20.000 specie di api, di Estibaliz Urresola Solaguren

Un film sulla transizione sessuale vissuto dal di dentro sorretto da due ottime protagoniste ma eccessivamente trattenuto e forzato nelle metafore. Sofía Otero miglior attrice alla Berlinale.

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Scorre sotto pelle la transizione sessuale nel debutto nel lungometraggio della cineasta di Bilbao Estibaliz Urresola Solaguren. Un’estate nei paesi baschi diventa il luogo dove cambia tutto per Aitor, un bambino di 8 anni che sta soffrendo perché le persone si rivolgono a lui in un modo che lo mettono a disagio. Si sente femmina ma ha paura a far emergere la sua identità. La madre cerca di fargli vivere liberamente quello che prova, il padre ha paura, la nonna cerca di sostenerlo anche se non approva. Forse è proprio questa pluralità di punti di vista silenziosi e sofferti che segnano 20.000 specie di api, un film vive dal di dentro la transizione di genere attraverso frammenti di pensieri soggettivi. Innanzitutto ci sono quelli di Aitor, che dice di chiamarsi Cocó e poi Lucia (come la santa di Siracusa, che la nonna le ha fatto vedere in una scena fondamentale del film). Poi quelli della madre, che si porta addosso anche dei conflitti con la propria famiglia mai risolti.

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20.000 specie di api sembra arrivare dal cinema adolescenziale francese, con le inquietudini di Ozon di Estate ’85 ma declinate in un cinema più trattenuto, dove la rabbia, la tristezza, la libertà sono più implose. Probabilmente quello della regista basca è un film pensato a lungo, proprio per la ricchezza dei dettagli più personali e per la gestione dei tempi morti (le sculture) interrotti soltanto dalla drammatica ricerca della protagonista nel bosco. Si sofferma efficacemente sui volti di Aitor/Lucia e la madre, ottimamente interpretate rispettivamente da Sofía Otero (premiata come miglior attrice alla Berlinale) e Patricia López, mentre si perde nelle sottolineature eccessive delle paure (la piscina, il vestito cambiato al ricevimento) dove si prende anche un tempo eccessivo. Così come la simbologia delle api come alveare, quindi come famiglie, sono forzature di regia di cui il film non aveva bisogno. Aveva già le facce giuste e un punto di vista originale sulla transizione sessuale vissuta dal di dentro. Per questo, il film sarebbe potuto andare avanti da solo.

 

Orso d’argento per alla 73° Berlinale alla miglior interpretazione femminile a Sofía Otero

 

Titolo originale: 20.000 especies de abejas
Regia: Estibaliz Urresola Solaguren
Interpreti: Sofía Otero, Patricia López Arnaiz, Ane Gabarain, Itziar Lazkano, Sara Cozar, Miguel Garcés, Martxelo Rubio
Distribuzione: ARTHOUSE in collaborazione con Unipol Biografilm Collection
Durata: 129′
Origine: Spagna, 2023

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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