Sofia Boutella: dalla Nike a madrina del Dark Universe

Nulla di più facile sarebbe sparare a zero e con gusto puramente omicida sul gigante Marvel/Disney. Siamo alla quindicesima pellicola e in fondo il loop è ancora in proiezione, e le traiettorie di devianza, citiamo a buon ragione Avengers: Age of Ultron, finiscono per saltare, e si deve dire a buon diritto di nascita, sull’immenso carro del vincitore: ironia forzata da fucili puntati, sequenze acrobatiche spalmate su buona parte del prodotto ecc. Ma non siamo qui, e lo ripetiamo, per criticare l’autoesclusione USA dagli accordi di Parigi, troppo facile. Tuttavia, considerando la becera risposta dell’auspicato contraltare Marvel, la DC, che avrebbe dovuto innalzare la bandiera di un universo altro, con fattezze contrarie quanto parallele, perché in qualche modo i fan andranno pure canalizzati, ci resta un unico eroe da tifare in arena: il neonato Dark Universe. Nel 2014 gli Universal Studios annunciarono l’ingaggio di due autori: Alex Kurtzman e Chris Morgan per inaugurare la propria era dei mostri. E quale genitore migliore se non la major battezzata come madre di B movies? Un cantiere vivace e ambizioso, con una data di scadenza da lasciare in sospeso visti i progetti già confermati e le possibili figliolanze. Per ora, oltre al reboot de La Mummia, da poco in sala, sappiamo de La moglie di Frankestein, diretto da Bill Condon (La Bella e la Bestia), con Javier Bardem nel ruolo del mostro, e di altre quattro pellicole, omaggio ai caratteri più celebri della Universal (Dottor Jekyll, interpretato da Russell Crowe, l’Uomo Invisibile, Johnny Depp, l’Uomo Lupo, Van Helsing e il Mostro della laguna nera). Inoltre, appena qualche giorno fa, lo stesso Kurtzman ha annunciato l’espansione del franchise e il rispolvero di tre figure apparentemente antitetiche ma dal fascino affine: Dracula, il Fantasma dell’Opera e il Gobbo di Notre Dame.

Senza soffermarci sul valore dell’apripista, La Mummia, proviamo a rovistare nel bagaglio della novità in questione: l’attrice Sofia Boutella. Da giorni circolano in rete filmati, tra cui trailer di film di prossima uscita, oppure ripescaggi “disumani” per antropomorfizzare quella Ahmanet che nel rifacimento di Kurtzman appare tutto fuorché “vista” e dunque, tantomeno, conosciuta. Saltiamo l’infanzia nella periferia di Algeri e arriviamo all’entrata nella nazionale olimpica francese di ginnastica ritmica. Un’adolescenza faticata, in continuo esercizio e sforzo psicofisico, a cui si va ad aggiungere la passione per l’hip hop e la consacrazione grazie a conoscenze ben più che comuni: Madonna la vuole nel suo Confession Tour, si esibisce in concerti di Rihanna e Jamiroquai, la Nike la lancia a velocità supersonica in uno spot perfettamente studiato per allineare la tradizione del contest hipoppettaro con la donna del nuovo millennio capace di giocare più che sfidare ritmi e vibrazioni lontani anni luce dal secolo breve. Poi quello che forse Boutella racconterà ai nipotini: Hollywood Tonight, la partecipazione in prima linea nel video dell’ultimo singolo del Re del Pop. Un’ottima trasversalità, in puro stile 2000, e la chance di fiorire in campi inizialmente legati alla passata preparazione da atleta/danzatrice.

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Un ulteriore passo verso L’Olimpo della fiction è del 2014 con la parte della spia Gazelle in Kingsman – Secret Service, di Matthew Vaughn, ma quale migliore occasione, se non il titolo conclusivo di una trilogia reboot tratta da un serial macinatore di consensi, per entrare da titolare in quell’Olimpo? Parliamo di Star Trek Beyond, di Justin Lin, in cui Boutella veste i panni di Jaylah e si confronta con personalità dello spettacolo da tempo affermate: Idris Elba, Chris Pine, Zoe Saldana ecc.

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Nonostante le reazioni tiepide, il film di Kurtzman è stato il vero battesimo del fuoco per l’attrice. La rivedremo il 28 agosto negli Stati Uniti e il 17 agosto in Italia nel nuovo film di David Leitch (John Wick) Atomica Bionda, casa Universal, tratto dalla graphic novel The Coldest City, e accanto al Premio Oscar Charlize Theron. Sembra che Boutella, ripercorrendo la breve carriera, scelga in base a quanto di più lontano dalla tranquillità del quotidiano e di una visione pseudo-realistica, o comunque più verosimile, che il cinema ha da proporre. Nulla da lamentare, anzi. Pensiamo alla Johansson e all’uso sapiente di un corpo più votato all’eccitazione lasciva e che invece diviene creatura oscillante tra realtà disomogenee o di alternativa alla prevalenza umana. Sofia pare seguire la tendenza a divenire figlia di un altro Demiurgo, la digitalizzazione, e a trasferire la propria figura in un immaginario forse più ricco di spunti sulla contemporaneità. Desta notevole interesse vedere un corpo, allenato all’abnegazione sportiva, rinunciare a quella forza di stampo greco e fuoriuscire dallo schermo, rimbalzando dal pixel all’occhio, come trasfigurazione obbligata di un mondo in cui è più la proiezione che l’immagine “reale” a muovere curiosità, elogio, odio, invidia, ma soprattutto i budget e gli incassi dei film.

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