5 cm al secondo, di Makoto Shinkai

Se 5 cm al secondo è la velocità che un petalo di ciliegio in caduta dall’albero, impiega per toccare terra, la distanza che il film di Makoto Shinkai ha dovuto percorrere per trovare la sua forma definitiva è decisamente più lunga: presentato in anteprima al Future Film Festival nel 2008 e poi distribuito nei formati dell’home cinema da Kazé, il film trova oggi una sua rinnovata giovinezza grazie a Dynit, che lo ripropone in sala, con un nuovo doppiaggio, nell’ambito di un progetto ormai generale sull’opera dell’autore, tra nuove produzioni e insperati recuperi degli esordi (si pensi a quanto già compiuto con Oltre le nuvole, il luogo promessoci).

L’occasione della riscoperta è dunque anche quella di un confronto con il primo Shinkai, utile a stabilire la coerenza di un percorso rimasto tutto sommato articolato sulle stesse direttrici. La sua resta perciò una narrazione sospesa su intervalli temporali in cui i protagonisti si ritrovano di volta in volta costretti al confronto con il proprio sé, con i sentimenti e l’intensità del momento destinato magari a stemperarsi nel dopo, arrivando così a costituire un bagaglio perduto nella memoria, ma in un certo qual modo sempre presente nel rapporto con la vita. D’altra parte, l’aspetto più affascinante dell’opera di Shinkai è proprio questo, la commistione di una praticità che guarda al vero, all’attraversamento fisico di spazi ripresi con stile fotorealista, e l’idealismo di un animo sensibile che racconta sentimenti tanto intensi quanto delicati e pertanto fragili come il petalo in caduta dal ramo.

Tutto questo è articolato attraverso dei racconti che formano la trama del film: c’è il giovane Takako, legato all’amica Akari, allontanatasi per il trasloco della famiglia e che potrà essere incontrata di nuovo soltanto dopo un lungo viaggio in treno di una notte. C’è anche Kanae, compagna di scuola di un Takako più cresciuto, che spasima per lui ma non riesce a dichiararsi, e si contenta di trascorrere con l’amato il poco tempo del ritorno a casa. C’è infine ancora Takako, ormai adulto e disilluso, che nell’incontro fuggevole e quasi distratto con Akari rivive le emozioni di un tempo, sognando un nuovo inizio.

Il riferimento costante è sempre un gioco di essenzialità, che non fa comunque venir meno un disegno curato e orientato alla resa espressiva del colore, in cui risiede la cifra più appassionata dell’autore, in contrasto con la sintesi delle comunque eleganti figure. Rispetto alle opere più recenti – Your Name su tutte – è meno esibita la grandiosità del progetto, c’è una resa più minimale, ma il tutto mira comunque all’unicità dell’espressione artistica, non riproducibile all’infinito, perché iscritta in una singola storia e emozione.

Titolo originale: Byosoku go senchimetoru

Regia: Makoto Shinkai

Origine: Giappone, 2007

Distribuzione: Nexo Digital

Durata: 63′

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