Ultimo tango a Parigi, di Bernardo Bertolucci

Uno dei film più importanti e clamorosi dell’intero cinema italiano che era stato fatto sparire per sempre. Intimistico e ribelle, straordinario e maledetto. In sala da oggi in versione restaurata

Oggi accade, ogni tanto, che qualche film subisca i tagli o la repressione della censura, per poi rivederlo dopo poche settimane, o qualche mese. Questo fa sì che spesso si giunge a sospettare che alcune pellicole abbiano addirittura utilizzato la censura come elemento di promozione del film stesso, perché genera chiasso ed attenzione sul film, per poi lasciarlo comunque uscire nelle sale. Non è questo certo il caso di Ultimo tango a Parigi, uno dei film più importanti e clamorosi dell’intero cinema italiano, perché al momento del suo sequestro sull’intero territorio nazionale, il film aveva incassato come mai nessun altro nella storia del nostro Paese, al punto che le classifiche “aggiornate” con l’inflazione dei tempi lo vedono saldamente in testa, con oltre 150 miliardi delle vecchie lire, ovvero, come commenta Bertolucci con soddisfazione ed una punta di ironia, “ben tre volte l’incasso del grande successo di Benigni, La vita è bella.”

Ultimo tango a Parigi Bernardo BertolucciStiamo perciò parlando non di un film d’autore invisibile e conosciuto solo agli adepti, ma del più grande successo commerciale della storia del nostro cinema, che, pur essendo un capolavoro riconosciuto (apprezzato prima in America dalla critica, e solo dopo, a non da tutti, anche da noi) è noto soprattutto per essere stato non solo “censurato” dall’apposita commissione che, nel 1972, impose il taglio di otto secondi della prima sequenza del rapporto tra Marlon Brando e Maria Schneider, ma successivamente processato e condannato (i suoi autori, regista e produttore) fino alla terribile distruzione del negativo operata nel 1976, che lo fece sparire “per sempre” da ogni possibile visione sul territorio nazionale. È una pagina oscura della storia del cinema italiano quella di questo film straordinario e maledetto, che vide anche Bertolucci condannato a due mesi di prigione (con la condizionale) ed impedito per cinque anni dei suoi diritti di cittadino (come votare, ad esempio). Eppure oggi ci risulta impossibile tutto questo. Sia perché è incredibile come un piccolo grande film intimistico e a suo modo “ribelle” (rispetto al cinema di allora, ma anche alle ideologie dell’epoca) possa aver catturato un così grande pubblico, e sia perché oggi l’idea di ciò che possa scandalizzare è ben mutata dal 1972.

Ultimo tango a Parigi Bernardo BertolucciUltimo tango a Parigi è frutto della creatività e della sensibilità assoluta di Bernardo Bertolucci, mixata con l’abilità visuale di Vittorio Storaro e della recitazione intensa e carismatica di Marlon Brando. È un film per certi versi claustrofobico, che racconta di dolore, solitudine e disperazione, dove il sesso consumato tra le pareti di un appartamento vuoto, da affittare, tra i due protagonisti Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider) si trasforma in un luogo “altro”, in una seconda vita, misteriosa e segreta, da cui tener fuori tutti gli orrori della quotidianità. È la storia di un incontro, quella tra una giovane ragazza parigina di vent’anni ed un quarantacinquenne americano trapiantato a Parigi, e il film si apre con un magnifico dolly che dal ponte della metropolitana ci porta giù per le strade sul corpo intero di Brando prima, e sul primo piano di lui disperato con le mani davanti agli occhi, subito dopo.

Il dolore, la morte, la disperazione, l’amore. È un film che esplode come una valvola di sfogo delle emozioni sopite, dove i protagonisti sembrano dar vita ad una sorta di ritorno all’animalità naturale dell’uomo, ma che in realtà ricercano solo dei nuovi sogni impossibili, un universo così maledettamente segnato dall’infelicità, dalla fine dei desideri. È un cinema romantico e “politico” quello che Bertolucci realizza in una stagione in cui il cinema politico era solo quello che raccontava il sociale, le lotte e gli scontri ideologici. Il regista parmigiano riuscirà nell’opera di trasferire il termine politica dal discorso collettivo imperante a quello di un cinema intimo, individuale, anticipando tensioni e pulsioni che saranno propri dei movimenti giovanili della fine degli anni Settanta.

 

Regia: Bernardo Bertolucci

Interpreti: Marlon Brando, Maria Schneider, Jean-Pierre Léaud, Massimo Girotti, Maria Michi, Giovanna Galetti, Catherine Allégret, Veronica Lazar, Catherine Breillat

Distribuzione: CSCP Distribution

Durata: 132′

Origine: Italia/Francia 1972