Assault, di Adilkhan Yerzhanov

Dalla sezione Flash del FESCAAAL31, un film cinico e grottesco, che fornisce pochissimi punti di riferimento al proprio pubblico. Sorprende per la sua originalità coadiuvata dall’impeccabile regia

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Adilkhan Yerzhanov, regista del pluripremiato La tenera indifferenza del mondo ha presentato al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina la sua ultima fatica: Assault. Un’opera decisamente fuori dagli schemi, in grado di rileggere gli stilemi classici del thriller, inserendovi una decisa impronta comica.

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Centro narrativo della vicenda è una scuola situata in uno sperduto villaggio tra i ghiacci del Kazakistan. In un contesto scolastico surreale, tra insegnanti in crisi matrimoniale e bidelli omofobi, un gruppo di uomini armati e mascherati occupa la scuola. Complice la vigliaccheria di un professore di matematica che abbandona i suoi alunni, un’intera classe rimane bloccata nell’edificio. Data l’impossibilità di ricevere al più presto gli aiuti necessari da parte della polizia, un improbabile gruppo di otto improvvisati assaltatori pianifica di attaccare i terroristi e liberare i bambini intrappolati come ostaggi.

La narrazione procede per stacchi temporali in cui viene raccontata la bizzarra preparazione del gruppo d’assalto, composto da persone che non hanno esperienza di guerra né tantomeno di combattimento. Yerzhanov descrive con grande maestria tecnica la maldestra organizzazione da parte del gruppo, ricorrendo al frequente uso di panoramiche sul paesaggio completamente innevato, improvvisato campo di esercitazioni militari. Altrettanto interessante è la caratterizzazione dei protagonisti della vicenda, incapaci di gestire le proprie emozioni e allo stesso tempo rivendicatori di cinismo e pragmatismo. Alla base di questa impronta si trova l’equazione “preda-predatore”, più volte citata durante lo svolgimento della pellicola.

Il fulcro della riflessione di Yerzhanov sembra essere rappresentato dal concetto di relazione, o meglio, di dipendenza dagli altri esseri umani. Buoni e cattivi, prede e predatori si rivelano dipendenti uno dall’altro. Tra di loro vige un rapporto di bisogno reciproco, che si riflette anche nei toni della rappresentazione. In questo senso, comico e macabro sono fili che si intersecano tra loro per tutta la durata del film. E il connettore di questi estremi sembra essere la violenza, vera protagonista della vicenda. Non a caso, viene rintracciata una metafora del mondo animale, dove qualsiasi tipo di rapporto gerarchico è reso possibile dall’esercizio della violenza, per dimostrare il proprio predominio. Forse, proprio per questo il ritratto della società umana contemporanea da parte del regista Kazako si rivela decisamente impietoso.

Riflessioni a parte, quello di Yerzhanov è un film cinico e grottesco, che fornisce pochissimi punti di riferimento al proprio pubblico. Assault sorprende per la sua originalità coadiuvata da un impeccabile regia. Qualche passaggio di scrittura un po’ ridondante non mina le qualità di un’opera allo stesso tempo coraggiosa e intrigante.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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