Benedetta, di Paul Verhoeven

Attraverso il saggio di Judith C. Brown e la figura di Benedetta Carlini, il cineasta scopre nuove forme di piacere e di estasi. Con un’energia incontrollata, spettacolare e intima. Su MUBI

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C’è una cometa che cambia il colore del cielo. È rossastro, sembra uscire fuori da un dipinto religioso ma lascia avvertire anche l’oscuro presagio di un horror. Forse è ancora una questione di colori per il cinema di Verhoeven: ancora il rosso fuoco di Elle, le sue tracce intermittenti in Basic Instinct. In Benedetta il rosso crea una frattura improvvisa, lo scarto tra il miracolo, la fede e, al contrario, l’inganno, la truffa. Verhoeven stravolge l’iconografia non solo del film religioso ma anche il paesaggio del set italiano dove il film è stato girato.

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Basato sul saggio Atti impuri – Vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento di Judith C. Brown, Benedetta si ispira alla vita di Benedetta Carlini, una suora vissuta che nel 17° secolo, una volta entrata in convento, ha iniziato una storia d’amore con un’altra donna. Il film segue la sua protagonista già poco prima dell’ingresso nel convento di Pescia da bambina quando, accompagnata dai genitori, riesce a farsi restituire la catenina rubata alla madre dai banditi a cavallo. Diciotto anni dopo conosce Bartolomea, una giovane ragazza accolta nel monastero per proteggerla dalla violenza del padre. Tra le due donne scoppia una passione che è faticosamente trattenuta. Inoltre Benedetta ha continue visioni mistiche. La Badessa gli sui mette contro e il Nunzio Pontificio arriverà al convento per vedere quello che succede.

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Benedetta ha la corazza cyborg del poliziotto RoboCop ed è contornata dalla luce videoclip del cinema anni ’80 sul suo volto. Virginie Efira è la reincarnazione di Rebecca, il personaggio interpretato dall’attrice con Verhoeven in Elle. Nel suo viso apparentemente pulito ci sono i segni delle stimmate. I suoi occhi sono lo specchio dove Bartolomea, come dice il suo stesso personaggio, può finalmente vedere la sua bellezza. Nella sua mente convivono merità e menzogna, il dubbio tra la sua santità che protegge, solo Pescia, dalla peste e la blasfemia. Verhoeven travolge il biopic religioso, lo trasforma in un viaggio al Paradiso e poi all’Inferno. Senza ritorno. Arricchito da visioni potentissime (Gesù che la chiede come sposa, che sconfigge i suoi stupratori), Benedetta è un altro tortuoso percorso sulle mutazioni del corpo, tra sesso e violenza (come nelle scene della tortura), desiderio e le cicatrici dei segni del male. Sul volto, negli occhi, sul seno.

Verhoeven firma un film epico sulla passione che ha anche frammenti delle improvvise accelerazioni di un sontuoso film bellico come in tutta la parte finale in mezzo alla folla. Proprio dal momento in cui Benedetta esce fuori dalle mura del convento, sprigiona tutta la sua spietata crudeltà accompagnata però da quell’umorismo black spesso al centro dell’opera del cineasta dove dissemina dubbi sulle proprie immagini. È quello che sta accadendo? È una visione? È il diavolo che si manifesta nella voce riposseduta della protagonista? Il sacro nel cinema di Verhoeven diventa carnale. Il corpo di Benedetta danza impazzito come sul palco lap dance come Nomi in Showgirls. Non ha ombra perché se la porta addosso. Verhoeven a 83 anni (l’età che aveva l’anno scorso quando ha realizzato il film, che è stato poi presentato in concorso al Festival di Cannes) scopre ancora nuove forme di piacere e di estasi. Con un’energia incontrollata, spettacolare e intima che abbatte tutta la distanza tra il corpo e lo spirito, la trascendenza sessuale e religiosa. Magnetico.

 

Titolo originale: id.
Regia: Paul Verhoeven
Interpreti: Virginie Efira, Charlotte Rampling, Daphne Patakia, Lambert Wilson, Olivier Rabourdin, Louise Chevillotte, Clotilde Courau, Hervé Pierre, David Clavel
Distribuzione: MUBI
Durata: 131′
Origine: Francia, Olanda, Belgio 2021

 

 

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.4
Sending
Il voto dei lettori
3.67 (3 voti)
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