Asian Dub Foundation: Swarm anticipa il nuovo Access Denied

Si intitola Swarm l’ultimo video, caricato circa un mese fa, da Asian Dub Foundation sul proprio canale YouTube ufficiale.

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Il singolo va a sommarsi alle anticipazioni dei mesi scorsi, Can’t Pay Won’t Pay (31 gennaio) e Stealing the Future (27 marzo), annunciando Access Denied, un album ‘esplosivo’ che va a commentare la situazione socio-politica attuale in Inghilterra e nel mondo.

Nato nel 1993, fin da subito Asian Dub Foundation si impegna nella denuncia delle ingiustizie sociali e la promozione della dissidenza verso un sistema politico corrotto e oppressivo.

Nonostante la formazione sia cambiata nel tempo (gli attuali membri sono Ghetto Priest, Dr Das, Chandrasonic, Brian Fairbairn, Aktarvator e Nathan Fluteboxer), gli ADF sono rimasti fedeli al proprio messaggio e alla commistione di stili diversi che li ha sempre contraddistinti, fino alle sonorizzazioni di cult militanti come L’odio portate in giro negli ultimi anni.

Infatti, spaziando dall’elettronica al reggae, dalla musica tradizionale bengalese e indiana a sonorità punk e ambient, la band riesce a creare un sound praticamente unico, che sia nei testi che nei ‘suoni’ abbatte le barriere e le divisioni tra i popoli, condannando ogni forma di razzismo.

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Con Access Denied, il cui rilascio è previsto per il 18 settembre, la voce degli Asian Dub Foundation torna a farsi sentire più forte che mai con una tracklist che già dai titoli preannuncia un album strutturato in modo da affrontare tutte le questioni più spinose e pericolose del presente e del futuro imminente per l’umanità.

Infatti, se già in Stealing the Future oltre a denunciare la tendenza di sempre più governi democratici ad adottare politiche autoritaristiche, con forte critica a politiche quali la Brexit e la chiusura delle frontiere, si invita la gioventù a ribellarsi al grido di “we gonna reclaim the future now”, in Swarm l’appello a fare fronte comune contro le ingiustizie è ancora più forte.

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Non a caso, il titolo di questo terzo singolo fa riferimento a una frase dell’ex Primo Ministro Inglese David Cameron, che in un commento ufficiale definì gli immigrati “a swarm of people”.
Gli ADF prendono il termine, usato in senso negativo dal politico, e lo esaltano in positivo rimarcando la capacità di uno sciame (swarm) di agire come un’unica mente per attaccare e difendersi come gruppo: “Swarm feel the power togheter: one mind, hive mind, one mind”.

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Il brano va così a unirsi al coro di voci che in tutto il mondo della musica (Run The Jewels e Pig Feet, Anderson .Paak e Public Enemy) e dello spettacolo (Dave Chappelle) si sta alzando contro il razzismo e gli abusi istituzionali, allargando la base di Black Lives Matter ad urgenze ed istanze universali.