio, che è stata la garanzia mediatica degli ultimi film di Scorsese.

C’è qualcuno infine che scommette sulla riabilitazione artistica e hollywoodiana di Mel Gibson. Il funanbolico Hacksaw Ridge sembra sia piaciuto a molti giurati, al punto che Gibson potrebbe entrare nella cinquina dei registi ed Andrew Garfield in quella degli attori. Quest’ultimo ha molte chance. È anche il protagonista di Silence e il 2017 potrebbe essere il suo anno. Intanto però, se volete scommettere qualcosa, meglio puntare su Manchester e Moonlight.