Bif&st – Giorno 1: Darren Aronofsky e Gianni Torres

La serie delle anteprime  internazionali del quinto BiF&st, fra gli stucchi del Teatro Petruzzelli, comincia con il nuovo film millenario del regista newyorkese, “la prima storia sulla fine del mondo”, come la definisce, carezzata sin dalla sua adolescenza (a 13 anni scrisse a scuola un racconto su Noè). Aronofsky saluta il pubblico in video e l’avventura del patriarca-gladiatore Russell Crowe prende il largo anche in Italia. Ecco i flussi migratori in 3D di specie  animali, uccelli, serpenti, insetti,  con un movimento vettoriale e verticale dal mondo perituro verso l’arca che li salverà, in quello che è probabilmente il suo film meno riuscito. Eppure, al contempo, si tratta di un film che  dice molto del cinema di Aronofsky, come se la macchina (in questo caso potentissima: i costi enormi, i mezzi roboanti, i divi…) non riesca a prendere pienamente il sopravvento. E qui, l’autore americano torna soprattutto a The Fountain, del 2006, quasi un film gemellare in un certo senso. Perché una linea chiara li unisce, una linea escatologica. Come lì, infatti, un fardello, una interrogazione sulle spalle di un unico uomo salvifico che riguarda il destino finale dell’umanità. Questo incontro avviene all’ombra del biblico Albero della Conoscenza ( lo stesso dal quale Eva prende la mela che Adamo mangerà, complice il serpente, incubo ricorrente del patriarca Noè), albero contrapposto e complementare all’Albero della Vita che è presenza centrale e focale di The Fountain, nella ricerca di Tomas Creo (Hugh Jackman) per salvare la moglie dal cancro.I temi ritornano, la morte, il suo senso insieme a quello della vita, la contrapposizione tra Bene e Male e confermano Aronofsky autore filosofico, che cerca l’uomo con la sua lanterna magica, qui però di una magnitudine sproporzionata, eccessiva.

Una ricerca su di una umanità che chiede una propria definizione sta, poi, in un documentario, Unique di Gianni Torres, presentato fra gli Eventi Speciali del festival. Unicità che fa riferimento alla realtà  trasgender, raccontata attraverso cinque storie provenienti da angoli diversi del mondo, fra cui una che ha come protagonista Mariela Castro, nipote di Fidel e figlia di Raul, attivista combattiva che guida il Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba e che è ospite in questi giorni a Bari, dove ha incontrato anche gli studenti dell’università.

 

Fra le forme brevi di Arcipelago/ConCorto, invece, l’umanità diventa una posa rifiutata, un  nucleo di personaggi su una  spiaggia in bianco e nero, con Pippo Delbono pittore ritrattista  e Sandra Ceccarelli attrice teatrale, in quella che è al momento solo una parte di  un futuro lungometraggio a episodi, Gli uraniani del regista Gianni Gatti.  Umanità che, ancora, è solo una voce o  nient’altro che una figura  nel paesaggio del gelido inverno russo fra le immagini del notevole Zima, realizzato dalla toscana Cristina Picchi, cineasta che lavora da qualche tempo a Londra, immagini come visioni che arrivano da un mondo  così lontano da non sembrare vero.